Report Tagliacarne, Calabria tra crescita e fuga di competenze: il lavoro non trova profili qualificati

Presentato al Career Day 2026 di Unindustria Calabria. Crescono valore aggiunto e occupazione, ma aumentano mismatch professionale, difficoltà di reperimento del personale e perdita di giovani laureati.

Più informazioni su

    Dal valore aggiunto in aumento all’emergenza mismatch occupazionale, fino alla perdita di giovani laureati e alla difficoltà delle imprese nel trovare personale qualificato. Il report “Aspetti sociodemografici e mercato del lavoro in Calabria”, illustrato durante il primo panel del Career Day 2026 di Unindustria Calabria, restituisce una fotografia complessa dell’economia regionale.

    Una Calabria che cresce economicamente ma continua a perdere giovani, competenze e capitale umano. È la fotografia emersa dal report “Aspetti sociodemografici e mercato del lavoro in Calabria”, presentato nel corso del primo panel del Career Day 2026 promosso da Unindustria Calabria al Polo Fieristico “Giovanni Colosimo” di Catanzaro.

    Il documento, elaborato dal Centro Studi delle Camere di Commercio “Guglielmo Tagliacarne”, è stato al centro del confronto dedicato al mismatch occupazionale e alle sfide del mercato del lavoro calabrese, offrendo una lettura approfondita delle trasformazioni economiche, demografiche e sociali della regione. Un quadro nel quale convivono segnali incoraggianti di crescita e criticità strutturali che continuano a frenare lo sviluppo.

    Uno dei dati più significativi riguarda il valore aggiunto regionale: nel 2024 la Calabria supera i 36 miliardi di euro, registrando una crescita del 3,1% rispetto al 2023, superiore alla media nazionale ferma al 2,1%. Tra le province, Reggio Calabria e Crotone segnano l’aumento più consistente nell’ultimo anno (+3,4%), mentre Catanzaro si conferma la provincia più dinamica nel lungo periodo, con una crescita media annua del +3,4% dal 2000.

    Il report evidenzia inoltre come il sistema economico regionale continui a poggiare prevalentemente sul terziario: oltre 20 miliardi di valore aggiunto arrivano dagli “altri servizi”, mentre il commercio supera i 9 miliardi di euro. Resta però particolarmente significativo il peso dell’agricoltura, che rappresenta il 5,9% del valore aggiunto regionale, un’incidenza superiore rispetto alla media del Mezzogiorno.

    Accanto alla crescita economica, emergono però forti squilibri sul piano sociale e occupazionale. Il valore aggiunto pro capite della Calabria si ferma infatti a poco meno di 20mila euro, pari appena al 59,5% della media nazionale. Catanzaro è la provincia calabrese meglio posizionata nella graduatoria nazionale, ma occupa comunque soltanto l’82° posto.

    Anche il reddito disponibile delle famiglie continua a mantenersi distante dal resto del Paese. Nel 2024 il reddito pro capite delle famiglie consumatrici è pari a 16,8 mila euro, con uno scarto di oltre 27 punti rispetto alla media italiana.

    Il nodo più delicato resta però quello demografico. La Calabria continua a perdere popolazione: al primo gennaio 2026 i residenti sono poco più di 1 milione e 827mila, con un calo dello 0,4% rispetto all’anno precedente. A incidere non è soltanto il saldo naturale negativo, ma soprattutto il continuo spostamento di giovani e lavoratori verso altre regioni.

    La questione si riflette direttamente sul mercato del lavoro. Il report segnala che il tasso di mancata partecipazione al lavoro in Calabria resta altissimo: nel 2024 raggiunge il 30,6%, oltre 17 punti sopra la media nazionale. Ancora più preoccupante il dato relativo ai giovani tra i 15 e i 29 anni, con un tasso che sale al 58,2%.

    Eppure, parallelamente, le imprese faticano sempre di più a trovare personale. Secondo le previsioni Excelsior contenute nel report, nel 2025 in Calabria sono previste quasi 155mila nuove assunzioni, ma il 44% delle posizioni risulta di difficile reperimento. Il problema non è soltanto quantitativo, ma qualitativo: mancano figure con competenze tecniche, digitali e specialistiche adeguate alle esigenze produttive.

    I settori che prevedono il maggior numero di ingressi sono agricoltura, turismo, commercio e servizi, mentre tra le figure professionali più richieste compaiono addetti alla ristorazione, manutentori del verde, operai agricoli specializzati e personale legato ai servizi alla persona.

    Il report dedica ampio spazio anche alle competenze richieste dalle aziende. La flessibilità e la capacità di adattamento rappresentano oggi la skill più ricercata, richiesta nel 91,1% delle assunzioni previste. Seguono il lavoro di gruppo (82,6%), l’autonomia e il problem solving. Sempre più centrale anche il tema della sostenibilità ambientale: il 77% delle imprese considera ormai essenziali competenze legate al risparmio energetico e alle tecnologie green.

    Un altro dato che emerge con forza riguarda la fuga dei laureati. La mobilità dei giovani con titolo universitario continua ad avere un saldo negativo: la Calabria perde oltre 42 laureati ogni mille residenti tra i 25 e i 39 anni. Un fenomeno che impoverisce il territorio proprio mentre le imprese dichiarano di avere crescente bisogno di professionalità qualificate.

    La fotografia complessiva restituisce dunque una regione attraversata da una contraddizione evidente: da un lato la crescita economica e l’aumento dell’occupazione, dall’altro la difficoltà di trasformare questi segnali in sviluppo stabile e in opportunità capaci di trattenere giovani e competenze. Ed è proprio dentro questo spazio che si inserisce il tema centrale discusso al Career Day: ridurre il mismatch tra formazione e lavoro per evitare che la crescita resti soltanto un dato statistico e diventi invece una reale occasione di sviluppo per la Calabria.

    Più informazioni su