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Irto candidato ma non troppo, Ciconte da candidato a maître à penser

Le poche cose chiare strappate a Francesco Boccia in conferenza stampa a conclusione delle due mezze giornate di incontri con il centrosinistra calabrese per risolvere il nodo elezioni regionali

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    Si è capita una cosa dalla conferenza stampa di Francesco Boccia a Gizzeria, al termine degli incontri con tutta la coalizione allargata, ma non proprio unita a coorte: che Nicola Irto in virtù della sua rinuncia (“del suo urlo” per la precisione) è stato promosso leader del partito in Calabria degno di sedere al tavolo nazionale accanto al segretario Enrico Letta – e qui occorrerebbe sapere interpretare la maschera facciale del commissario Stefano Graziano, come per dire: e io che ci sto a fare qui – e difronte al “presidente” Giuseppe Conte.
    Anzi, per dire il vero, se ne è aggiunta un’altra: che il professor Enzo Ciconte, distolto per qualche ora dagli studi sulla criminalità organizzata, ha potuto constatare quanto la politica odierna sia, viceversa, disorganizzata, liquida come direbbe il Sociologo, capace in due giorni di fare transitare una personalità dal rango di candidato a quello di consulente, di prestigio, ma sempre consulente. È questo il ruolo che sembra volergli riservare, se mai accettasse, il responsabile per gli enti locali della segreteria del Partito democratico, inviato in Calabria da Enrico Letta per venire a capo di una situazione come sempre ingarbugliata.

    Boccia: “Irto resta il nostro candidato e leader della coalizione di centrosinistra”

    Per quanto riguarda la prima cosa compresa, occorre apprezzare il tentativo esperito da Boccia di percorrere in disinvoltura lo stretto sentiero attualmente praticabile: non ha detto che Irto sarà il candidato del centrosinistra: l’invito al consigliere regionale, che si dà per accettato, è quello di rappresentare da leader il partito calabrese e semmai di offrirsi come candidato unico del Pd (e del centrosinistra di più stretta aderenza, Psi, Centro democratico, forse Leu, sicuramente Francesco Aiello) al tavolo richiesto da Conte, insieme all’individuazione di un candidato condiviso e civico: condizioni, le ultime due, non esattamente sovrapponibili alla personalità di Nicola Irto. Per il quale, naturalmente, sia Boccia che Graziano hanno tessuto incondizionati apprezzamenti di politico capace, che parla di programmi con cognizione prima che di nomi, che ha reso possibile con la sua rinuncia tutto quello che è successo nel giro di quattro giorni. Compreso il pacchettino regalo confezionato di prima mattina da Carlo Tansi sotto forma di divorzio unilaterale, e subito diventato consensuale, dal fugace matrimonio con Luigi De Magistris, utilissimo per rimarcare quanto il “noi” professato dal Pd renda di più dell’”io” propugnato dall’ex magistrato, al quale Boccia consiglia semplicemente di “portare a termine il mandato di sindaco di Napoli” alla sua naturale scadenza: sottinteso, rinunciando alla candidatura in Calabria per manifesta impossibilità di riuscita.

    Se De Magistris insiste, vuol dire che vuol fare il gioco della destra calabrese, una destra particolarmente pasticciona e incapace, superiore in queste negatività alla media della destra italiana e segnatamente di quella pugliese, che poteva vantare un Pinuccio Tatarella. La destra calabrese non ha personalità, secondo Boccia, e d’altra parte basta vedere come sarà designato il suo candidato, come scelta residuale di quanto i tre leader decideranno su Roma, Milano e Torino. Verrebbe da replicare subito a Boccia che anche per la Calabria alla fine a decidere sarà Roma, anche se con la partecipazione straordinaria di Irto. Sottigliezze, rispetto a quanto ancora non è chiaro né deciso: se al tavolo Conte e i Cinquestelle proporranno un loro candidato, se a fronte di ciò accetteranno lo strumento primarie, se sia il caso, a questo punto, di mandare ulteriori ambascerie a De Magistris, se, per ultimo, non sia il caso di fare uscire allo scoperto l’ambiguo gioco consumato su Enzo Ciconte.

    Al quale, come si diceva, Boccia vorrebbe richiedere la preziosa opera di intellettuale, una sorta di “maître à penser”, ispiratore di buone pratiche e di virtuose politiche, un po’ come nella Puglia di fine 90 fecero il suo maestro Peppino Giacovazzo mitico direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, lo storico Giuseppe Vacca e il sociologo Franco Cassano ideologo del “pensiero meridiano”. Da loro nacque la nuova sinistra pugliese, nella quale Boccia si inserisce al fianco di Michele Emiliano e di Nichi Vendola, capaci di battere una destra agguerrita e dal forte radicamento territoriale. Non sappiamo se questo ruolo di “intellettuale organico” sia nelle corde di Enzo Ciconte. A valutarlo dall’esterno, e sulla base di quanto si può desumere dalle traversie passate e dalle incombenze presenti, opteremmo per il no. Ma ancora è tutto molto prematuro. C’è il tavolo nazionale a cui tutto sarò demandato. Non ha forse esordito Boccia, dicendo che la “Calabria è vertenza nazionale”?

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