Il reddito di inclusione è legge dello Stato, ‘Ora la Calabria si attivi’

Uil Calabria: 'La giunta regionale coniughi con le politiche attive del lavoro che, da troppo tempo ormai, aspettano di essere varate e si prepari al confronto con il sindacato'

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    L’intervento di Santo Biondo, segretario generale Uil Calabria

    Il reddito di inclusione finalmente è legge dello Stato. Come troppo spesso avviene, però, la Calabria non è la Regione protagonista di questo cambiamento. Dopo oltre due anni di attesa che la promessa fatta dal presidente Oliverio diventasse realtà, infatti, è stato il Governo Gentiloni a mettere mano ad un primo strumento, migliorabile certo, di contrasto alla povertà: un fenomeno che in Calabria riguarda, drammaticamente, un cittadino su due.

    Il Governo, quindi, ha fatto un passo avanti importante nella lotta ad una delle piaghe di questo Paese con il quale la nazione tutta è chiamata a misurarsi senza distinzione di appartenenza politica o territoriale.

    Il reddito di inclusione varato dal Consiglio dei Ministri è una prima mossa di una strategia più complessiva di contrasto alla povertà, un cambio di passo determinante ma non sufficiente per invertire la rotta e mettere al riparo dal disagio sociale ed economico la platea sempre più vasta di cittadini che vengono ricacciati ai margini della società.

    Questo provvedimento, se non sostenuto finanziariamente e non aiutato amministrativamente con un supporto concreto agli enti locali che saranno gli sportelli di prima istanza, rischia di non allargare per quanto necessario quella rete di supporto sociale di cui, in Italia ma soprattutto in Calabria, si sente un crescente bisogno.

    Siamo convinti, infatti, che la vera risposta alla povertà sia legata a filo doppio con la crescita costante dei posti di lavoro. Anche per questo, come Uil e come sindacato confederale, da subito abbiamo sostenuto la proposta di Reddito di inclusione sociale promossa dall’Alleanza contro la povertà. Lo abbiamo fatto convinti della necessità di un intervento strutturale che non si muova dentro logiche assistenzialistiche ma che, in controtendenza rispetto al passato, sia in grado di trasformarsi in uno strumento efficiente di inclusione sociale.

    Per questo ci auguriamo che il provvedimento assunto dal Consiglio dei Ministri, nel corso dei prossimi anni, rivesta carattere di strutturalità, sia sostenuto finanziariamente così da allargare la platea dei soggetti interessati e, nel limite del possibile, viri verso la proposta del Reis studiata e sostenuta dall’Alleanza contro la povertà.

    La giunta regionale calabrese, da subito, sarà chiamata a mettere in atto tutti gli interventi necessari a coniugare l’intervento promosso dal Governo nazionale con quelle politiche attive del lavoro che, da troppo tempo ormai, aspettano di essere varate e, soprattutto, si prepari al confronto con il sindacato per l’avvio, non più procrastinabile, di un moderno Piano del lavoro. La Calabria, stretta fra una crisi interminabile ed un’emorragia inarrestabile di posti di lavoro, non può più aspettare.

    Sulla Regione Calabria, infine, ricade il compito di mettere immediatamente in moto la macchina burocratica, affinché questo territorio non si faccia trovare impreparato all’ormai prossima scadenza. Dai piani alti della Cittadella deve partire, con pronta determinazione, l’input giusto per organizzare nei minimi termini la struttura amministrativa. Non può essere delegato tutto agli enti locali. L’amministrazione regionale, dopo la lunga pausa estiva, è chiamata a farsi ente capofila dei Comuni calabresi e deve mettersi al lavoro per potenziare e supportare la struttura burocratica decentrata creando uno staff di tecnici dedicato da affiancare alle amministrazioni locali.

     

           

     

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