Quantcast

Dati molto preoccupanti per il territorio calabrese quelli che emergono dal report per la protezione dell’ambiente

Per la conservazione del suolo in Calabria c’è bisogno di una “Forestazione 2.0”. Non è più pensabile un processo di sviluppo complessivo senza tutela del territorio e manutenzione del bosco.

Più informazioni su

    «Sono dati molto preoccupanti quelli che emergono dal report del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente sul consumo di suolo che in Calabria tocca oltre il 5% del territorio regionale, con un andamento in crescita e un’importante perdita di aree vocate all’agricoltura», dichiara il Segretario generale della Fai Cisl Calabria, Michele Sapia. «Oggi come non mai – sottolinea – il tema della conservazione del suolo e delle foreste è centrale per lo sviluppo e tutela del territorio regionale. Vale la pena di ricordare, come evidenziato il 2 luglio scorso durante il convegno della Fai Cisl calabrese su “Forestazione 2.0. Proposte, sfide e opportunità per il benessere ambientale e sociale della Calabria. Insieme per le future generazioni”, che tra gli anni Cinquanta e Novanta, grazie a una svolta epocale nelle politiche ambientali e forestali, sono stati raggiunti significativi risultati nel settore della conservazione del suolo e delle foreste mediante consistenti interventi di rimboschimento, sistemazione idraulica e realizzazione di varie opere complementari e infrastrutture civili. Interventi che oggi diamo per scontati, ai quali non si dà la giusta importanza, ma che hanno garantito realmente tutela delle bellezze paesaggistiche, sicurezza, viabilità e servizi. Pertanto, di fronte all’attuale crisi ambientale bisogna recuperare le opere idraulico-forestali realizzate e attuare nuovi interventi, nel quadro di una programmazione di piantumazione di alberi nelle zone montane e nelle aree urbane, in coerenza con la strategia europea per la biodiversità.

    Dobbiamo riscoprire – prosegue Sapia – l’importanza del bosco quale strumento di tutela dell’equilibrio idro-geologico, di purificazione dell’aria, di conservazione del suolo in un territorio molto vulnerabile come quello calabrese. Sarà perciò strategico puntare al miglioramento della capacità di fissazione del carbonio atmosferico, alla mitigazione dell’effetto serra e riconoscere economicamente l’impegno degli operatori che con le loro attività garantiscono una buona gestione delle foreste. In Calabria appare ancora più urgente e indispensabile sostenere il valore complessivo del bosco riqualificando sia l’attuale forza lavoro che reclutando nuova e specializzata manodopera forestale. Servirà un Piano Straordinario regionale di rimboschimento, prevenzione e manutenzione del territorio a sostegno di quella che vogliamo chiamare “industria forestale” calabrese; un Piano che potrà portare a nuove opportunità di lavoro, certificazione dei crediti di carbonio (carbon credits) che, ricordiamo, sono uno strumento per lotta all’inquinamento, supporto ad uno sviluppo sostenibile, nuove attività e opportunità per la filiera legno-energia, regimazione delle acque, lotta al dissesto idrogeologico, maggiore sicurezza per il territorio, le comunità e le attività produttive. L’eccessiva cementificazione, i vari eventi calamitosi che hanno ulteriormente destabilizzato il fragile territorio regionale, causando difficoltà a comunità e realtà produttive anche del comparto agroalimentare, devono far comprendere che non è più pensabile un processo di sviluppo complessivo senza tutela e manutenzione delle aree rurali e del bosco. La campagna nazionale della Fai Cisl “Non c’è cibo senza terra” mette da tempo al centro l’allarme su criticità come l’eccessiva cementificazione, sostenendo politiche che favoriscano investimenti sul lavoro nel sistema ambientale-forestale per tutelare il territorio, il che è conveniente anche dal punto di vista della sostenibilità economica.
    Mi piace richiamare – conclude il Segretario generale di Fai Cisl Calabria – la sintesi che il nostro Segretario nazionale, Onofrio Rota, ha proposto su questi temi: “La vera sfida della transizione ecologica si racchiude in quattro punti: recuperare l’esistente, riciclare gli scarti, riconvertire le produzioni, rigenerare i tessuti urbani”. È indubbiamente questa la strada da percorrere».

    Più informazioni su