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Oliverio: “Sinistra, sei ancora in tempo per vincere”

L’ex presidente senza ambizioni personali vuole offrire il suo contributo contro la deriva burocratica e verticistica del partito calabrese. Il giudizio sulle candidature di Nicola Irto e di Maria Antonietta Ventura

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    Mario Oliverio si è riposato un anno e mezzo. Non ha praticamente parlato se non in sporadiche occasioni, ha scritto qualche lettera, ha concesso saltuarie interviste su temi specifici. Ma ha riflettuto molto, anche perché tempo ne ha avuto a sufficienza. Frutto delle protratte meditazioni è stata questa conferenza stampa al T Hotel in agro lametino che l’ex presidente ha scelto in attesa che migliorate condizioni epidemiologiche consentano una manifestazione con più larga partecipazione di popolo. Anche se, per essere una conferenza stampa ha avuto una cornice di pubblico ragguardevole che, esclusi i giornalisti, si può stimare in un centinaio tra dirigenti, militanti e iscritti.

    Potremmo elencarli con nome e cognome per dire che il suo seguito Oliverio continua ad averlo, e il bello è che ne è consapevole. Perché la conferenza? Perché “c’è l’esigenza di dare voce a una platea ampia di militanti che avvertono che si è in assenza di punti di riferimento, di una bussola” per non perdere la via non solo della buona politica, ma solo del buon senso. “Aiutare a bloccare la deriva e correggere la rotta”. Oliverio non ha nessun intento di carattere personale. Il suo è “solo un atto di responsabilità perché si rischia di È solo un atto di responsabilità perché si rischia di ripiegare nella rassegnazione e di perdere il senso dell’appartenenza e un patrimonio di storia e di idealità forti che non possono essere lasciate alla dissoluzione”.

    Cronistoria di un anno e mezzo
    Rapida cronistoria dell’ultimo anno e mezzo: “Sono stato in silenzio perché non si interpretasse il mio dire come un risentimento o atto di rivincita. Dal dicembre 2019 da quando prima di Natale ritirai la candidatura con lettera a Zingaretti non sono intervenuto sulle vicende specifiche della politica. C’è stata una campagna elettorale con la candidatura di Callipo, con sconfitta cocente con quasi 30 punti di differenza, e nessuna riflessione sula sconfitta. Poi le dimissioni di Callipo dopo 4 o 5 mesi. Anche in quella occasione nessuna riflessione. Callipo, indicato come l’Olivetti della Calabria, imprenditore sul quale costruirne la riscossa. Da ottobre con la morte del presidente della Regione, siamo entrati in fase preelettorale. Da ottobre fino a oggi nel centrosinistra abbiamo avuto il totale vuoto. Abbiamo un governo di centrodestra che utilizza le leve del potere come se fossimo in condizioni ordinarie, sia da parte di Giunta che di Consiglio, si sfornano nomine con lunghi elenchi, si utilizzano fondi senza programmazione alcuna, del Pnrr non si sa di cosa parla. Ho visto l’opposizione in Consiglio che abbandonava l’aula come regola, favorendo così il centrodestra, che ha approvato tutto e con minore fatica. L’opposizione si fa ribattendo, facendo ostruzionismo, ricorrendo all’Anac”.

    E qui Oliverio si è tolto qualche sassolino: “Sono stato indagato per la partecipazione al Festival di Spoleto per 90mila euro, mentre questa giunta ha pagato già 1 milione200mila euro per un video che nessuno ha visto e tutti hanno criticato. Nessuno parla, compresa l’opposizione. L’opposizione si fa e in modo forte. Non parlo solo del gruppo consiliare, parlo del Partito democratico in generale. L’iniziativa politica si esercita anche fuori dal Palazzo, e il Pd ha abbandonato questa funzione. E questa è la fase che stiamo vivendo”.

