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Ndrangheta, Ferro: “Antimafia vicina a sindaci per cambiare”

La volontà è quella di agire per bandire chi nella fase post Covid sfrutta capitali illeciti per poter acquisire attività commerciali oggi in difficoltà

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    Abbiamo scelto un periodo successivo anche rispetto a report che abbiamo avuto. E oggi chiudiamo su Reggio Calabria, città alla quale non si può mettere l’etichetta di ‘ndrangheta che è ormai in tutta Italia e
    in alcuni casi ha anche varcato di tanti altri Paesi. Veniamo qui con la volontà di poter agire su questo territorio, bandire chi nella fase post Covid sfrutta capitali illeciti per poter acquisire attività commerciali oggi in difficoltà e utilizzarle come lavatrice piuttosto che come forme di investimento”. Lo ha detto la deputata Wanda Ferro, segretaria della commissione Antimafia, a margine delle audizioni in corso a Reggio Calabria.

    “Anche le amministrazioni – ha aggiunto – saranno sotto il nostro occhio attento. Questa è la provincia col maggior numero di Comuni sciolti e vogliamo esserci anche come presidio accanto ai sindaci, non soltanto con lo sdegno della denuncia ma anche col coraggio per cambiare, così diceva qualcuno. Senza amministrazioni si perdono i fondi. Bisogna dotare le amministrazioni di figure tecniche anche per i tempi molto celeri del Recovery Fund così da poter agire anche con una burocrazia più snella. Auspichiamo che in questo la Regione sia un trait d’union per facilitare lo sviluppo che significa mobilità, transizione ecologica e sostegno al Mezzogiorno perché se riparte il Mezzogiorno riparte l’Italia intera. I comuni sciolti sono sempre una ferita indelebile per la cittadinanza perché spesso i commissariamenti diventano momenti di stallo e di verifica ma non di amministrazione. Quando i comuni vengono sciolti più volte, spesso le cose vengono rese più difficili dall’incapacità di tanti a scendere in campo in prima persona, com’è stato l’esempio di San Luca che con Klaus Davi e brillanti energie provenienti dalla società civile hanno giocato la scommessa di una democrazia compiuta attraverso il confronto tra due liste. Avremmo auspicato che questo avvenisse anche negli ultimi comuni sciolti ma pare che l’esito sia stato di 27 voti in un caso e 68 in un altro. La politica dev’essere una cosa che impegna tutti. Ogni cittadino deve scendere in campo e metterci la faccia per dare dimostrazione che lo Stato siamo tutti noi, ognuno per la sua parte. Così avviene anche per i media, non sempre esenti da controllori e da controllati. Questo è un dibattito che personalmente aprirò oggi in commissione alla presenza dei giornalisti che andremo ad audire. A questo si aggiunge l’incapacità di uno Stato di mettere in campo le energie migliori”.

    “Per quanto riguarda la politica – ha detto Ferro – nessuno purtroppo è stato esente da incidenti. Abbiamo cambiato la famosa norma Bindi sull’eventuale possibilità di presentare le liste in antimafia con un congruo anticipo quindi di poter cambiare l’esito qualora fosse stato negativo su un’eventuale incandidabilità e sostituirlo con la segretezza del nome. Ma non è sufficiente: ci vorrebbe una banca unica dati dove, nell’era di internet, con un click si può capire il percorso delle persone. Poi, purtroppo tutto ciò che è in itinere è coperto da segreto e non è permesso nemmeno a noi sapere se domani qualche altro incidente ci sarà. Auspichiamo che le persone che si candidano abbiano la consapevolezza che se non hanno intenzione di fare politica in modo certo troveranno in noi il peggiore nemico”.

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