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Toti-Spirlì: prove tecniche di collaborazione

I due presidenti sottoscrivono un accordo per favorire i processi di digitalizzazione amministrativa. Ma il ruolo del leone lo farà la Liguria, detentrice delle necessarie competenze e infrastrutture

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    La Regione Liguria e la Regione Calabria hanno sottoscritto un accordo per “iniziative comuni di collaborazione nello sviluppo della digitalizzazione”  che ha per oggetto “l’attivazione di collaborazioni per l’attuazione di iniziative svolte in forma cooperativa, e relative sia ad aspetti tecnologici che organizzativi, per la realizzazione dei comuni obiettivi di innovazione digitale delle reciproche strutture, perseguendo lo scambio di soluzioni e l’attuazione di iniziative cooperative concordate sugli aspetti connessi all’utilizzo delle tecnologie digitali all’interno delle proprie funzioni istituzionali, all’utilizzazione di tecnologie digitali finalizzate ad aumentare l’accesso ai servizi pubblici da parte dei cittadini, delle imprese e degli utenti, all’individuazione e attuazione di modelli innovativi di sostenibilità finanziaria e organizzativa degli strumenti digitali nella pubblica amministrazione”.

    L’accordo sottoscritto dal presidente della Regione Liguria Giovani Toti e dal presidente facente funzioni della regione Calabria Nino Spirlì fa seguito alle due delibere approvate dalle rispettive giunte il 28 maggio 2020 per la Liguria e il 27 aprile 2021 per la Calabria.
    Tramite un comitato di coordinamento (articolo 4 dell’accordo) che deve vigilare sui piani attuativi di successiva definizione (articolo 5), l’accordo prevede una stretta collaborazione tra le due amministrazioni regionali per attuare iniziative comuni di innovazione digitale nei campi prima individuati.

    Sembrerebbe tutto a posto, se non fosse per il consueto appunto che si deve muovere alla linea generale di intervento della giunta guidata dal facente funzioni Spirlì che dovrebbe limitare la sua azione agli affari “urgenti e indifferibili” stante la sua condizione di prorogatio in cui si trova a operare. Cosa ci sia di urgente e indifferibile in questo deliberato congiunto delle due Regioni, che in comune hanno di sicuro l’orientamento di guida politica ma non le emergenze e le priorità, non è facilmente riconoscibile.

    Ma è anche nel merito dell’accordo che qualche osservazione va comunque fatta. Intanto per completezza diciamo che il Comitato di coordinamento (articolo 4 dell’accordo) è costituito da quattro membri designati due dalla Regione Liguria e due dalla Regione Calabria e che i piani attuativi (articolo 5) di successiva definizione, compreso il ruolo di Capofila, contemplano anche “i finanziamenti reciproci relativi alla singola azione nonché le modalità di compensazione tra le parti e di rimborso delle spese sostenute dall’Amministrazione capofila responsabile della realizzazione di specifiche attività”.

    Quale delle due strutture sarà Capofila è facile predire. A una lettura attenta dell’articolato si nota un netto sbilanciamento a favore della Regione di Toti che, forte di una struttura “già pronta” (la lettera d dell’articolo 2 fa chiaro riferimento al Data center della Liguria e nell’articolo 3 si rinvia all’utilizzo di ‘società in house’ già esistenti), condividerebbe personale e know how a fronte della messa in campo dei fondi (articolo 5) della peggio organizzata Calabria. Fondi che viceversa potrebbero essere destinati alla crescita delle aziende calabresi del settore, che con la stipula di questo accordo non vengono adeguatamente tutelate né valorizzate.

    Anche se lo spirito dell’accordo tra le due Regioni sembra ubbidire a una condivisione dell’impegno, di fatto i metodi pensati per attuare le azioni comuni di miglioramento dei rispettivi servizi digitali non favoriscono la Calabria e il suo tessuto produttivo che rischia di restare attore passivo, nel mentre poggiano fortemente sul piatto della bilancia ligure che rivestirà in più progetti il ruolo di ‘Capofila’ e, a fronte della condivisione del proprio know how, finirà per detenere le location lavorative, movimentare personale e infine ottenere rimborsi per compensare lo sforzo organizzativo sostenuto.

     

     

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