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CRONACA / 'Ndrangheta:omicidio boss emergente,inflitti sette ergastoli

Giuseppe Canale venne ucciso il 12 di agosto del 2011 a Reggio
 

Giovedì 20 Giugno 2019 - 20:1
CalabriaInforma.it: 'Ndrangheta:omicidio boss emergente,inflitti sette ergastoli

Il gup di Reggio Calabria Maria Rosaria Savaglio ha condannato all'ergastolo sette persone accusate di avere organizzato ed eseguito l'omicidio di Giuseppe Canale, ritenuto boss emergente della 'ndrangheta di Gallico, nella periferia nord della città, teatro di numerosi fatti di sangue, avvenuto il 12 agosto del 2011. Accogliendo totalmente la richiesta del Procuratore aggiunto distrettuale Giuseppe Lombardo e del pm Sara Amerio, il gup ha emesso la condanna a carico di Antonino Crupi, Giuseppe Germanò, Filippo Giordano, Sergio Iannò, Cristian Loielo, Domenico Marcianò e Salvatore Callea. Due i collaboratori di giustizia, Nicola Figliuzzi e Diego Zappia, condannati rispettivamente a 17 anni e quattro mesi, e a 15 anni e quattro mesi. Il processo era scaturito dalle indagini dei carabinieri a seguito dell'agguato mortale contro Giuseppe Canale ad opera dei killer Nicola Figliuzzi e Diego Zappia, assoldati per poche centinaia di euro dal gruppo dei condannati legati alla cosca "Chirico-Condello", perché ritenuto responsabile dell'omicidio del boss Domenico Chirico, suocero di Domenico Marcianò, boss della 'ndrangheta della Vallata del Gallico, assassinato il 20 settembre 2010 per motivi di supremazia mafiosa mentre si recava in un cantiere edile. Il gup Savaglio, inoltre, ha individuato in Sergio Iannò, Filippo Giordano e Antonino Crupi i mandanti dell'omicidio Canale, provvedendo a procurare i killer esterni all'ambiente criminale di Reggio Calabria, e fornendo loro appoggio logistico. Il territorio di Gallico, negli ultimi anni, dopo l'assassinio di Domenico 'Mimmo Chirico', era diventato terreno di scontro armato tra opposte fazioni per assicurarsi il predominio mafioso e degli affari illeciti. Nei giorni scorsi la Squadra Mobile di Reggio Calabria, diretta dal vicequestore Francesco Rattà, aveva disarticolato un'organizzazione facente capo alle "famiglie Chindemi-Pellicanò-Bilardi", che avrebbe conteso l'egemonia ai rivali del clan "Chirico-Condello".




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