Le opportunità per le imprese che attuano l’ESG, la chiave dello sviluppo sostenibile

Enviromental (Ambientale) Social (Sociale) Governance (Governo societario) al centro del workshop di Unindustria Calabria nella sede di Confindustria Catanzaro

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    Il mood di riferimento si può agevolmente ricavare da un documento della Commissione Europea che segnala come “un approccio strategico nei confronti del tema della responsabilità sociale delle imprese è sempre più importante per la competitività. Esso può portare benefici in termini di gestione del rischio, riduzione dei costi, accesso al capitale, relazioni con i clienti, gestione delle risorse umane e capacità di innovazione”.

    Per questo le imprese, e quelle calabresi non sfuggono, devono sempre più essere inserite nei criteri ESG, “un acronimo inglese – dice il presidente di Unindustria Calabria Aldo Ferrara – un po’ criptico non pienamente conosciuto ma del quale devono fare l’abitudine imprese e comunità di professionisti”. ESG sta per Enviromental (Ambientale) Social (Sociale) Governance (Governo societario), i tre fattori che individuano l’impresa sostenibile, attenta e uniformata sulla valutazione dei cambiamenti climatici e al loro contrasto, sulle politiche di qualità delle relazioni lavorative e di mercato, sull’etica e trasparenza dell’organizzazione aziendale. Sono obiettivi che hanno un costo, ma che rappresentano la strada maestra per lo sviluppo. Unindustria Calabria è impegnata da tempo a diffondere il nuovo verbo.

    Lo ha fatto nelle settimane scorse a Reggio Calabria, lo ha ripreso nella sede di Confindustria Catanzaro indicendo il convegno sul tema “ESG le nuove regole sulla finanza sostenibile: rischi e opportunità per le imprese”, in collaborazione con l’Eurispes, l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Catanzaro e SSC – Strategia & Sviluppo Consultants. Oltre ad Aldo Ferrara hanno partecipato Rosamaria Petitto presidente Odcec Catanzaro, Sergio Magarelli direttore della filiale di Banca d’Italia, Francesca Brunori direttore di Area credito e finanza Confindustria, Fabrizio Zucca componente del comitato scientifico dell’Eurispes, Luca Fornaroli partner di Strategia e Sviluppo Consultants, Massimo Mastrangelo presidente della commissione regionale ABI Calabria, Enrico Mazza, presidente sezione servizi alle imprese di Unindustria Calabria.

    Per il presidente degli industriali calabresi Aldo Ferrara “questo tema andrà a permeare le attività economiche a 360 gradi, è un fatto di rivoluzione organizzativa. Pensiamo certo alla finanza sostenibile così come alla finanza alternativa, a tutti i processi di acquisizione di capitale proprio e non solo di debito. Ma le imprese devono rispettare i criteri dell’ESG per rimanere sul mercato o semplicemente entrare nelle filiere così come partecipare all’acquisizione di commesse pubbliche oltre che banalmente accedere ai fondi comunitari. È d’altra parte un tassello del grande progetto che proporremo da qui a breve alla Regione Calabria come Piano industriale da poggiare sulla programmazione comunitaria.

    La strategia di attrazione degli investimenti farà sicuramente parte sia della programmazione regionale che delle nostre proposte. Non è semplice: attrarre investimenti non significa soltanto proporre incentivi, significa creare aree industriali che abbiano una configurazione territoriale conforme agli standard internazionali, avere un sistema di semplificazione amministrativa, la garanzia della sicurezza, infrastrutture capaci di portare i prodotti sui mercati internazionali. C’è la necessità che anche le imprese si organizzino e non è un caso che abbiamo coinvolto i professionisti contabili capaci di guardare e guidare le aziende in questa direzione”.

    Concorda Rosamaria Petitto presidente dell’Ordine dei commercialisti: “Il tema ESG a molti è ancora sconosciuto. Se ne parla già da qualche anno ma tanti addetti ai lavori non ne hanno colto il vero significato e le prospettive che offre anche a noi professionisti contabili. Come all’epoca dell’introduzione della revisione volontaria come metodo anticipatorio delle evoluzioni successive, molti si chiedono perché investire nell’ESG se non è obbligatorio? Noi consulenti dobbiamo rappresentare all’impresa l’importanza dell’impatto ambientale e dell’impatto sociale fosse anche solo ai fini paratici del finanziamento sostenibile, ma non basta. Le notizie di oggi ci parlano della penuria d’acqua. Non è una cosa casuale, ma deriva da tutto un sistema in cui non c’è stata un’azione generale tesa a salvaguardare l’ambiente. Le società introducano nelle proprie attività la tutela dell’ambiente realizzando investimenti che facciano la differenza rispetto a quelle che ancora non intendono adeguarsi. Servono però indici, indicatori che ci possano aiutare a creare dei rating sulla sostenibilità. Stiamo cominciando adesso, mi auguro che con la collaborazione di tutti e delle università si riesca a creare i giusti indicatori affinché le imprese più pronte siano attrezzate per trasferire risultati su territorio”.

    Le conclusioni sono state affidate a Rosario Varì, assessore allo Sviluppo economico della Regione Calabria secondo il quale “la finanza sostenibile è argomento fondamentale perché è la ricchezza sociale che va a determinare oggi il rating di un’azienda e di un’attività produttiva e che determina l’orientamento degli investitori e dei consumatori uniformando le politiche nazionali e extranazionali. La Regione Calabria va in questa direzione perché nei fondi Fse e Fser che va programmando si prevede che tutto sia più smart quando rivolto a chi fa innovazione ricerca e digitalizzazione, all’impresa più verde, meglio orientata all’efficientamento energetico con le sostenibili e rinnovabili, più inclusiva, più attenta a chi ci lavora, con particolare riguardo alla sicurezza e alla trasparenza dei rapporti”.

    Secondo Varì “serve innanzitutto stabilire i criteri di sostenibilità, individuare i criteri che determinano l’ESG. Ciò determinerà la possibilità per le imprese di accedere ai finanziamenti e quindi crescere. Ci sono opportunità e rischi. Le prime saranno colte da quelle imprese che sono votate all’innovazione e alla ricerca”.

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