Oggi Consiglio regionale, tra affaire commissioni e possibili dimissioni di Callipo

L’opposizione che non voterà le vicepresidenze si ritrova senza guida e con Sculco che non rinuncia alla carica assegnatele dalla maggioranza. Appello ore 12

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    La nube dell’incertezza sovrasta ancora la seduta del Consiglio regionale convocato dal presidente Tallini per le ore 12 di oggi, lunedì 29 giugno. Se non fosse bastata la grossa grana procedurale degli uffici di presidenza delle Commissioni, l’anticipazione delle dimissioni di Pippo Callipo, arrivata nella tarda serata di ieri, affonda come un macigno in uno stagno già smosso. Dimissioni, beninteso, non dalla vicepresidenza della Commissione di vigilanza – quelle erano state già protocollate e ufficializzate – quanto da consigliere regionale. E, insieme, se verranno ufficializzate nel corso della riunione d’aula, da capogruppo di Io Resto in Calabria e capo designato dell’opposizione. Cancellando con un solo colpo di spugna il lavorio preparatorio elaborato dalla linea dirigenziale PD Zingaretti Oddati Graziano e le ripetute rassicurazioni dello stesso imprenditore del tonno circa la permanenza in Consiglio anche da semplice consigliere. In ogni modo, insieme all’ufficialità delle dimissioni, arriveranno a ruota le dovute spiegazioni che, al momento, si fermano al possibile sconcerto per la scabrosa vicenda delle presidenze e vicepresidenze che sono proprio il tema della seduta odierna del Consiglio, fissata per le 12.

    Sarebbe facile, a questo punto citare, “Mezzogiorno di fuoco”, western movie ricco di sguardi truci e duelli furenti, considerato il carico di polemiche procedurali e politiche con il quale si arriva alla riunione. A parte il fisiologico slittamento orario, inveterata abitudine sulla quale più volte si sono abbattuti gli strali dello stesso Callipo, è molto probabile che lo scontro venga rinviato a data da destinarsi se si concretizzerà nei fatti la minaccia delle opposizioni di lasciare l’aula al momento del voto che la maggioranza vorrebbe dedicare all’elezione delle sole vicepresidenze, come da ordine del giorno ufficiale. I primi sette punti prevedono infatti la presa d’atto delle dimissioni dei vicepresidenti delle Commissioni (quelle votate il 12 giugno dai solli consiglieri del centrodestra), e l’elezione dei nuovi. Manca all’elenco la sola Seconda commissione, Bilancio, dalla quale la vicepresidente eletta, Flora Sculco di Democratici e Progressisti, non ha intenzione di dimettersi, trovando la scelta dei colleghi avversari di suo gradimento.

    Le cose, al solito, sono sempre più complicate rispetto a una prima lettura. Così come complicata è stata la gestazione di questa nuova riunione d’Aula, presentata dal presidente Tallini come segno di disponibilità e di senso delle istituzioni, ma bollata dalle opposizioni come irrituale e mortificante della dignità politica. C’è intanto il rilievo macroscopico che per la prima volta nella storia del Consiglio (e nella prassi comune delle assemblee rappresentative) la presidenza della Commissione vigilanza non è attribuita alla minoranza. Bevacqua, Aieta, Callipo e Francesco Pitaro si erano appellati anche al regolamento interno che prevede l’elezione di presidente e vicepresidente contestualmente nella stessa seduta. Confortato dal parere degli uffici del Consiglio, Tallini vuole andare avanti nella strada intrapresa: “Mi sono assunto – aveva dichiarato nei giorni scorsi – per non allungare ulteriormente i tempi, l’onere di far sì che fosse la Presidenza del Consiglio, non la Giunta per il Regolamento o l’Ufficio di Presidenza, ad avocare a sé la questione per dare soluzione al problema. Adesso, non solo per ripristinare un corretto rapporto istituzionale maggioranza-opposizione, ma anche per consentire al Consiglio regionale di superare l’impasse, bisogna insediare le Commissioni e metterle nelle condizioni di affrontare la molteplicità di incombenze legislative che hanno di fronte”.

    I capigruppo della minoranza, già nella conferenza preparatoria hanno manifestato tutta la loro contrarietà, preannunciando, in caso di persistenza delle posizioni in atto, di volere interessare della vicenda i ministeri dell’Interno e degli Affari regionali: “Nella scorsa seduta si è consumato – hanno detto – uno strappo sintomatico del fatto che qualcosa non ha funzionato nei rapporti tra maggioranza ed opposizione ed oggi non può essere ricucito con la semplice rielezione dei presidenti. Ruolo, finzione e dignità politica devono essere salvaguardati”.

    Permane e predomina il dato di fatto: a cinque mesi dalle elezioni il Consiglio regionale avanza a tentoni, incespicando a ogni passo, mai, ancora, nel pieno delle sue funzioni. Le dimissioni di Callipo, se confermate, aggiungono un sovrappiù di incertezza alla precarietà già manifesta, che sembra lontana dal farsi suggestionare dall’urgenza dei problemi che urgono nella vita reale, appena fuori la porte dei Palazzo

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