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Le contestazioni della Faisa Cisal Calabria sul trasporto pubblico espresse nell’area terminal lametina

Diverse aziende non hanno onorato il pagamento del 20% dello stipendio non coperto dalla cassa integrazione

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    Si sono trovati nell’area terminal di via Colombo a Lamezia Terme i rappresentanti della Faisa Cisal Calabria per evidenziare i problemi del trasporto pubblico locale, regionale ed interregionale che stanno coinvolgendo a diversi livelli le varie aziende calabresi, alcune delle quali però stanno riversando sui lavoratori i disagi della pandemia in atto da più di un anno.

    Secondo il sindacato alcune aziende che operano nel trasporto locale e regionale non hanno onorato la copertura del proprio 20% della cassa integrazione riconosciuta all’80% per i lavoratori (i quali sono andati o in ferie forzate o cassa integrazione a turno a seconda delle scelte aziendali in funzione delle linee attive), ma nel contempo hanno incassato il 100% del contributo regionale e statale, avendo così un diverso guadagno tra le mancate spese e l’introito avuto anche se con una minore utenza. Al netto di autobus fermi sono seguite anche le spese per il rispetto dei protocolli di sicurezza anti Covid, con il timore però che non sempre siano state eseguite in modo corretto e nel migliore dei modi previsti.

    Discorso diverso invece per il settore extra regionale, i cui introiti si basano interamente sul mercato, con rischio licenziamenti di massa quando cesserà tale blocco per imprese che di fatto hanno già chiuso i battenti. Per la lunga percorrenza si chiedono così maggiori risorse per fronteggiare il fermo dei servizi, ove effettivamente non erogabili, e maggiori controlli per scoraggiare la concorrenza sleale.

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