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Clima da basso impero al Comune di Catanzaro

Le dure considerazioni di Roberta Gallo in Consiglio: troppi personalismi in barba al bene comune. Le manovre sulla Catanzaroservizi dove c’è un nuovo pretendente agli studi legali che battono cassa milionaria

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    Al Consiglio comunale di Catanzaro, come in tutti i Consigli d’Italia, si ride e si piange. Lasciamo stare quale delle due sarebbe più consona al momento, ma ieri un po’ d’allegria l’ha offerto Sergio Costanzo quando, rivolto seriosamente a Sergio Abramo, lo ha ringraziato per avere voluto partecipare ai consiglieri la notizia delle sue dimissioni a ottobre dalla carica di sindaco.

    Sconcerto di Abramo: “Io non mai detto questo”, scambiando uno sguardo preoccupato con Marco Polimeni. “Ma sì – ha ribattuto Costanzo – l’ha detto lei, che le rimangono ancora sei mesi di mandato. Siamo a maggio: giugno, luglio, agosto … – ha sciorinato Costanzo enumerando con le dita – settembre e ottobre …”.

    Era un modo di dire, quello di Abramo, per significare che ormai il suo mandato si avvia alla fase terminale, che coincide con il termine della sua esperienza di sindaco a meno di improbabili ritorni di fiamma trascorsi cinque anni di intervallo.

    C’è sempre malinconia in questi frangenti, soprattutto quando coincidono con altri tornanti di via, come le prossime elezioni regionali, tradizionale momento topico nel quale affiorano in superficie e irrompono nella quotidianità sommovimenti rimasti a lungo sottotraccia. Per cui la malinconia si intreccia con il cupo senso del nascosto, dell’ombroso, del tradimento e degli addii. A volere scomodare immagini magniloquenti, un clima da basso impero. Lo ha fatto poche ore fa il consigliere del gruppo Misto Jonny Corsi quando ha esordito in una sua nota così: “Tramonta il sole sull’impero Abramo-Tallini”. Forzando un po’ naturalmente, non fosse altro per il fatto che l’imperatore, per definizione, è uno solo. E vai a capire chi dei due citati è, nel caso, il vero dominus.

    Ieri, in Consiglio, come ampiamente riportato dalle cronache c’è stato l’addio di Roberta Gallo a Forza Italia. Si è dimessa da capogruppo, è passata al Misto, lo ha fatto pubblicamente e in aula, leggendo a voce alta parole che le danno spessore di autonomia ricercata e ambita, evidenziando le motivazioni che l’hanno spinta al gesto. Fondamentalmente la disillusione rispetto all’andamento della sua esperienza di consigliera eletta, risucchiata malgrado lei in un gioco meno limpido di quanto avesse immaginato nel candidarsi a una nuova e giovane esperienza di vita: “Abramo – ha scritto e letto Gallo – un giorno lo consideriamo un alleato leale e unico riferimento possibile, il giorno dopo un inaffidabile, un nemico politico da sconfiggere, in una pericolosa girandola che fa perdere di vista gli obiettivi, vale a dire governare bene nell’interesse dei catanzaresi. Davanti a continui episodi che confermano come le questioni personali continuano ad avere la meglio sulle questioni politiche, e come le difficoltà economiche e sociali di una città messa in ginocchio dalla pandemia passano in secondo piano rispetto alle esigenze dei singoli, non intendo più rimanere in silenzio a guardare e sperare che le cose possano migliorare”.

    E, ancora: “Non vedo più un partito in linea e coerente ai valori iniziali che mi hanno spinto qualche anno fa a scegliere e condividerne la linea politica. Un partito che purtroppo non ha scelto di puntare sul rinnovamento: è di oggi l’indiscrezione del ritorno dei fratelli Gentile in Forza Italia”.

    Un ragionamento che parte da cornici ideali che si sostanzia con dati di fatto, come in quest’altro passo: “Da capogruppo di partito di maggioranza mi sono ritrovata a scoprire per caso notizie importanti che riguardano le posizioni del gruppo. È successo quando si sono definiti rapporti politici con altri partiti della coalizione, quando un assessore che rappresenta il gruppo nell’Esecutivo decide di rimettere una delega, e soprattutto nel rapporto tra Forza Italia e il sindaco Abramo”.

