Caro carburante, CNA Fita Calabria: “Imprese a rischio, servono misure urgenti”

Belmonte: "Autotrasportatori lavorano in perdita". Chiesto confronto con Governo e Regione

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    Un confronto urgente con Governo e Regione per fronteggiare l’emergenza caro carburanti. A chiederlo è la CNA Fita Calabria, che denuncia le pesanti ricadute sull’autotrasporto e sull’intero sistema produttivo regionale.

    «Le nostre imprese stanno lavorando in perdita – afferma il presidente Pasquale Belmonte –. Non è più una semplice difficoltà: è una condizione strutturale che rischia di espellere dal mercato centinaia di aziende».
    Secondo l’associazione, il rincaro del carburante incide in maniera ancora più pesante in Calabria, dove persistono criticità logistiche e territoriali. «Per la Calabria il caro carburanti non è soltanto un aumento dei costi – prosegue Belmonte – ma l’ennesimo fattore che colpisce un sistema produttivo già esposto a diseconomie».

    Nel dettaglio, CNA Fita evidenzia come gli autotrasportatori calabresi siano penalizzati rispetto ad altri contesti del Mezzogiorno: «Pagano un prezzo più alto anche rispetto ad altre realtà, come la Sicilia, che può contare su strumenti come l’autostrada del mare. Le imprese calabresi affrontano percorsi più lunghi, onerosi e complessi».

    Una condizione aggravata da fattori strutturali: «Non si tratta solo di dinamiche fiscali – ribadisce Belmonte – ma di un sistema complessivo meno efficiente, dalla distribuzione alla posizione geografica, fino all’assenza di strumenti compensativi adeguati».
    In Calabria, inoltre, i prezzi dei carburanti restano tra i più alti d’Italia, con picchi che superano i livelli già registrati nei mesi scorsi.

    Da qui la richiesta di interventi immediati: «Ogni aumento si traduce in una perdita secca per le aziende. Serve un intervento straordinario, mirato sui territori più esposti: credito d’imposta, sostegno alla liquidità e tempi certi sui rimborsi».
    «Non possiamo più aspettare – conclude Belmonte –. Senza una risposta immediata, il rischio di fermo del settore diventerà inevitabile».

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