Morte di Denise Cosco, Polimeni: “Ferite che possono durare molti anni”
La Commissione regionale contro la ’ndrangheta: "La criminalità lascia ferite profonde. La lotta alle mafie è responsabilità dell’intera società"
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Marco Polimeni«La morte di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, ci impone innanzitutto rispetto e vicinanza umana». È quanto affermano il presidente Marco Polimeni e la Commissione regionale contro il fenomeno della ’ndrangheta, della corruzione e dell’illegalità diffusa, intervenendo sulla scomparsa della figlia della testimone di giustizia uccisa dalla ’ndrangheta.
Nella nota viene richiamata anzitutto la necessità di evitare interpretazioni semplicistiche: «Le decisioni individuali più estreme appartengono a una dimensione personale e insondabile, che non può essere ricondotta semplicisticamente a una sola causa». La tragedia, tuttavia, riporta alla memoria «una storia che appartiene alla memoria più dolorosa della Calabria e dell’intero Paese».
Secondo Polimeni e la Commissione, la vicenda di Denise ricorda quanto possano essere «profonde e durature» le ferite provocate dalla criminalità organizzata, attraverso «ricordi, paure, traumi e conseguenze» capaci di incidere sulle vite anche molti anni dopo i fatti criminali.
Il pensiero va quindi a Lea Garofalo, indicata come «uno dei più grandi simboli della Calabria che ha scelto di ribellarsi alla criminalità organizzata»: una donna che ebbe il coraggio di rompere il silenzio e cercare una vita libera dalla ’ndrangheta, pagando per questa scelta un prezzo altissimo.
«La sua storia, insieme a quella della figlia Denise, ci consegna una responsabilità precisa: non permettere che il sacrificio di chi ha scelto la strada della legalità venga dimenticato», prosegue la nota.
La Commissione sottolinea come il contrasto alla ’ndrangheta, alla corruzione e all’illegalità diffusa non possa essere affidato esclusivamente alla magistratura e alle forze dell’ordine, ma debba coinvolgere «le istituzioni, la politica, la scuola, la cultura e l’intera società civile».
Da qui l’impegno a continuare a costruire istituzioni «credibili e trasparenti», sostenere chi sceglie la legalità e preservare la memoria di quanti hanno avuto il coraggio di opporsi alla criminalità organizzata.
«La morte di Denise Cosco non deve diventare soltanto una pagina di cronaca», affermano Polimeni e la Commissione, invitando a riflettere, «nel rispetto del dolore e senza facili semplificazioni», sulle conseguenze che la criminalità organizzata può lasciare sulle persone.
La nota si conclude rinnovando l’impegno «contro ogni mafia, ogni corruzione e ogni forma di illegalità», nel ricordo di Denise e di Lea Garofalo: «Perché la Calabria migliore è quella che non dimentica chi ha avuto il coraggio di dire no».