Quantcast

Enzo Ciconte: Graziano e Boccia autori di riferimento sul modo facile di perdere le elezioni

Candidato per un giorno ma secondo alcuni ancora in corsa, lo storico ha presentato con Jasmine Cristallo l’ultimo suo libro al Parco Gaslini

Più informazioni su

    “Qui si gioca per vincere / Non si gioca per partecipare // Chi è ferito non cade / Ma continua ad andare”. Questa è “Cardiologia” di De Gregori.

    Un bel verso, ma non è certo il verbo del Partito democratico che, a quanto pare e per quanto ne siano convinti Enzo Ciconte e Jasmine Cristallo, tutto ha in mente per le prossime elezioni regionali di ottobre in Calabria meno che vincere.

    Il guaio è che questa ritrosia del Pd alla vittoria non risale al giorno d’oggi, quando, dopo avere squadernato prima gli album di famiglia (Irto) poi l’albo d’oro di Confindustria (Ventura), ha finito per sfogliare l’album delle figurine Panini (Mauro).

    No, è una scelta già masticata e digerita da diversi mesi, nella consapevolezza che, considerando scontata la sconfitta, il massimo desiderabile sia perdere bene.

    Da qui la scelta al ribasso, il cupio dissolvi, il gioco a perdere che fa presagire, sempre secondo Ciconte e ormai secondo ampi strati della base dem, la ripetizione su scala regionale dell’esperienza di Crotone: niente liste di partito, così tutti escono dall’imbarazzo: chi vuole votare De Magistris è libero di farlo, chi Tansi idem e così via.
    Enzo Ciconte è stato questa sera a dialogare con Jasmine Cristallo e il giornalista Gianfranco Manfredi al Parco Gaslini sull’ultimo libro scritto dallo storico ed edito da Carocci.

    Si intitola “L’Assedio” e tratta di come mafia, camorra e ‘ndrangheta hanno messo le mani su Roma, “la più grande città calabrese” forte dei suoi 200 mila corregionali.

    Tema senza dubbio interessante, ma come si è premunito di osservare il libraio Nunzio Belcaro nella breve introduzione, “poiché amiamo farci male”, il discorso si è subito spostato sulle regionali vissute per un breve ma intenso periodo in prima persona da Ciconte come candidato in pectore e da Jasmine Cristallo come spina nel fianco dell’asse roman-casertan-salentin-cosentino che è sfociato nello sfasciume attuale, di un partito che ha storia, tradizione e radicamento territoriale ma non riesce a esprimere un candidato credibile, condiviso e con concrete possibilità di vittoria.

    Il curioso della storia è che, incredibilmente, il nome di Ciconte circola ancora come possibile salvatore della patria, perlomeno secondo il “Fatto quotidiano”.

    E, a volere spulciare tra le parole rilasciate dallo studioso nelle interviste precedenti il dibattito, un margine esisterebbe ancora, ma molto esile, di poche ore ormai: “Per me la finestra si chiude definitivamente questa sera”.

    Disponibilità quasi fuori tempo massimo, azzerata nel prosieguo della serata. “Per quanto mi riguarda – ha continuato – continuerò a essere presente nella politica calabrese, a fare battaglia, scrivendo libri e articoli, e, dopo la campagna elettorale, contribuendo a mettere insieme una nuova classe dirigente.

    Hanno dimostrato, costoro che hanno gestito l’intera vicenda, una cosa molto interessante di cui dobbiamo tutti ringraziare sia il commissario Graziano sia il responsabile Boccia: come si può perdere un’elezione, come non si fa un candidato.

    Una cosa del genere entrerà sicuramente nelle scuole di politica, quando si tratterà di insegnare agli studenti come si fa una candidatura. Potremmo dire: questi hanno fatto così, bisogna fare esattamente l’opposto”.

    Non sono cose che Ciconte dice con leggerezza. Si avverte amarezza quando definisce deprimente lo stato del Pd in Calabria: “A me dispiace, perché nel partito della Calabria trovo un pezzo della mia storia, di compagni e compagne che insieme a me hanno fatto la storia di questo partito, ridotto a una colonia, dove cinque persone si arrogano il diritto di decidere per decine di migliaia di lettori che votano Pd in Calabria.

    Succede solo in Calabria, perché della Calabria non frega niente a nessuno”. C’è un futuro per il Pd? Crede di sì, Ciconte, “nel Pd e oltre al Pd, perché la sinistra deve trovare il modo di ragionare, di immaginare una società diversa, di guardare alle classi sociali.

    Si può ancora usare questo termine, si può ancora parlare di lotta di classe, in termini ovviamente nuovi? In America lo fanno i democratici, non vedo perché non si possa fare qui da noi, perché non possa farlo il Pd”.

    Accenti antichi, ma, che incredibilmente suonano nuovi detti in questo frangente politico calabrese, di incertezza assoluta nella sinistra. “La mia è proposta politica – ha detto da parte sua Jasmine Cristallo, portavoce delle Sardine a cui si deve la proposta di Ciconte quale possibile candidato per il centrosinistra – perché ritengo che un personaggio come il professore potrebbe avvicinare dei mondi che sono stati viceversa allontanati.

    Ho criticato la candidatura della signora Ventura perché portatrice di un enorme conflitto di interessi, ritengo che il centrosinistra debba riappropriarsi dei valori fondanti della sinistra e che questo non possa avvenire attraverso la figura di un industriale individuato nei modi in cui si è operato.

    Certo il fatto che a pochi mesi dalle elezioni non sia possibile svolgere una campagna elettorale perché manca il candidato, è una cosa che avvilisce questa terra e il mio stesso concetto di politica”.

    Interessante la rassegna dei presenti al dibattito. Oltre a Pino Greco di Articolo Uno, Silvio Greco biologo marino vicino ai Verdi, Gianni Speranza già sindaco di Lamezia, da notare molto Pd catanzarese: Libero Notarangelo, Donato Veraldi, il coordinatore dei circoli Salvatore Passafaro e il segretario Marco Rotella.

    E, anche, Caterina Girasole, ex sindaco di Isola Capo Rizzuto.

    Più informazioni su