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Elezioni, un terremoto che scuote gli assetti della Regione

Il voto delle Politiche conferma le enormi difficoltà del Pd ma ridimensiona anche le ambizioni di Forza Italia, colpita dalla mancata elezione di Tallini e Aiello

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    Un voto che riscrive la storia della politica, in Calabria come a Catanzaro. Le elezioni di ieri terremotano equilibri e ambizioni, con lo tsunami 5 Stelle che si abbatte sul centrodestra e sul centrosinistra cambiando in un battibaleno i destini di un’intera classe dirigente e proiettando effetti imprevedibili sullo scenario Regione. Il ko dei “colonnelli” forzisti – In Calabria davanti alla valanga pentastellata il centrodestra “tiene” ma sbanda e alcuni territori frana. E dove la frana è più rovinosa è proprio la piazza che alla vigilia più sembrava quella più propizia per gli azzurri: quella di Catanzaro, dove solo Wanda Ferro, leader di Fratelli d’Italia, sorride, grazie a una rimonta appassionata e appassionante “in trasferta” mentre i “colonnelli” forzisti Piero Aiello e Mimmo Tallini perdono in casa in modo anche piuttosto fragoroso. Ed è proprio quest’ultimo il dato politicamente più significativo per quanto riguarda un’analisi sul voto catanzarese in un’ottica regionale: in campagna elettorale Forza Italia ha molto battuto sul tasto della ricomposizione dell’asse Aiello-Tallini-Sergio Abramo che, dopo la riconquista del Comune a giugno, si sarebbe ulteriormente rafforzato con la prevedibile marcia trionfale alle Politiche e con l’assalto alla Regione con Abramo possibile candidato governatore da mettere sul tavolo delle trattative con altri pretendenti come il primo cittadino bruzio Mario Occhiuto. Ma lo “choc” elettorale di queste ore, con Tallini e Aiello fuori dal parlamento, magari non cancella del tutto ma ridimensiona di parecchio la realizzabilità di quel disegno. E infatti lo stesso Occhiuto, che potrà contare sempre sul sostegno del fratello Roberto e della coordinatrice azzurra Jole Santelli, riconfermati al Parlamento grazie al “salvagente” del listino, si è già premurato di lanciare ufficialmente la sua candidatura quale candidato governatore alle Regionali 2019. Quasi superfluo evidenziare quanto questa situazione rischia di vanificare il progetto, non solo del centrodestra, di riportare Catanzaro davvero al centro dell’agenda politica e amministrativa della Calabria e del Paese. I tormenti dei democrat – Sotto quest’ultimo aspetto per la verità piange anche il centrosinistra e il partito azionista di maggioranza della coalizione, il Pd. I democrat portano alla Camera, quale espressione del territorio, il vicepresidente della Regione Antonio Viscomi, eletto quale capolista nel collegio plurinominale “Sud” ma terzo nello scontro dell’uninominale con il pentastellato Giuseppe D’Ippolito e lo stesso Tallini. Nel complesso, il Pd esce da questa tornata elettorale ancora molto gracile e incerto, anche se il “germe” gettato con la candidatura di Viscomi ha una certa forza espansiva, tutta comunque da verificare. Per i democrat, usciti malconci dalle Comunali di giugno, il vento in città continua ancora a soffiare in faccia e non di spalle, e il complessivo disastro elettorale del partito in Calabria rischia di rendere ancora più impraticabili i tanti campi acquitrinosi già esistenti: la sconfitta di queste Politiche infatti dovrebbe accelerare sia il rimpasto della Giunta regionale che la definizione della nuova segreteria del Pd calabrese, ma il tutto verosimilmente avverrà a sicuramente a prezzo di lacerazioni dolorose, anche per la piazza catanzarese. Risate a 5 Stelle – In tutto questo contesto dai contorni anche drammatici c’è chi ride. Ride il Movimento 5 Stelle, capace in 9 mesi di ribaltare il quadro anche a Catanzaro. Certo, le logiche e le dinamiche delle elezioni politiche sono completamente diverse da quelle comunali, ma i numeri dicono che il 6% che i grillini hanno raggiunto nel voto per il Comune a giugno alle Politiche di ieri è schizzato fin oltre il 40%, senza dimenticare poi che i 5 Stelle manderanno a Roma come parlamentari il riconfermato deputato Paolo Parentela e Bianca Laura Granato, candidata sindaco 9 mesi fa e futura senatrice. Camera e Senato potrebbero quindi diventare, per i pentastellati non più (solo) di lotta ma (anche) di governo, il trampolino di lancio per la Cittadella nel futuro più immediato e, nel futuro più lontano, per palazzo De Nobili.

    (cant. a.)

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