“Incontrare sì, ma senza perdere la nostra identità cattolica”
Claudio Maria Ciacci interviene sulle riflessioni di don Roberto Corapi
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Riceviamo e pubblichiamo:
L’intervento di don Roberto Corapi merita rispetto e attenzione, soprattutto per il suo richiamo a una Chiesa capace di incontrare, ascoltare e accogliere chi si è allontanato. È una preoccupazione autenticamente pastorale che non può essere ignorata.
Proprio per questo, però, vorremmo porre una questione: nell’incontro con l’uomo del nostro tempo, che cosa gli portiamo? Se portiamo soltanto ascolto e accoglienza, rischiamo di offrire una buona relazione umana senza arrivare al cuore della missione della Chiesa, che è annunciare Cristo e la verità del Vangelo.
Una Chiesa conservatrice non è necessariamente una Chiesa chiusa. Al contrario, può essere una Chiesa profondamente missionaria, purché sappia che cosa custodisce. Accogliere il peccatore significa amarlo, non convincerlo che il peccato non esiste; accompagnare una persona significa anche avere il coraggio di indicarle, con carità, la strada della conversione.
San Pio X ci ricorda quanto sia importante custodire il deposito della fede senza lasciarlo trasformare dalle mode culturali del momento. Benedetto XVI ha invece richiamato più volte la necessità di un rinnovamento nella continuità: cambiare ciò che può cambiare, senza smarrire ciò che costituisce l’identità della Chiesa.
E san Giovanni Paolo II, parlando di nuova evangelizzazione, non pensava a una fede annacquata, ma a cristiani realmente formati, convinti e perseveranti.
Per questo possiamo condividere con don Corapi il desiderio di una Chiesa che torni a incontrare le persone, che esca dalle proprie mura e sappia parlare al mondo contemporaneo. Ma proprio per essere veramente missionaria, essa non deve vergognarsi della propria Tradizione, della liturgia, dei sacramenti, del catechismo, della devozione popolare e della cultura cattolica che nei secoli ha formato intere generazioni.
Incontrare sì. Ascoltare sì. Accogliere sì. Ma senza annacquare la fede.
L’uomo contemporaneo non ha bisogno soltanto di essere ascoltato: ha bisogno di incontrare Cristo. E una Chiesa che esce dalle proprie mura deve farlo senza mai uscire dalla propria fede.
Con tutto il rispetto per don Corapi, è forse proprio questa la sfida più grande: non diventare più simili al mondo per essere ascoltati dal mondo, ma avere il coraggio di offrire al mondo, con misericordia e senza arroganza, la verità, la bellezza e la speranza del Vangelo.
Claudio Maria Ciacci