    Lo sciame d’api
    “C’è la scadenza elettorale. La gestione della fase è espressione della piegatura burocratica che ha preso il partito, con un commissariamento che dura da due anni e mezzo, passato indenne dalla sconfitta elettorale, da Callipo e dal dopo Callipo, come un santuario di pietra che decide per tutti. Il quadro democratico è sospeso”, dice Mario Oliverio, ricorrendo a una immagine virgiliana: “Sento parlare di partito unito, ma dove è? C’è un commissario, c’è come uno sciame di api intorno a lui, che lo segue ronzando, il resto è deserto, nessuno ha diritto alla parola. Il resto è platea cui comunicare perché in fondo qualcuno deve andare a votare. L’andamento della candidatura di Irto è stato condizionato da questo approccio. Dico in modo schietto che se il candidato avesse avuto una marcia in più avrebbe messo in ombra il commissario e non avrebbe sostato alla sua ombra. Avrebbe assunto un ruolo motore della coalizione. Così non è stato”.
    In quanto a lui: “Non sono mai stato ascoltato o contattato in un anno e mezzo. Non per me, ma per la mia funzione di presidente che ha fatto un passo indietro. Credo che buon senso avrebbe consigliato un ascolto. Anche come atto formale. Ma così è stato co i circoli, con gli iscritti. Si è parlato di un rinnovamento, ma l’unico a doversi rinnovare era Oliverio, mentre tutti gli altri che pure erano lì, sono ancora lì, nello sciame. Se il problema era Oliverio bastava dirlo”. Sono i nodi politici che vengono al petto. “Adesso si è arrivati addirittura al casting per la candidatura invece di costruire un progetto di governo per cui si chiede il consenso agli elettori. La politica deve ritornare con i piedi per terra, la politica deve aprire ma non abdicare al talk show. Sanremo è un’altra cosa”.

    Su Maria Antonietta Ventura
    Oliverio non può esimersi dal toccare la novità delle ultime ore. “Il mio ragionamento non è sulle presone, ma sulla proposta politica e sul metodo. Ho visto che c’è una candidatura annunciata dai segretari nazionali, è già questo è un errore grave. Una candidatura di tutto rispetto, Ventura è una donna per bene, appartenente a una famiglia di imprenditori con un’importante presenza nazionale. Ma c’è tanto da dire sul metodo assunto. È vero che chi offre la disponibilità alla candidatura, sia Irto sia Ventura, è da considerare un eroe. Pur apprezzando lo spirito eroico, si sta camminando sull’onda sbagliata. E anche le proteste tardive di coloro che fanno parte dello stesso sciame, vanno assunte con coerenza. Il metodo è lo stesso, verticistico e sbagliato”.

    Su Enrico Letta
    “Da Letta mi sarei aspettato dopo la stagione Zingaretti un rapporto più stretto con i territori. Purtroppo devo dire che a quattro mesi dal suo primo intervento, in cui diceva di volere ridare linfa al partito e alla partecipazione, nella pratica questi sono intenti non portati avanti con coerenza. Ho scritto a Letta in aprile. Non ho ricevuto nessuna risposta. Mi rivolgo ancora a lui, sprechi un poco del suo tempo per vedere cosa sta avvenendo nella regione, in questa Calabria che viene spesso rappresentata come la terra del male per giustificare operazioni che nulla hanno a che fare con i suoi problemi. Chi la rappresenta come la terra del male non vuole bene alla Calabria, che ha certo problemi ma non per questo deve essere travisata per renderla succube in funzione delle scadenze elettorali.

    Sulle elezioni
    Nonostante tutto, Oliverio non è rassegnato alla sconfitta. Anzi “ci sono tutte le condizioni per la vittoria della sinistra. Del resto la rappresentazione della destra con il ticket Occhiuto Spirlì la dice tutta su come la destra si presenta per governare la regione, un accordo di potere tra Lega e FI, un accordo al ribasso, espressione di come la regione viene attualmente governata. Ci sono tutte le condizioni per costruire una prospettiva democratica e progressista, allargano il campo al M5s e anche oltre. Ma trovare una sintesi con il M5s non significa farsi dettare la linea e abbandonare i propri convincimenti. Si può ancora vincere, basta togliere i prosciutti dagli occhi e chiedere un impegno forte alle forze che ci sono. Un campo di forze che è espressione delle viscere di questa terra e sul quale costruire un progetto di governo per cui chiedere il consenso agli elettori”.

    La conferenza si scioglie, con la promessa di rivedersi presto in una sede pubblica e più larga. Per rappresentare il disagio del popolo democratico, ma anche per superarlo.

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