Lino Puzzonia: nelle vicende ultime del Pd catanzarese ci sono troppi “dimentichi”

“Molti iscritti dopo l’indicazione per la candidatura lamentano incoerenze e prese in giro: da che pulpito…”

Più informazioni su

    Negli ultimi giorni ho letto numerosi interventi provenienti da esponenti di quello che per tutta la mia ormai non breve vita di militante (51 anni sono lunghi) è stato il mio partito, il Partito democratico. Ho visto tante affermazioni e mi è venuto in mente un adagio: “da che pulpito viene la predica”. 

    Domenico Giampà, segretario provinciale, invoca lo statuto per ricordare ai suoi iscritti che non possono candidarsi o schierarsi apertamente contro il partito specialmente in una tornata elettorale cui il PD attribuisce una grande importanza. Dimentica però che solo poco settimane fa ha accettato di diventare segretario della Federazione provinciale solo dopo che una sedicente commissione di garanzia ha cambiato, in corso d’opera, le regole congressuali violando non solo lo statuto ma ogni elementare norma democratica. 

    A richiamarlo è proprio l’ex segretario Gianluca Cuda che dimentica di aver violato anche lui ogni regola all’epoca della composizione delle liste suggerendo, d’accordo con l’appena riconfermato presidente, delle candidature letteralmente inventate e violando le decisioni quasi unanimemente assunte dalla Direzione e infine accettando una candidatura, non richiesta e non voluta come lo stesso ha ripetutamente dichiarato, pur di impedire che potesse essere democraticamente messa in discussione l’elezione del designato. Era infatti mutato il quadro politico complessivo. Dopo un quinquennio di compromesso tra un segretario privo di ogni iniziativa politica e che aveva finanche chiuso la sede della Federazione a Catanzaro e poi la fuoruscita dei due notabili che avevano monopolizzato il partito nel decennio precedente bisognava ricominciare da capo. Il designato veniva allora eletto ma, per prolungare ancora il principio che il partito è al servizio degli eletti e non il contrario, era necessario assicurarsi organismi di partito che non sfuggissero a tale logica. 

    E veniamo ai pulpiti più recenti. Un gruppo consistente di iscritti si dichiarano “gabbati” dalle decisioni sulla candidatura di Nicola Fiorita reclamando che vi è stato un esproprio delle decisioni del partito della città, dimenticando di avere colpevolmente contribuito alla “normalizzazione” del PD catanzarese che stava portando avanti un percorso di partecipazione più ampia.                                                                                                                     Chi semina vento raccoglie tempesta e lo dico a tutti ma, come qualcuno mi ha ricordato in passato, c’è chi l’esperienza in più, per non commettere questi errori, avrebbe dovuto avercela. 

    Rimangono i “don Abbondio” di questa nostra storia: quelli che non hanno saputo resistere alla temperie. Certo se si è vasi di coccio in mezzo a vasi di ferro certamente è difficile, ma per fortuna questi ultimi non sono almeno finora saliti sul pulpito.

    Lino Puzzonia
    Già militante politico ma sempre cittadino
    (l’autore è ex segretario, dimissionario dal partito, del Circolo Pd Catanzaro Ovest)

    Più informazioni su