    Una testimonianza densa, in cui ogni frase meriterebbe una nota. L’accenno ai fratelli Gentile, per esempio, dà l’idea di quanto le prossime regionali possano incidere sugli equilibri della politica locale, come l’onda progressiva che muove un castello di carte: si dà una spinta al fante di Cosenza e succede che l’onda ribalta il cavallo di Catanzaro, senza che fante e cavallo vengano necessariamente a contatto. E poi, l’assessore nell’Esecutivo che rimette motu proprio la delega: Gallo non lo cita ma è, chiaramente, Ivan Cardamone. Un altro elemento importante del quadro che si sta delineando sull’ultimo Abramo, reso con una tavolozza di tinte fosche tendenti al grigio fumo. Cardamone parla di “problematiche personali e professionali” che l’hanno portato a ridimensionare il suo impegno in giunta: niente più Patrimonio. Ma la stretta coincidenza temporale con le vicissitudini del Settore in merito ai pontili fanno sorgere legittimi dubbi, tra l’altro collegati alle difficoltà relazionali interne al gruppo e tra gruppo e rappresentanza in giunta. Un gruppo, è stato già osservato, che va liquefacendosi come neve al sole: era quello più numeroso per come erano stati i risultati del voto nel 2017, si è via via oltremodo ristretto, con la previsione di altre prossime defezioni, in Forza Italia e nel gruppo satellite di Obiettivo Comune. Poiché le smentite hanno lo stesso valore delle indiscrezioni, evitiamo al momento di fare nomi. Ma l’Ufficio di presidenza può stare tranquillo che non gli mancherà occasione di disciplinare il traffico in ingresso e in uscita nel corpaccione del Misto.
    Infine, l’ultimo aggancio alle proposizioni di Roberta Gallo, chiedendo venia per averle usate come occasione di considerazioni non sue. Il passaggio ai “continui episodi che confermano come le questioni personali continuano ad avere la meglio sulle questioni politiche” dà da pensare a tutto quanto succede non nel libero dibattito d’aula e davanti alla registrazione più o meno puntuale dell’informazione, ma dietro le quinte, in quei passaggi nelle burocrazie dell’Ente e nell’interfaccia che necessariamente queste stabiliscono con la titolarità politica.

    C’è grande fermento in merito a Catanzaroservizi, la partecipata a piene azioni del Comune. Se ne è parlato anche ieri in Aula, anche in un passaggio ruvido affrontato dal nuovo presidente dell’organo di revisione Franco Lacava che avrebbe meritato un trattamento più adeguato al ruolo rivestito. In ogni modo, per diversi motivi che non citiamo per economie di spazio, l’amministrazione unica in capo a Massimo Feroleto sembra essere al capolinea.

    Nei giorni passati si era fatto il nome di una possibile sostituta nella persona dell’ex assessore Rosamaria Petitto, già candidata all’organo di revisione. Non se ne è fatto nulla. Nelle ultime ore gira insistentemente la voce che il prossimo amministratore di Catanzaroservizi sarà il commercialista Rosario Munizza, non nuovo alle esperienze professionali con la Pubblica amministrazione. Perché e come si arrivi alle indicazioni non portate a termine e alle designazioni di probabile effettiva realizzazione, rimane un mistero. Fatte salve naturalmente le competenze dei professionisti, fuori discussione. Anzi, ce ne fossero…

    Se c’è un settore, a pensarci bene, dove queste competente sono riconosciute e apprezzate nel Comune di Catanzaro, è quello legale. Il Comune è sempre impegnato in dispute, su vari fronti: il civile, il tributario, l’amministrativo. A molte incombenze provvede il Settore avvocatura, diretto egregiamente da Saverio Molica. Su alcune questioni, quelle solitamente molto impegnative dal punto normativo e procedurale, che implicano anche trasferte in altri Fori e per istanze superiori, il Comune si avvale di studi legali esterni. Succede che, una causa oggi, un ricorso domani, un appello il lunedì e una cassazione il martedì, le spettanze dovute all’accumularsi delle parcelle di alcuni legali abbiano raggiunto livelli niente male, per usare un eufemismo. Non è una novità, basta prendersi la pazienza di cliccare sulla “Trasparenza” del sito comunale. La novità è che alcuni studi stanno battendo cassa. Prima lo hanno fatto verbalmente, adesso sono passati alle corrispondenze ufficiali. Sono cifre consistenti. In un caso si parla di 800 mila euro, per chiudere un’esperienza di reciproca soddisfazione per volontà della parte creditrice. In un altro di oltre 2 milioni di euro. Che vanno a ingrossare il capitolo non glorioso dei debiti fuori bilancio, uno dei punti dolenti della contabilità comunale catanzarese. Niente paura. Gentilmente, i creditori sono disponibili alla rateizzazione. Bontà loro. Copyright Maurizio Costanzo. 

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