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La giunta Occhiuto alla prova del quasi nuovo

Qualche concessione alle vecchie consuetudini politiche nella distribuzione degli incarichi, l’inclusione delle liste forti e l’obbedienza alle ragioni di partito. In attesa di conoscere l’assessore vacante. Ma diversi indizi portano a Bertolaso

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    Bene. Abbiamo la nuova giunta della Regione Calabria. Giunge, si perdoni il bisticcio, a un mese abbondante dalle elezioni regionali che avevano già dato un nuovo presidente, un nuovo Consiglio, e, a cascata, una nuova idea (al momento solo quella, considerata la proroga delle passate competenze) di organizzazione dell’alta burocrazia regionale. Tutto nuovo, quindi, in Regione. Ma anche no.

    È vero che Roberto Occhiuto rimarca con malcelata soddisfazione il rispetto dei tempi statutari coincidente con quelli che si era autoimposto. Questo, si dirà, è già un grande passo in avanti, un riverbero del sogno vero di tutti i calabresi, vivere agire pagare le tasse in una regione normale. A ben vedere, rispettando i tempi, e invocando che anche il Consiglio regionale convocandosi per lunedì 15 novembre, faccia lo stesso, Occhiuto al momento ha fatto metà del suo dovere, avrebbero detto i genitori di un paio di generazioni passate ai figli ala presentazione per la firma genitoriale della pagella del primo trimestre improntata a faticata sufficienza.

    Ci sono poi, a leggere la lista riverberata dalle labbra stesse del presidente a completo aggio davanti le telecamere, nomi effettivamente nuovi ai più, ma di sicuro ben noti al presidente, se è vero quanto ha raccontato nelle scorse settimane di volere le mani libere nella scelta degli assessori pur nella stretta collaborazione con i partiti della coalizione. E noti, ovviamente, a quanti, di quei partiti, hanno avuto per delega e funzioni l’opportunità di intavolare con Occhiuto nomi e volti degli assessori della XII legislatura. Dopo l’associazione mentale di un grande punto interrogativo accanto ai nomi di Giusy Princi e di Rosario Varì rispettivamente quali vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico, rapide e compulsive ricerche biografiche sulla rete hanno collegato la prima all’influente deputato reggino di Forza Italia Francesco Cannizzaro e il secondo all’altrettanto autorevole senatore vibonese forzista Giuseppe Mangialavori, ovvero i due politici che hanno in mano il partito di Berlusconi in Calabria.

    Per il resto, la distribuzione per area politica delle cariche ne vede assegnate una ancora a Forza Italia (Gianluca Gallo all’Agricoltura), una alla Lega (Tilde Minasi alle Politiche sociali), due a Fratelli d’Italia (Fausto Orsomarso al Turismo e Filippo Pietropaolo al Personale), con la postilla non dichiarata che andrà alla Lega l’equivalente consiliare del posto in giunta, ovvero la presidenza che, per unanime pronostico, verrà attribuita a Filippo Mancuso. Nella dichiarazione resa da Occhiuto, c’è la promessa alle liste escluse di avere la prima scelta celle cariche che contano in Consiglio regionale (Ufficio di presidenza e presidenza della Commissioni) e la suspence per il posto in giunta che manca alla lista.

    Associando il punto interrogativo alle deleghe in questione non nominate, Ambiente e Infrastrutture in primis, il pensiero corre subito a Guido Bertolaso del quale probabilmente Occhiuto sta cercando di vincere le residue resistenze a un impegno gravoso ma allo stesso tempo intrigante per l’ex commissario della Protezione civile nazionale soprattutto per le competenze che in caso assumerebbe per portare al termine l’ardua missione dei quattro nuovi ospedali calabresi.

    La distribuzione geografica, la rappresentanza territoriale, l’altro parametro che garantisce l’equilibrio formale delle giunte regionali, vede in prima posizione l’area reggina, con due posizioni (Princi, Varì e Minasi) e la cosentina (Gallo, Orsomarso e lo stesso Occhiuto), a seguire la vibonese (Varì) e la catanzarese (Pietropaolo, con la probabile aggiunta della presidenza del Consiglio). Escluso il crotonese, per ragioni generali di ridotta influenza politica che andrebbero indagate più a fondo.

    In tutte queste novità, o parvenze di queste, c’è da registrare una clamorosa smentita di quanto i commentatori e gli osservatori politici sono andati costruendo nelle settimane precedenti, in questo non smentiti ma anzi tacitamente rassicurati dall’entourage presidenziale, ovvero la regola che nessun assessore della precedente giunta, se pur confermato, avrebbe assunto la stessa delega. I casi di Gallo all’Agricoltura e di Orsomarso al Turismo sono lì a smentirlo, con il carico di sicure e snervanti trattative svolte a riflettori spenti. E con la considerazione che, dal punto di vista formale, non è tutto nuovo ciò che brilla alla luce del sole. Per quanto riguarda la sostanza, poi, non c’è che da attendere. In fondo, è quello che interessa.

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