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    Energia pura, ritmo e l’amarezza di non potersi alzare dalle poltrone, per rispettare la distanza di sicurezza.

    Il concerto di Matthew Lee con la sua band al Teatro Politeama per la penultima serata del Festival d’autunno 2021, ieri, è stata questo.

    Ma  è stata anche molto di più. Antonietta Santacroce, direttore artistico della rassegna, che quest’anno si sta svolgendo con una nuova formula – dieci giorni consecutivi di incontri e musica -, questa volta ha voluto fare una puntata sul rock’n’roll anni ’50 e, manco a dirlo, ha centrato in pieno il bersaglio.

    Matthew Lee – al secolo Matteo Orizi – è arrivato al Politeama con il suo tour “Blues, rock & love”, dove il blues era chiaramente rappresentato dal chitarrista Gennaro Porcelli, guest della formazione del  pianista pesarese.

    Eccezionale musicista Porcelli – già chitarrista di Edoardo Bennato -, il resto della band non è stato infatti da meno, offrendo siparietti divertenti con lo stesso Lee, ma anche spassosi dialoghi prettamente musicali con l’ospite e con il pubblico, chiamando gli applausi e scherzando di continuo.

    Mecco Guidi alla tastiera, Alessandro Infusini al basso, Matteo Pierpaoli alla batteria e Frank CarreraFrancesco Orizi, fratello di Lee – alla chitarra, hanno affiancato il pianista e Porcelli in una carrellata quasi senza sosta di brani dai ritmi coinvolgenti, in un crescendo di divertimento che definirlo “rossiniano” non sarebbe fuori luogo.

    Già, perché se Lee è famoso per la sua radiazione dal Conservatorio, dove il padre lo aveva iscritto nella classe di pianoforte, il suo legame con la musica classica – eseguita, va detto, a modo “suo” -, è piuttosto forte e proprio al suo compaesano Rossini ha dedicato più momenti della serata: prima di tutto poco dopo l’inizio del concerto, con la Tarantella napoletana del compositore marchigiano, e più avanti inserendo in una singolare esecuzione un accenno dell’Ouverture del Guglielmo Tell, passando per Piazzolla e Morricone.

    Sì, la selezione di brani offerta da Matthew Lee al pubblico catanzarese è stata una presentazione di parte dell’ultimo album “Rock’n’love”, ma anche un tributo ai tanti musicisti che hanno segnato la formazione di questo fenomeno degli 88 tasti:  di fianco a “Shark attack”, “Gimme a reason”, “Angel wings” e “Absolutely awesome”, insieme ovviamente alla title track “Rock’n’love”, scritta insieme al re dello swing italico Paolo Belli, ci sono state canzoni più datate come “Non mi credere”, “E’ tempo d’altri tempi”, “Splish spalsh”, “Hey Ho”, ma anche, tra le altre, “Same old blues” di Freddie King, “Suspicious mind” di Elvis Presley, “L’isola che non c’è” di Bennato, “Mack the Knife” di Brecht e Weill – il “Die moritat von Mackie Messer” dell’Opera da tre soldi -, con cui Lee ha portato «Catanzaro in provincia di New York», ha detto.

    Ed ha pure trovato spazio per la musica classica, Lee, certo, a modo suo come dicevamo: in un insieme a cavallo tra boogie woogie e classica, ha miscelato superbamente Mozart, Rimsky Korsakov, Gershwin, Beethoven.

    Del resto, questi corposi “frullati misti” – da cui nasce sempre qualcosa di nuovo e sorprendente -, sono un tratto forte di Matthew Lee, che arriva nel corso dei concerti, e lo ha fatto anche a Catanzaro, a suonare con i piedi e di spalle, seduto però sopra il pianoforte.

    Anche per salutare il pubblico del Festival d’autunno, Lee ha optato per un medley di tanti brani che il parterre del Politeama ha saputo riconoscere e apprezzare, da Chuck Berry con “Never can tell” e “Johnny B. Goode” a “Hit the road Jack” di Ray Charles, a “Jailhouse rock”, “That’s allright mama” e “Don’t be cruel” di Elvis, finendo con “Great balls of fire” di Jerry Lee Lewis, per citarne qualcuna.

    La serata si è quindi chiusa con lunghi applausi, la consegna della Maschera apotropaica d’argento di Michele Affidato, e un ultimo “abbraccio” ai catanzaresi con firma copie e foto – il pubblico femminile è sembrato apprezzare molto – nel foyer del teatro.

    Stasera tocca a Irene Grandi con il suo “Io in blues” chiudere la diciottesima edizione del Festival. L’appuntamento è sempre al Teatro Politeama.

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