Mgff seconda serata. Ridge ma anche Ghiaccio-D’Amore e le loro Dolcissime fotogallery

Un lungo dibattito è seguito alla proiezione del secondo film in concorso

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    Per la sua seconda serata il Magna Graecia film festival ha parlato americano. Quello di Ronn Moss, l’eterno Ridge – suo malgrado – della soap Beautiful. L’attore era stato protagonista in serata della prima master class dell’edizione 2020 della rassegna ideata e diretta da Gianvito Casadonte, con un incontro sulla terrazza del Complesso San Giovanni, dove aveva raccontato di sé, della sua formazione e dei progetti a venire. Se allora era stato il critico cinematografico Antonio Capellupo a chiacchierare con lui per il pubblico, ieri sera, nell’area del Porto è toccato alla conduttrice del Festival Carolina Di Domenico, accogliere l’attore sul palco. Moss ha raccontato di essere in queste settimane alle prese con il suo nuovo film, in cui è anche produttore, del quale sta ultimando le registrazioni in Puglia; a lui, consegnato da Tommaso Megna della omonima gioielleria, è andato uno dei riconoscimenti del maestro Vigliaturo.

    La serata, aperta prima dell’arrivo di Moss dall’esibizione alla chitarra di Marco Morandi, è proseguita con gli autori del film in concorso che sarebbe stato di lì a poco proiettato, “Dolcissime”. A salire sul palco sono stati infatti il regista Francesco Ghiaccio e Marco D’Amore che insieme al primo ne ha curato la sceneggiatura, oltre a Vinicio Marchioni che nella pellicola ha un ruolo minore, ma di certa importanza nella trama. Le intenzioni degli autori del film sono state di affrontare più temi cui gli adolescenti sono costretti a confrontarsi: dal bodyshaming, all’accettazione di se stessi, al bullismo, anche nella sua versione cyber, senza dimenticare il difficile – anzi quasi inesistente nella pellicola – rapporto con gli adulti, siano essi professori a scuola o genitori.

    Ghiaccio e D’Amore hanno raccontato la nascita dell’idea, la storia di tre ragazze sovrappeso e una campionessa sportiva filiforme affiancate nella scoperta di loro stesse e ad accettarsi senza riserve, e la volontà di affrontarla con l’attenzione rivolta alle nuove generazioni. Il film, la cui proiezione è stata seguita dal commento di alcuni fra gli spettatori, più che da un vero e proprio dibattito, centra perfettamente l’obiettivo nell’invitare chi si sente diverso o giudicato tale a non nascondersi, anzi: a parere di chi scrive, pure cedendo alla tentazione di luoghi comuni troppo radicati sì ma evitabili, le potenzialità dell’opera di Ghiaccio e D’Amore sono tali che la pellicola avrebbe potuto fare di più. Lungi dal pretendere che un film – per ragazzi oltretutto -, possa cambiare il mondo,  il messaggio che la perfezione e la bellezza non sono univoche, ma che possono essere “diverse”, si è arenato fino a quasi la fine della storia, «Volevamo che queste tre ragazzine scoprissero che la bellezza è nella diversità e nella reciproca conoscenza», hanno affermato gli autori. Meglio ha spiegato Marchioni: «Cerco di dire sempre ai miei figli che ognuno è straordinario grazie ai suoi difetti. Sono quelli che ci rendono unici».

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