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Ponte sullo Stretto, Legambiente Calabria ad Occhiuto: “No a cattedrali nel deserto” 

"L’ipotetico Ponte di cui si parla da decenni, oltre a posizionarsi in una  zona ad alto rischio geotettonico e sismico, metterebbe a rischio la conservazione di ambienti marini, costieri ed umidi protetti"

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    Appena pochi giorni fa, nell’augurare buon lavoro al neo-eletto presidente, Legambiente Calabria auspicava che il nuovo governo regionale volesse “stare dalla parte giusta della storia” e, nel sottolineare la gravità della crisi climatica ed ambientale, chiedeva una visione strategica sul futuro per realizzare una reale transizione ecologica.

    Purtroppo la recentissima dichiarazione del presidente Occhiuto sulla necessità di realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina, va in senso contrario al necessario mutamento di prospettiva.

    “Per risolvere i tanti e gravi problemi della Calabria – commenta Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – occorre un deciso cambio di rotta rispetto al passato. La nostra associazione ha più volte ribadito che la politica deve smetterla di pensare a costruire costose cattedrali nel deserto senza affrontare le vere questioni. È indispensabile agire con concretezza nella direzione di uno sviluppo eco-sostenibile della Calabria. L’ipotetico Ponte di cui si parla da decenni, oltre a posizionarsi in una  zona ad alto rischio geotettonico e sismico, metterebbe a rischio la conservazione di ambienti marini, costieri ed umidi protetti e di eccezionale bellezza. Inoltre il Ponte sullo Stretto, progetto che ha già sprecato tanti fondi, utilizzerebbe ingenti risorse pubbliche che potrebbero avere ben altra destinazione rischiando, oltretutto, di creare circuiti illegali senza attivare reale sviluppo, tantomeno sostenibile e green”.

    “Le risorse pubbliche – conclude Anna Parretta – vengano utilizzate per  creare occupazione e lavoro duraturo mediante una efficace economia circolare a partire dal ciclo dei rifiuti e dalla realizzazione degli impianti del riciclo ed attraverso politiche di tutela dell’ambiente che agiscano prioritariamente nei settori della depurazione, del dissesto idrogeologico e della mobilità sostenibile”.

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