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Elezioni regionali Calabria, De Magistris, Bruni e Oliverio come i capponi di Renzo

Sbagliati tempi e metodo di un eventuale passo indietro in nome dell’unità da tutti invocata e da nessuno praticata

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    Quella che si apre sarà la settimana fondamentale in preparazione delle elezioni regionali della Calabria del 3 e 4 ottobre. Intanto perché dovrebbero essere resi noti i risultati dell’esame preventivo che la Commissione parlamentare antimafia presieduta da Nicola Morra sta effettuando sulle liste che hanno aderito alla nuova procedura facoltativa che anticipato di molto un lavoro che di prassi è sempre avvenuto a babbo morto, quando le liste già erano state presentate agli uffici circoscrizionali regionali. Non tutti le formazioni in lizza hanno aderito, solo 11 le liste (Coraggio Italia, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia, Forza Azzurri, Forza Italia, Occhiuto Presidente, Lega, Udc, Tesoro Calabria, Calabria Libera, M5S) per un totale di 459 nominativi passati al vaglio della Direzione nazionale antimafia che trasmetterà osservazioni e rilievi alla Bicamerale perché possa rendere noti gli eventuali “impresentabili”.

    Al di là della serenità di facciata dei compilatori di lista, tra i quali alcuni appositamente nominati da parte delle direzioni nazionali dei partiti in qualità di veri e propri commissari ad acta (vedi Udc e Fratelli d’Italia), è evidente che molto fiato ancora aleggia in sospeso nelle segreterie e negli uffici politici dei candidati. Il presidente Morra ha anticipato che per metà settimana conta di dare pubblicità agli elenchi. Da quel momento in poi le liste saranno finalmente di dominio pubblico, normalizzando la ridda di ipotesi di cui sono pieni quotidiani e giornali on line. Questo per quanto riguarda le undici liste che hanno aderito alla proposta lanciata per prima da Wanda Ferro, parlamentare e commissaria regionale di FdI.

    In linea di massima si conoscono già il numero di liste che formano le diverse coalizioni e i candidati di spessore per ciascuna circoscrizione. C’è ancora da limare qualcosa, al netto delle eventuali osservazioni della Commissione antimafia: c’è qualche nome di rilievo ancora non definitivamente accasato (vedi il caso di Sinibaldo Esposito per il centrodestra e Giuseppe Aieta per il centrosinistra), c’è qualche uscente che dopo la prima rinuncia ha dato segni di ripensamento (vedi Lbero Notarangelo nel Pd), c’è addirittura qualche sigla che ancora non sa a quale santo votarsi e farsi eventualmente votare (vedi Italia Viva di renziana memoria). Si conoscono soprattutto i candidati alla presidenza: sono quattro, come i Quattro dell’Ave Maria, i Quattro Cantoni, i Quattro Colori del poker, i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, i Tre Moschettieri. Che poi in effetti erano quattro, come sanno lettori del libro e spettatori dei numerosi film. Quattro erano invece i capponi che Renzo Tramaglino portava in dote al celebre avvocato Azzeccagarbugli che, chiusi nel sacco, si beccavano impietosamente l’un altro, ignari o solo incuranti di essere condannati tutti e quattro a cruenta e imminente fine. A noi, per amor di metafora, fa comodo rovesciare l’ingannevole titolo di Dumas e immaginare che i capponi nel sacco fossero solo tre, assegnando a ciascuno di essi le fisionomie dei tre candidati che si contendono il patrimonio elettorale del centrosinistra calabrese: Luigi de Magistris, Amalia Bruni, Mario Oliverio, in ordine di candidatura. Inevitabilmente faranno una cattiva fine elettorale, non ci vuole l’immaginazione né l’ispirazione né l’aspettativa salvifica della Provvidenza di Manzoni a capirlo. Eppure tutti e tre perseverano e non cedono dai loro bellicosi propositi.

    Il muro sul quale andranno a sbattere non li spaventa più di tanto, nonostante o proprio in virtù degli appelli che ciascuno di loro ha più volte lanciato, mettendosi sempre al di sopra e al di fuori dell’eventuale rinunciatario/a. L’unico a sottrarsi al gioco è stato Mario Oliverio, che si è detto disposto a fare un passo indietro, solo se in contemporanea con Bruni e de Magistris. Ma è parsa, la sua, una disponibilità se non falsa senza dubbio falsata dalla prevedibile e scontata non ricezione della proposta. Che, a considerarla ora che è inesorabilmente tramontata, era segnata da un vizio d’origine, di metodo e di sostanza.

    Mario Oliverio
    Mario Oliverio

    Oliverio invocava un passo indietro dei tre candidati del centrosinistra (è inutile che de Magistris proclami una sua neutralità di campo, il bacino di voti e di appoggi esterni è quello) per l’individuazione di un altro nome su cui convergere tutti, il cosiddetto candidato o candidata di superamento. Illusorio. Non solo considerando che se non ce n’è stata traccia nei lunghi mesi precedenti, e qualche nome era pure risultato più credibile degli altri, non si vede da quale cilindro dovrebbe saltare fuori adesso in extremis. Ma anche perché abdicare in favore di un improvvido outsider sarebbe apparso una vera e propria forzatura esterna, poco digeribile da chiunque. Più verosimile, nonostante le apparenze, sarebbe stato adottare un’altra tecnica sperimentata storicamente nelle trattative ad oltranza tra sindacati confederali e industriali quando si trattava di rinnovare la firma del contratto dei metalmeccanici.

    Bruni, de Magistris e Oliverio chiusi in una stanza comune con tutti i confort, lontani dalle loro echo chamber e dai loro consiglieri tanto iper accomodanti quanto sovra rassicuranti, a trovare l’accordo su uno dei tre. La scelta, alla fine, non sarebbe stata imposta dall’esterno, ma frutto della comune volontà dei candidati e veramente sarebbe sembrata dettata dall’amore per i calabresi. Un patto tra gentiluomini e gentildonna al quale punto nessuno si sarebbe potuto tirare indietro, facendo sì che la partita non si svolga, come pare sia destino, a senso unico.

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