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Il Pd cittadino alla ricerca del papa bianco

Attivo degli iscritti ai circoli con le analisi del voto regionale e le proiezioni sul voto di primavera: le idee ci sono, la coalizione pure, manca ancora il nome su cui puntare come nuovo sindaco di Catanzaro

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    Eppur si riunisce… Mancava solo la spessa coltre di fumo e la rassegna di bandiere di partito sullo sfondo e le foto di passate glorie sulle pareti.

    All’attivo cittadino del Pd, tenuto questa sera nel circolo di Catanzaro centro in Galleria Mancuso, per il resto gli ingredienti c’erano tutti, anche la passione e la tensione dei tempi andati delle sezioni, finanche la presunzione di svolgere critica e autocritica sulle scelte recenti e l’improntitudine di voler voltare pagina pensando all’obiettivo prossimo venturo: le amministrative di primavera, c’è chi dice aprile, chi maggio o giugno 2022, che daranno a Catanzaro un nuovo sindaco e un nuovo Consiglio comunale.

    Salvatore Passafaro coordinatore dei segretari dei circoli cittadini ha svolto la breve introduzione davanti a una sala occupata nei posti a sedere e finanche stretta sulle pareti di fondo, a testimoniare un interesse che permane nello zoccolo duro degli iscritti e dei simpatizzanti, come d’altra parte si può agevolmente evincere dall’ultimo risultato elettorale del partito in città che può gloriarsi del consolatorio primato delle preferenze tra le diverse liste in competizione.

    Un 13,18 per cento che, se segnala una regressione rispetto alle regionali del 2020, testimonia di una presenza nel corpo elettorale non rappresentata in Consiglio comunale, dove il gruppo Pd non esiste più per il progressivo cedimento delle postazioni.

    Situazione anomala ma paradigmatica di quella più generale del partito negli organi a livello provinciale, con una federazione che non ha più un segretario oltre che non avere una sede fisica, con organi delegittimati dall’insussistenza delle componenti e dalla evanescenza delle riunioni, e a livello regionale, con un commissariamento che si protrae ormai da quattro anni in spregio alle stesse regole di statuto che ne imporrerebbe il termine entro un anno dal suo inizio.

    Impietose le analisi del voto regionale, da cui sarebbe stato realmente impossibile sottrarsi, anche per il loro valore predittivo rispetto alla linea di conduzione della battaglia di primavera.

    Da Mario Russo, Lino Puzzonia, Antonio Minniti, Enzo Bruno, Mario Paraboschi, Fabio Guerriero, Massimiliano Cassandra, Bruno Talarico, Angela Robbe, Franco Citriniti, Donato Veraldi, pur con diversi accenti, unanime la critica alla persistenza di un commissario regionale che deviando dalla primitiva funzione di risolutore dei problemi, già notevoli, ne è entrato a far parte.

    Una constatazione che dai teoremi di principio si è fatta caso pratico in seguito alle testimonianze in presa quasi diretta di Enzo Bruno e di Fabio Guerriero, reduci dallo scontro elettorale appena concluso che il secondo ha condotto con indubbio successo personale anche se non suffragato dalla elezione, e che il secondo ha dovuto obtorto collo saltare per decisione unilaterale, improvvisa ed eterodiretta da direttive correntizie anche in evidente disprezzo delle volontà della base in favore della candidatura, poi premiata dalle urne, di Ernesto Alecci.

    L’accenno all’altra pietra dello scandalo nelle concitate fasi pre elettorali, ovvero alla candidatura sfumata di Francesco Pitaro, è arrivata solo di sfuggita, e non approfondita, da parte del coordinatore Passafaro.

    C’è stato peraltro il pregio in questo attivo, aperto al pubblico e alla stampa, della trasparenza e della chiarezza, nel dare nome e cognome alle inquietudini interne e al disagio personale di molti degli intervenuti.

    Si potrebbe citare ad esempio Fabio Guerriero che ha definito la candidatura di Amalia Bruni, pur encomiabile persona, “l’antitesi della politica, nata solo per contrastare in chiave civica l’insana candidatura di de Magistris”.

    Ma tutti gli interventi hanno manifestato insofferenza verso la situazione attuale del partito, tanto che da più parti è giunta l’invocazione di un commissariamento della federazione in attesa che al più presto, e senza dubbio entro la fine dell’anno, si giunga alla celebrazione dei congressi ai diversi livelli statutari.

    C’è l’occasione da sfruttare del tesseramento in corso che è essenzialmente on line, una trovata per sottrarlo ai procacciatori e detentori di pacchetti, con il contentino di tre giornate di tesseramento fisico nei gazebo previa autorizzazione e presenza della commissione provinciale del tesseramento che allo stato manca proprio a Catanzaro.

    E c’è l’occasione, per Catanzaro, della prossima tornata elettorale amministrativa alla quale il Pd cittadino non vuole arrivare impreparato.
    Per questo motivo già da mesi i circoli cittadini sono in prima linea nella costruzione del campo largo del “Nuovo centrosinistra”, cosiddetto perché, accanto alle tradizionali alleanze di partito, si è aperta una collaborazione diretta sia con i Cinquestelle che con diverse aggregazioni civiche. Sempre in vista delle amministrative, prima mossa è il programma di idee, ha assicurato Passafaro.

    Non solo perché è giusto dire in anticipo come salvare la città dal declino al quale sembra destinata. Ma anche perché esperienza insegna che le coalizioni incentrate sui nomi a prescindere dalle idee sperimentano un clamoroso flop. Aiuterà in questo senso lo svolgimento in novembre di una delle Agorà preannunciate dal segretario nazionale Enrico Letta che quasi sicuramente si terrà a Catanzaro. Il che non vuole sottovalutare il problema degli uomini a servizio del programma.

    Di coloro cioè che dovranno costituire la lista del Pd per Palazzo De Nobili, e in questo senso si sollecitano candidature e segnalazioni. Ma, soprattutto, del candidato sindaco intorno a cui deve coagularsi la coalizione, che, necessariamente, deve essere individuato in largo anticipo rispetto al passato, quindi entro il mese di dicembre, e in anticipo anche sul centrodestra cittadino per sfruttarne anche l’evidente crisi di tenuta nelle sue componenti storicamente costituite.

    Con la preferenza, se possibile, a un papa bianco, nel senso della provenienza interna al partito e ala coalizione.

    I papa neri, pur fascinosi, meglio riservarli per altri ambiti. Alla fine, approvati dall’assemblea i punti da trasferire nel documento di sintesi che nei prossimi giorni sarà sottoposto all’attenzione degli iscritti e della città.

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