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Valerio Donato si candida: l’intellighenzia catanzarese è servita

Una candidatura politica ma non partitica per un governo di salute pubblica che eviti la caduta della città nel burrone cui sembra precipitare

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    La scusante adesso non regge più: tutti coloro che finora hanno lamentato l’estraneità della migliore intellighenzia alla politica cittadina, non hanno (o non avrebbero) motivo a più dolersi. Valerio Donato, che di quel mondo è uno dei rappresentanti più quotati e più in vista, si candida a sindaco di Catanzaro nelle prossime amministrative di primavera. Sessantadue anni, ordinario di Diritto privato alla Magna Graecia di Catanzaro, presidente della Fondazione d’ateneo, affermato patrocinante in Cassazione, ha convocato stampa, e bit media nel suo studio privato che si affaccia sulla piazza Matteotti per dare seguito a quella che si potrebbe definire una chiamata collegiale all’assunzione di responsabilità e insieme il culmine della sua esperienza umana e professionale.

    Generico dicembre 2021Valerio Donato

    Non è, la sua, una candidatura partitica, anche perché non è legata alle indicazioni e alle suggestioni che avrebbero potuto provenirgli dal partito in cui convintamente milita, anzi.

    La sua ultima uscita pubblica, appena una settimana fa, è stata proprio durante l’assemblea dei circoli cittadini del Partito Democratico dalla quale è scaturita l’indicazione a presentare il nome di Nicola Fiorita, altro docente universitario ma di Diritto ecclesiastico all’Unical, alla coalizione del Nuovo Centrosinistra quale destinatario dello speciale gradimento degli iscritti. Valerio Donato si candida, e lo fa autonomamente, su ispirazione non partitica, ma sicuramente politica, e su sollecitazione di una fascia di elettorato, assicura, molto ampia che solo per ragioni di discrezione e di riserbo non indica con precisione, ma sicuramente espressione di un vasto campo di opinione pubblica che, come lui, è consapevole dello stato marginale in cui versa Catanzaro.

    É, chiaramente, una decisione soppesata e frutto di lunghe indagini interpersonali e interprofessionali, sorrette dall’idea di avere raggiunto oramai un grado di maturità professionale, di sagacia tecnica e di sensibilità politica tale da essere anche moralmente obbligato a metterlo a disposizione della città in cui è nato, si è affermato e che si trova a un bivio non più eludibile, anche in considerazione delle opportunità connesse al Pnrr: scivolare irrimediabilmente nel burrone oppure uscire a rivedere le stelle.

    Donato è troppo perspicuo per non essersi posto il problema storico degli antecedenti che mal depongono verso la frammentazione della sinistra nelle competizioni elettorali a svolgimento maggioritario. Ma questo non lo esime dal presentarsi alla competizione, senza considerare chi potrebbe trovare quale avversario allineato ai nastri di partenza. La sua candidatura non è contro nessuno, anche se non può sottrarsi al giudizio impietoso che traccia verso chi più di altri ha avuto responsabilità politiche e gestionali negli ultimi decenni.  E certamente non potrebbe mai percorrere una strada comune con le forze del centrodestra, anche se non nasconde che in passato anche da quella parte gli sono giunte sollecitazioni e proposte, tutte rispedita al mittente, con l’educazione che lo contraddistingue, non disgiunta dall’abituale fermezza.

    Ma non chiede nemmeno l’imprimatur del suo partito se il Pd ritiene nella propria potestà politica di dovere e volere percorre altre strade, segnatamente quella intestata a Nicola Fiorita, liberissimo di farlo.

    La candidatura di Donato sarà, a prescindere da chi, forza politica o movimento civico, vorrà offrire appoggio e contributi. Il dado è tratto, e il Rubicone non sarà mai così turbolento dal distoglierlo dall’obiettivo. Il professore chiamerà a raccolta tutti, gli elettori di sinistra, lui che ha militato nel vecchio Pci, e gli elettori di destra, per i quali è pronto, a quanto pare, a operare la distinzione giovannea tra peccato e peccatore, e offrire un orizzonte verso il quale orientarsi: la rinascita di un capoluogo, ma prima ancora di una città e, ancor prima, di una cittadinanza dispersa, disorientata, immiserita negli attributi di civiltà sociale e culturale oltre che nelle opportunità economiche. Non ha, il professore, ricette preconfezionate né agisce sula presunzione di potere risolvere la crisi cittadina con il solo essere sindaco, non potendo invero farlo né lui né chiunque altro.

    Più che parole d’ordine, o slogan, o facili soluzioni, Valerio Donato offre indicazioni metodologiche, tutte convergenti nel fornire occasioni di convergenza e circolarità intorno alla città come storicamente e geograficamente costituita nelle sue specificità di quartiere che vanno riportate a osmosi, offrendo spunti e opportunità per chiunque di sentirsi abitante di un quartiere e partecipe di tutta la città. Applicando la regola basilare dei quindici minuti necessari e sufficienti a raggiungere qualunque posto della città partendo da qualsiasi punto di essa. La regola può valere per Gagliano come per Santa Maria o per Lido, così come per le istituzioni culturali e politiche, per l’Università così come per il Teatro o per i Parchi. Occorre conferire interesse alla città, apportando movimentazione e scambio, aprendo percorsi di eccellenza e di alta formazione che possano interessare non solo i catanzaresi, ma tutto il bacino regionale.

    I punti di appoggio non mancano, e Valerio Donato li cita qui e là, in un discorso che ancora non è programmatico ma propedeutico senz’altro sì. Ci sarà occasione di meglio definire termini e condizioni, in una assemblea pubblica che si rifà all’inattuata opportunità offerta dallo Statuto comunale, quella Conferenza dei cittadini di cui Valerio non indica ancora la sede di svolgimento, ma precisa la data: il 28 gennaio 2022, giorno nel quale saranno disvelati con precisione adesioni e programmi. Sarà quella la sede nella quale le suggestioni di massima, quali il Politecnico delle Arti, gli Istituti di Istruzione tecnica superiore, l’Alta Formazione alla digitalizzazione, l’osmosi tra studio, ricerca e impresa, usciranno dalla nebulosa delle idee per trasferirsi nel campo del fattibile. Questo è quanto Valerio Donato ha inteso comunicare ai cittadini e agli elettori catanzaresi. Inutile tentare di fare emergere il substrato di proponimenti, indicazioni e interlocuzioni precedenti la volontà manifestata, né cercare di stimolare la tentazione di seguire la sirena tutta dem delle primarie, vuoi di partito che di coalizione, non esistendo i presupposti, considerata la totale autonomia della candidatura.

    Durante la conferenza, e solo su stimolazione deli giornalisti. Una sola volta viene fatto il nome di Sergio Abramo quale sindaco uscente e tanta parte di ultima e penultima gestione del potere, una sola volta quello di Nicola Fiorita quale probabile e duale corno del dilemma dell’elettore di sinistra, e una sola volta quello di Salvatore Scalzo, a indicare una stagione forse irripetibile di speranze ben coltivate e mal riposte. C’è però una formula che sfugge al professore Donato per indicare la sintesi politica e di programma: il suo sarà, qualora glielo consentano i concittadini, un governo di salute pubblica. Con ciò evocando inconsueti e finora inediti scenari.

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