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Attesa per le verifiche preventive dell’Antimafia sui candidati

Ma anche la politica “normale” scioglie i suoi nodi: le non candidature di Notarangelo, Giudiceandrea e Guccione e la conversione pro Bruni di Aieta

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    Il tempo stringe, alcuni nodi vengono al pettine, altri si sciolgono. Mezza Calabria politica è in vigile attesa di conoscere le determinazioni cui è giunta la Commissione bicamerale antimafia nell’esame preventivo sulle 11 liste provvisorie pervenute. Sono liste in gran parte dello schieramento di centrodestra, non fosse altro perché è da quella parte che è venuta l’insistenza sulla necessità di fornire ai partiti e ai movimenti uno strumento in più e in tempo utile a prevenire intoppi a posteriori sul piano della presentabilità o meno dei candidati.

    Roberto Occhiuto ha già fatto sapere di volersi attenere alle risultanze che gli verranno trasmesse da Nicola Morra ed escluderà dalla competizione chi non passerà l’esame, eccezion fatta per eventuali addebiti sull’abuso d’ufficio, una previsione di delitto nella Pubblica amministrazione che non sta godendo di buona fama, tanto che sono diverse le iniziative parlamentari tendenti a modificarlo in senso riduttivo rispetto alla lettera del 323 codice penale.

    La cosa funziona in maniera leggermente macchinosa. La Bicamerale ha trasmesso i nominativi alla Direzione nazionale antimafia che materialmente ha svolto lo screening preventivo. I nomi eventualmente segnati col lapis blu o rosso sono stati trasmessi alla Bicamerale con l’impegno di non renderli pubblici proprio in quanto provvisori. È scontato che, qualora un partito insistesse nella determinazione di candidare comunque un “impresentabile provvisorio” la Commissione si comporterà come nelle ultime tornate, con un elenco questa volta definitivo. É altrettanto pacifico che, sulla base dell’assenza, nelle liste definitive dei candidati, di un nome che era stato dato per sicuro aspirante consigliere, sarà abbastanza agevole dedurne il motivo. In mattinata già circolavano possibili esclusioni di un certo peso, che non vogliamo definire “eccellenti” perché la denotazione che se ne ricava è negativa a priori. Naturalmente, non essendoci conferma ufficiale, ci guarderemo bene dal cadere nella tentazione sempre in agguato nell’arrembante cronista.

    Piuttosto c’è da considerare che nelle ultime ventiquattro ore si sono sciolti alcuni nodi, questa volta tutte nell’ambito del centrosinistra, a conferma della linea fin qui tenuta dell’autonomia interna di scelta e valutazione.
    Abbiamo conosciuto le motivazioni per le quali Libero Notarangelo, consigliere uscente del gruppo Pd, non pone la sua seconda candidatura. Sostanzialmente: vuole servire il popolo ritornando alla sua professione medica nel sistema sanitario nazionale. Continuerà in questa veste a interessarsi di politica, come d’altra parte sta facendo nell’immediato, essendo tra gli incaricati dal commissario Graziano a redigere l’elenco dei candidati dem della circoscrizione centro. Gli altri due sono il deputato Antonio Viscomi e il segretario provinciale di Catanzaro Gianluca Cuda. Curioso un passaggio della nota esplicativa di Notarangelo, che invade la sua stessa privacy. Dopo l’accenno alle faide intestine della sinistra, afferma di non amare “di scendere a compromessi per coltivare un orticello (visto che preferisco occuparmi degli ettari di terreno acquistati e coltivati con il sudore della fronte”). Viva la trasparenza.

    Sempre oggi, dalla circoscrizione nord, quella di Cosenza, è arrivato il ritiro della candidatura nelle liste che appoggiano Luigi De Magistris da parte di Giuseppe Giudiceandrea. La spiegazione fornita dallo stesso ex consigliere regionale Pd è un capolavoro di sublime ipocrisia politica: “Voglio comunicarvi che dopo giorni di lunghe e tirate discussioni, su specifica richiesta di Luigi De Magistris, ho deciso di ritirare la mia candidatura alle prossime elezioni regionali. L’evidente messe di consensi che si stava creando intorno alla mia figura ha creato non pochi intoppi nella formazione delle liste e ciò non poteva che condurci a ragionare sull’opportunità di una mia ‘messa a disposizione del progetto’ in altri termini e con altre finalità che non fossero quella dell’elezione”. Troppa grazia san Giuseppe, verrebbe da dire. Più terra terra, è facile pensare a contrasti nella collocazione di Giudiceandrea in una delle liste satelliti della coalizione, non in quella principale, ‘proprietaria’, dell’ex magistrato.

    Un altro Giuseppe, Aieta, consigliere uscente del gruppo Democratici e Progressisti, intanto aveva espresso “la piena disponibilità a lavorare per il progetto del centrosinistra, in particolare del Pd, e della candidata a presidente della Regione Calabria, Amalia Bruni, partendo dal pieno riconoscimento della funzione e del ruolo fondamentale degli amministratori locali”. Fino a poche ore prima l’ex sindaco di Cetraro era ancora menzionato tra gli irriducibili fedeli di Mario Oliverio, ancora impegnato a trovare una data utile alla conferenza di conferma della sua personale discesa in campo come recidivo candidato presidente.

    Ultima chiarificazione del burro elettorale in casa dem è la non candidatura di Carlo Guccione. D’altra parte, la prossima sarebbe stata la sua quarta legislatura. Per lui si aprono altri orizzonti, forse romani. Perlomeno così adombrano le entusiastiche pacche sulle che gli arrivano da Francesco Boccia, responsabile nazionale Enti locali e ormai ‘cosentino’ d’adozione: “Ringrazio Carlo Guccione per il grande lavoro che ha svolto in Consiglio regionale in tutti questi anni e per il grande patrimonio di battaglie di legalità, soprattutto sulla sanità, che continuerà a portare avanti con un ruolo politico nazionale nel Pd” e dal commissario Stefano Graziano, di cui si preconizza un suo ingresso in Parlamento attraverso un collegio sicuro del casertano: “Guccione con il suo impegno sul programma per la Calabria sarà un punto di riferimento nel suo nuovo ruolo politico nazionale che il segretario Letta gli assegnerà”. Se fossimo in Vaticano, sarebbe un “promoveatur ut amoveatur”. Ma siamo nel Pd Calabria, e bisogna accontentarsi.

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