Lunedi, 21 ottobre 2019 ore 17:45
     
Notizia

CRONACA / La tutela dell’ambiente tra ecomafie e 'agire illegale' dello Stato

Convegno 'In nome della legge' promosso dall’amministrazione comunale di Jacurso nell’ambito della 'Giornata della legalità'

Venerdì 09 Agosto 2019 - 16:21
CalabriaInforma.it: La tutela dell’ambiente tra ecomafie e 'agire illegale' dello Stato

Si è svolto nei giorni scorsi, nella bella cittadina di Jacurso, il convegno “In nome della legge” promosso dall’amministrazione comunale nell’ambito della “Giornata della legalità”.

Un tema che, benché trattato e utilizzato come leitmotiv in molte sedi istituzionali e non - per introdurre, nella nostra martoriata terra, gli  argomenti sugli strumenti di lotta alla criminalità organizzata - ha offerto degli spunti di riflessione di stretta attualità e di originalità per la specifica attenzione riservata alla tutela dell’ambiente.  Il rapporto tra “ambiente e legalità” è stato oggetto del mio intervento con particolare attenzione agli illeciti ambientali commessi dalle diverse mafie, sulle quali sempre più cresce la vigile attenzione delle forze dell’ordine e delle procure che, soprattutto in Calabria, stanno effettuando quella che io considero una pregevole bonifica del territorio calabrese.

La recente introduzione nel libro secondo del codice penale - ad opera della legge 2015 n. 68, della parte sesta bis, relativa ai delitti contro l’ambiente - ha offerto l’occasione per apportare modifiche anche al d.lgs. n. 152/2006,  noto come “Codice dell’ambiente” che, coinvolgendo anche l’art. 260 oggi interamente trasposto nell’art. 452 quaterdecies del codice penale, ha rinnovato l’interesse per l’antesignano degli ecodelitti. Con questa disposizione veniva inserita per la prima volta, nella disciplina dei rifiuti, un delitto contro l’ambiente sanzionando le attività finalizzate al traffico illecito dei rifiuti e fornendo, quindi, una risposta concreta alle denunce dell’associazione Legambiente che, sin dalla fine del 1994, aveva posto in evidenza il ruolo della criminalità organizzata nei fenomeni di illiceità ambientale, coniando il termine “ecomafia” poi entrato nel lessico comune. Dal rapporto ecomafia 2019, effettuato da Legambiente sui numeri della criminalità organizzata, emerge un’impennata dei reati nel ciclo del cemento e nell’agroalimentare, nel settore dei rifiuti, nel traffico illecito di animali e di reperti archeologici (archeomafie). Il business dell’ecomafia cresce ancora e raggiunge 16,6 miliardi di euro, mentre 368 sono i clan censiti da Legambiente. La buona notizia è, tuttavia, che nella lotta alla criminalità ambientale, la legge sugli ecoreati continua ad avere un ruolo chiave sia sul fronte repressivo sia (in alcuni contesti) su quello della prevenzione.

Tuttavia, quando si affronta il tema della legalità nel settore ambientale, non si può limitare la prospettiva di analisi al fenomeno mafioso ma occorre ampliare il raggio di valutazione, coinvolgendo anche “l’agire illegale” dello Stato quando non adotta tutte le misure necessarie, richieste anche dalla normativa comunitaria, a tutela della salute dei suoi cittadini.

L’evidente interrelazione tra protezione dell’ambiente e tutela dei diritti dell’uomo non può non avere risonanza, infatti, anche all’interno dei consolidati sistemi sovranazionali di tutela dei diritti dell’uomo. La Convenzione Europea sulla salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, pur non riconoscendo un diritto dell’uomo all’ambiente (anche nella nostra Costituzione si parla di ambiente solo all’interno del novellato art. 117, in sede di ripartizione delle competenze Stato-Regioni), contiene tuttavia varie disposizioni che hanno consentito lo sviluppo di una giurisprudenza ambientale degli organi giurisdizionali della Convenzione.  I giudici di Strasburgo, hanno in diverse decisioni riconosciuto una violazione da parte dello Stato italiano degli artt. 2 ed 8 della Convenzione  affermando che viene meno all’obbligo di tutelare la vita e il diritto al rispetto della vita privata e familiare lo Stato che “[…] in caso di grave pericolo per l’ambiente, non dia le informazioni che permettano di valutare i rischi potenziali legati al fatto di continuare a risiedere in un territorio esposto ad inquinamento ambientale, […] che non adotti le misure ragionevoli ed appropriate al fine di tutelare i diritti delle parti interessate al rispetto della loro privacy e delle loro case e, più in generale, al godimento di un ambiente sano e protetto, […] che non accolga tutte le misure necessarie per proteggere la salute dei ricorrenti ed in generale il loro diritto alla vita”.

Occorre, infine, per sconfiggere definitivamente questa autentica malapianta rovinosa delle restanti bellezze della nostra terra, una vera, reale presa di coscienza ambientale di tutto intero il popolo calabrese, che attraverso la responsabile azione di ciascuno di noi, respinga gli assalti delle varie criminalità, compresa quella in doppio petto grigio, e si ponga come argine a difesa di un patrimonio che è davvero bene comune, indisponibile all’utilizzo privatistico di chiunque.

Stanno per arrivare su binari diversi, per una tratta purtroppo uguale, elezioni di diversa natura, quelle regionali, di certo, quelle nazionali, quasi certamente, quelle per il rinnovo di alcuni importanti comuni calabresi, molto probabilmente poiché dipendenti dalle due precedenti consultazioni. Si diranno tantissime cose, probabilmente le stesse dette da sempre e le classiche promesse. Ma se si vuole davvero aiutare l’intero  Paese, ed in particolare la Calabria, tutte le forze politiche e i leaders delle stesse si dovranno impegnare a creare politiche immediate non solo per recuperare quanto più è possibile, attraverso un robusto piano di bonifica, quelle parti del territorio devastate da precedenti irresponsabili azioni ma anche, e soprattutto, per la tutela dell’ambiente non ancora violato dall’agire umano al fine di evitare la concretizzazione dell’evento lesivo, anziché ripristinare equilibri compromessi, a fronte della consapevolezza che la rimessione in pristino, talvolta, può essere tecnicamente più complessa, se non addirittura impossibile, rispetto al mantenimento dello status quo.

E’ questa la  sfida che va rivolta alla classe politica, la nuova frontiera per la costruzione di un nuovo modello di sviluppo. L’altra come già detto, riguarda la mente ed il cuore di tutti i cittadini e la loro nuova sensibilità verso il nostro habitat naturale, la vera casa di tutti gli uomini della Terra.




Altre notizie