Fabio Talarico (CZ per Sergio Abramo): chi invoca le dimissioni vuole solo arrivare a nuove elezioni

Secondo l’esponente di maggioranza non ci sono i presupposti perché il sindaco interrompa il suo quarto mandato. “Eventuali responsabilità sono personali e non investono l’Amministrazione”

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    Non è stata ancor fissata la data di riunione del Consiglio comunale che pure il presidente Marco Polimeni si era sbilanciato a ritenere possibile entro il 10 dicembre. L’interesse su di essa intanto cresce, non fosse altro perché la seduta è stata investita di una responsabilità non di poco conto: in essa, per concorde decisone dei capigruppo, dovrebbe essere affrontata a viso aperto una questione fondamentale. Anzi, la questione sia pure celata su un più generico punto di discussione politica: questa amministrazione Abramo deve andare avanti fino al termine del mandato previsto per il 2022 oppure fermarsi qui, come viene sollecitata da diverse parti politiche e da alcune voci singole, l’ultima delle quali, e non certo per importanza, quella di Eugenio Occhini, abbiamo ospitato ieri su queste pagine?

    Non sappiamo ovviamente come andrà a finire, anche se possiamo supporre che la maggioranza farà quadrato intorno al sindaco Abramo sostenendolo ancora una volta, e anzi, a prestare fede alle indicazioni che vengono dai contatti che pure continuano e dagli stringati documenti che vengono prodotti, ancora più compattamente convinta che l’assunzione di responsabilità da più parti invocata coincida con il portare a termine i numerosi progetti in itinere.

    “Eugenio Occhini – ci dice intervenendo sul punto Fabio Talarico, esponente di punta di “Catanzaro per Sergio Abramo – è persona che stimo moltissimo per l’impegno e la coerenza che ha sempre dimostrato pur nell’opposizione, ma sul punto credo che ci si trovi difronte a un tiro al piccione di chi è fuori nel tentativo di delegittimare l’Amministrazione in carica. Se è volontà di tutti evitare un commissariamento, come dice Occhini, non per forza dobbiamo pensare di dare le dimissioni per evitarlo”.
    Sembra un gioco di parole, è utile spiegare. Occhini sosteneva che, per evitare alla città l’onta dello scioglimento del Consiglio per infiltrazioni mafiose, il sindaco Abramo dovrebbe anticipare l’ingresso della Commissione d’accesso prefettizia dimettendosi e con ciò arrivando a nuove elezioni. “Mi spiego – viene in soccorso il presidente della Commissione consiliare urbanistica –. La commissione d’accesso che danno tutti per scontata ma scontata non è, si insedia a seguito di una prima fase che è quella che probabilmente stiamo già vivendo: rientra nella normale procedura la richiesta di atti che la prefettura rivolge alla procura, passaggio di cui allo stato abbiamo soltanto notizie giornalistiche, in quanto nessuno degli attori ne ha stilato un comunicato ufficiale se mai sia contemplato in questi casi”.
    Insomma, secondo lei, Talarico, è il caso di lasciare lavorare l’Ufficio territoriale del governo, come starà già facendo, e contemporaneamente non interferire con l’attività dell’Amministrazione, pur in presenza di elementi esterni che, in vario modo, convergono a rendere la situazione delicata, difficile e, per molti versi, imbarazzante? “Al momento per quanto mi riguarda – risponde tranquillamente Talarico – non sono a conoscenza né direttamente né indirettamente degli elementi esterni a cui lei fa riferimento. Ho semplicemente letto, come tutti, quello che in questi giorni le testate giornalistiche stanno riportando. Credo quindi sia corretto aspettare notizie formali e certe prima di determinarsi.

    C’è però un problema politico perché nei confronti di questa città si sta attuando una sorta di massacro mediatico che mi lascia perplesso, tanto più che, da quando ho memoria non ho mai sentito di incidenze mafiose nell’andamento amministrativo della città, considerata finora una sorta di isola felice, come d’altra parte finora ampiamente riconosciuto da tutti.

    Cosa di cui, mi permetto di dire, come catanzarese vado orgoglioso. Adesso, fermo restando il sacrosanto lavoro della procura che non è minimamente in discussione, si pone il problema di chi utilizza questa cosa per farne campagna elettorale. Quando oggi ci dicono: ‘dimettettevi’, perché così votiamo quest’anno, siamo di fronte al tentativo di arrivare per via traverse a un risultato che elettoralmente non arriva, rispetto alla via maestra che è quella di vincere le elezioni prendendo i voti senza cavalcare l’emotività del momento. La nostra assunzione di responsabilità è principalmente, in prima battuta, rivolta verso chi ha liberamente scelto di sostenere il nostro progetto amministrativo. Ma ne facciamo un discorso si interesse generale della città”.


    In sostanza, mi corregga se interpreto male, Talarico: Abramo non c’entra nulla con le eventuali responsabilità di un consigliere perché per lui fino a prova contrari parlano gli atti approvati e i procedimenti portati avanti nell’attività di governo. Senza considerare, poi, che non essendoci ancora certezza del pronunciamento della prefettura, l’insediamento della commissione d’accesso non comporta automaticamente lo scioglimento, anzi tra i due passaggi ci sono procedure che non sono per niente immediate, richiedendo spesso mesi e mesi, come d’altra parte si può evincere pensando ai casi di Lamezia Terme e di Vibo Valentia.


    “Eventualmente
    – conferma Fabio Talarico – potremmo trovarci di fronte a una responsabilità personale di un consigliere comunale, e ancora tutta da dimostrare. Il ragionamento è: un sindaco che non è sfiorato dalla vicenda, che non ha al momento nessun atto formale che riguardi la legittimità dell’Amministrazione, si dovrebbe dimettere lasciando la Città nelle mani di un commissario che, con tutto il rispetto, abbiamo visto cosa significhi in Calabria e nelle diverse fattispecie di Ente. Dico questo fermo restando la fiducia nel lavoro della magistratura e il massimo rispetto per la figura di Eugenio Occhini, per la sua coerenza politica e per il lavoro egregiamente svolto da consigliere. Ma sarebbe bello che questa opposizione la si svolga all’interno dell’Amministrazione, non tentando di forzarne il naturale corso criminalizzandola in toto, solo sulla base del dubbio su un singolo consigliere.

    E anche su questo punto, se si forza con tale veemenza, si deve partire dal presupposto che per forza quanto viene ipotizzato sia suffragato dai fatti e dalla verità giudiziaria.


    Il garantismo deve essere sempre, non a corrente alternata. Senza andare molto indietro nel tempo, potremmo fare l’esempio di Ottaviano del Turco, di Antonio Bassolino, del sindaco di Messina De Luca, gente che ha subito decine di processi e sentenze, e alla fine ne esce assolta. Io sono garantista sempre. Lo sono anche nei confronti del Pd e di quei dirigenti toccati dalle intercettazioni riguardo le primarie del 2014”.

     

     

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