Quantcast

Le due piazze a confronto. Più governativa quella di Salvini, più di lotta quella di de Magistris fotogallery video

Le due manifestazioni di chiusura quasi in contemporanea a poche centinaia di distanza l’una dall’altra

Più informazioni su

    Le due piazze, quella di Salvini e quella di De Magistris, si sono confrontate a distanza a non più di mezzo chilometro l’una dall’altra, se la si misura in metri. Nel tempo, a distanza di un’ora circa, quando il principio della seconda si è sovrapposto alla coda della prima. Siderale invece la distanza di toni, argomenti, sentimenti, finanche modo di presentarsi, esibirsi, stare sul palco.

    Demagistris chiude campagna elettorale

    Una piazza più da governo, quella della Lega, che ha radunato in piazza Prefettura a Catanzaro tutti i candidati delle tre circoscrizioni calabresi, invitati a salire sul palco da un troppo frettoloso e sbrigativo Cataldo Calabretta, che ha lasciato scivolare via i nomi dei candidati senza particolare enfasi. L’attesa era chiaramente per il Capitano, secondo il nomignolo che a Salvini ha affibbiato con successo Luca Morisi, il creatore della Bestia social tanto bestia che a furia di cavalcarla poi va a finire che ti sbrana, come ha detto qualcuno in questi giorni. Ma Calabretta per fortuna deve guadagnarsi il successo presentando i bilanci malconci della Sorical e non il festival di Sanremo. Una piazza più da governo quella della Lega, beninteso, costruita visivamente con più soldi, più gazebo, più metallo, meno economia e maggiormente in apparenza, rispetto a quella più sgherrupata, più artigianale, minori luccichii, più in economia quella di de Magistris in Piazza Matteotti. Una piazza più di lotta, insomma, stretta intorno all’outsider di queste elezioni regionali di cui ancora non si conosce il valore pesato nelle urne ma di cui tutti vociferano una discreta penetrazione d’opinione, che qualcuno qualifica come radical chic appellandosi alla più facile e scontata delle etichette, ma che si scontra con la constatazione di presenze agli appuntamenti non sovrapponibili a quella.

    Salvini a Catanzaro

    Per tranquillizzare i supporter leghisti, quantitativamente molto distanti in presenza oggi rispetto per esempio a due estati fa, quando il Capitano, davanti al Nocchiero di Soverato, infilzava chilometriche file di selfie, il palco alla prefettura non si è diviso in due. Da qui la Lega di governo, quella che si vorrebbe impersonata da Giorgetti e quella di lotta o semplicemente di rincorsa a Meloni, impersonata da Salvini. Tutti insieme appassionatamente, invece, supportati dalla presenza di senatori e deputati provenienti dalla vicina Sicilia, dalla vicina Puglia, dalla vicina Basilicata, finanche dal vicino, con il cuore si intende, Lazio. Tutti vicini alla Calabria, insomma, beneficiata dalla decisone del leader di tenere proprio a Catanzaro il comizio di chiusura, unico dei leader nazionali a tenersi lontano dalle grandi città. I maligni dicono che Matteo l’abbia fatto a bella posta, per tenersi lontano dalle ruggini delle amministrative che rischierebbero di rovinargli l’impeccabile completo blu cobalto, e godersi in santa pace il pronosticato successo della coalizione di appartenenza. Anche perché, se vince Occhiuto, vincerebbe anche Spirlì, secondo l’accordo che sembrava di ferro e che ultimamente è diventato di un metallo più flessibile, tendente alla ruggine, appunto, secondo quanto spifferato con nonchalance da Giorgia Meloni proprio nella stessa piazza solo un paio di settimane fa. Spirlì. Se non ci fosse sicuramente lo spettacolo ne risentirebbe. Il microfono, prima che al Capitano, è passato a lui, governatore in seconda convocazione ma sempre governatore vigente e vice governatore in divenire. Non aveva neanche terminato la prima frase di prova al saltello oratorio prima di spiccare uno dei voli pindarici per i quali è ormai famoso, che da dietro la prima transenna spunta il cartello contro Salvini e l’omofobia. E giù randellate contro l’espositore e contro la falsa integrazione di genere propugnata dalla sinistra. Da qui prendersela con la “signora dei vetrini”, ovvero la neurologa candidata presidente del centrosinistra Amalia Bruni, il passo è stato breve: “Ha spedito un vetrino in America ed è diventata famosa”. Come sintesi sarebbe anche efficace, qualora suffragata dai fatti.

    Salvini a Catanzaro, Spirlì contro ragazzo nel pubblico

    Prima di Spirlì, tra gli altri, era stato il turno di Domenico Furgiuele, deputato leghista di Lamezia Terme. A un certo punto ha fatto una divagazione storica che sembrava di ascoltare il Michetti candidato del centrodestra a Roma, che rifuggendo dai temi del momento, si inerpica sui sette colli fatali della Roma antica. Parlando dei calabresi di allora, un po’ Bruzi e un po’ Itali, che tennero testa anche alle truppe imperiali, nel sostenere che queste non sono terre di conquista si è lanciato in un temerario “Nua simu calabrisi”, che non traduciamo dalla lingua nicastrese perché comprensibilissimo. Quando entra Salvini, lo fa sulle note della Turandot: Vincerooooò Vinceeeeerooooò. E giù l’apoteosi.

    Francesca Prestia e Danilo Gatto
    Demagistris chiude campagna elettorale

    Dall’altra piazza, intanto non era il Canto degli Intillimani che si ripete sempre uguale, ma qualcosa di simile. La cantastorie Francesca Prestia ha fatto di suo Bella Ciao, ha duettato con Danilo Gatto l’Inno a Riace, con il pensiero rivolto a Mimmo Lucano e alla sentenza che ha fatto tanto discutere e anche, tanto indignare l’ex magistrato Luigi de Magistris, salito sul palco circondato dai candidati delle sue liste e supportato dal collaboratore di Giustizia Pino Masciari. Ha fatto un po’ impressione ascoltare De Magistris con alle spalle il Palazzo di giustizia dove ha lavorato per dieci anni criticare la sentenza di Locri, non fosse altro per il raffronto con tante altre sentenze assolutorie lette nei tribunali calabresi in fatto di corruzione e truffe. Meno luccichii, sul palco e anche nei dintorni. Piazza Matteotti, che dovrebbe essere una delle più illuminate di tutta la città non fosse altro per la presenza incombente e massiccia di un obiettivo potenzialmente sensibile come il palazzo di Giustizia, non si sa per quale motivo, è viceversa una delle peggio servite dalla pubblica illuminazione. Forse per non disturbare il sonno dei Caduti, che hanno proprio lì il loro bronzeo monumento. Meno luce, però, equivale a maggiore atmosfera. Come nella vecchia pubblicità di Tutto il calcio. Se il tuo candidato ha vinto, brinda con… Se ha perso, consolati con… Completare a piacimento. Le 15 di lunedì 4 ottobre si avvicinano inesorabili. E non ci sarà secondo tempo.

    Più informazioni su