Giovani laureati, Catanzaro cresce al 27,9% ma resta lontana dai territori più avanzati
Tra il 2018 e il 2024 la provincia guadagna 5,4 punti percentuali. La Calabria è una delle quattro regioni italiane in cui tutti i territori registrano un aumento, ma l’incidenza regionale si ferma al 25,5%
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Aumentano i giovani laureati in Calabria e la provincia di Catanzaro segue una traiettoria migliore rispetto alla media regionale. Il dato positivo, però, non basta a colmare il divario con le aree più avanzate del Paese e con gli obiettivi europei.
A fotografare la situazione è l’analisi realizzata da Openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini sulla base dei dati Istat relativi al benessere equo e sostenibile dei territori. Nel 2024, nella provincia di Catanzaro, il 27,9% dei giovani tra i 25 e i 39 anni possedeva una laurea, contro il 22,5% registrato nel 2018. In sei anni l’incremento è stato quindi di 5,4 punti percentuali.
Un risultato che colloca Catanzaro al secondo posto tra le province calabresi per incidenza di giovani laureati, alle spalle di Cosenza, che raggiunge il 31,2%. Seguono Vibo Valentia con il 23,5%, Crotone con il 20,2% e Reggio Calabria con il 18,6%.
Il quadro regionale presenta segnali incoraggianti. La Calabria è infatti una delle sole quattro regioni italiane – insieme a Marche, Umbria e Valle d’Aosta – nelle quali tutte le province hanno registrato un aumento tra il 2018 e il 2024. L’incidenza complessiva dei giovani laureati è passata dal 21,6 al 25,5%, con una crescita di 3,9 punti.
All’interno della regione, tuttavia, velocità e risultati restano molto differenti. Il balzo più significativo appartiene a Vibo Valentia, che passa dal 13,5 al 23,5%, guadagnando dieci punti percentuali: è il sesto incremento più elevato tra tutte le province italiane. Particolarmente consistente anche la crescita di Crotone, salita dal 12 al 20,2%, con un aumento di 8,2 punti.
Catanzaro passa dal 22,5 al 27,9%, mentre Cosenza, partendo dal livello più alto, sale dal 27,9 al 31,2%. Decisamente più debole la dinamica di Reggio Calabria, che cresce di appena 0,8 punti, dal 17,8 al 18,6%.
I numeri calabresi si inseriscono in un contesto nazionale già fortemente deficitario. Nel 2025 soltanto il 31,1% degli italiani tra i 25 e i 34 anni possedeva un titolo di studio terziario, contro una media europea del 44,8%. L’Italia risulta così penultima tra i 27 Paesi dell’Unione europea, davanti soltanto alla Romania, ferma al 23%, e distante quasi 14 punti dall’obiettivo comunitario del 45% fissato per il 2030. I dati europei e quelli provinciali non sono direttamente sovrapponibili, poiché riguardano annualità e fasce d’età differenti, ma restituiscono la medesima debolezza strutturale.
Dietro il ritardo non c’è soltanto un problema legato all’offerta universitaria. L’accesso agli studi continua a essere condizionato in misura determinante dalla situazione economica e culturale delle famiglie. Secondo i dati Ocse richiamati nell’analisi, in Italia la distanza tra i figli di genitori laureati e quelli provenienti da famiglie senza un titolo universitario supera i 50 punti percentuali, tra i divari più ampi dei Paesi esaminati.
Per la Calabria e per Catanzaro, dunque, la crescita registrata rappresenta un segnale da valorizzare, ma non ancora una svolta. Il vero obiettivo è evitare che l’università rimanga una possibilità legata al reddito e al titolo di studio dei genitori, rafforzando borse di studio, servizi, trasporti, alloggi e opportunità occupazionali. Perché aumentare il numero dei laureati senza creare le condizioni per trattenerli rischia di trasformare un investimento formativo in una nuova spinta all’emigrazione.