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Valerio Donato: senza compromessi con tutti, ma con due eccezioni

Tallini e Abramo esclusi a priori dalla convergenza trasversale che si registra su “Rinascita”. La manifestazione al Supercinema, le domande di Martina Carone

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    Generoso e riservato. In queste due parole Valerio Donato restringe il succinto autoritratto che gli chiede Martina Carone sul palco del Supercinema all’inizio della manifestazione di effettivo avvio della campagna elettorale, quando ormai il suo battello con su scritto “Rinascita” ha mollato definitivamente gli ormeggi che lo legavano al molo originario di centrosinistra per prendere il largo, nel mare libero da legature di partito, ideologiche, finanche moralistiche o giustizialiste.

    Gli chiede anche conto, l’intervistatrice, dello slogan scelto, che ha fatto parecchio riflettere – “Con Tutti Senza Compromessi” – e si scopre che il copy è di Gianni Parisi, evidentemente restituito ai voli di fantasia dopo aver marciato per lunghi mesi sugli aridi e difficoltati sentieri del Sant’Anna Hospital.

    Ma in ogni caso, si percepisce che Donato, di cui si dice essere oltre che generoso e riservato leggermente supponente per alta considerazione di se stesso, viceversa delega a chi ha competenza.

    Generico marzo 2022

    Lo si intuisce dai particolari minuti della macchina elettorale, dalla grafica elegante e insieme robusta con cui sono costruiti manifesti poster e fotografie, dalla giusta capienza di sala scelta per la manifestazione, né troppo grande per scongiurare eventuali ammanchi di partecipazione né troppo piccola per immiserire l’evento ancor prima del suo svolgimento.

    Lo si capisce dalla scelta dell’interlocutrice, volto non ancora sovraesposto mediaticamente ma già noto agli addetti, e, anch’ella, competente per titoli – titolare di un insegnamento a Padova – e per esperienza – collaboratrice di testate nazionali e di quella sorta di catalizzatore di sondaggi quale Youtrend.

    Generico marzo 2022

    Carone chiede al professore alcune cose interessanti, per esempio come l’avranno presa a Roma questa sua smania si svincolarsi dall’abbraccio coibente dei partiti nazionali e il professore risponde a Carone, in termini molto più forbiti ed eleganti di quanto qui ci si appresta a riferire, che non gliene può impipare di meno, perché una volta tanto è bene a Roma non si accontentino delle bandierine che i vincitori di turno in periferia portano loro come segno della vittoria conquistata sul terreno al prezzo di sorvolare completamente sul soddisfacimento dei veri bisogni della gente.

    Su questo, Valerio Donato vorrebbe discutere con i tanti che lo criticano per la trasversalità manifestata dall’inizio, voluta e ricercata scientemente e non sotterfugio di bassa lega, tanto per prenotare poltrone, incarichi e prebende.

    Per il leader di “Rinascita”, come chiama la sua coalizione e, probabilmente chiamerà la lista proprietaria, essere trasversali, raggiungere più corde e più interessi politici è un pregio e non un difetto, una virtù cardinale e non un peccato capitale.

    Se proprio qualcuno lo intende in senso negativo, di più, spregiativo, eccolo pronto a citare Alecci – al consigliere regionale del PD non attribuisce neppure il nome di battesimo, forse non lo ricorda – come fautore del ben noto omonimo “lodo” che in quel di Soverato cercò appoggi elettorali nella destra e anzi pubblicamente li esternò.

    Così come ne ha per Nicola Fiorita di cui rivela tentativi, per la verità sfuggiti finora ai più, di cercare appoggi negli ambienti del centrodestra cittadino pubblicamente avversati.

    “Con tutti”, ripete Donato in un passaggio dell’intervista da palcoscenico, non è da prendere proprio alla lettera.

    Due di questo universo mondo sono esclusi da eventuali accordi, giunte o maggioranze consiliari che siano.

    Chissà come si sentiranno Sergio Abramo e Mimmo Tallini in questa ristretta casta di reietti, non ammessi alla repubblica del buon governo – di salute pubblica, lo chiama – cui aspira il professore di diritto privato, loro che sono gli intestatari della consunzione in cui versa Catanzaro.

    Tutti gli altri, par di capire, comprimari e collaboratori di necessità, ne sono viceversa ammessi, purché, beninteso non siano incappati nelle maglie della legge Severino in quanto destinatari di rinvii a giudizio.

    Non per ragioni morali – “diocenescansi” dixit – o giustizialiste, precisa Donato che in quanto avvocato si dice garantista per costituzione e Costituzione.

    Ma semplicemente per questioni di opportunità: “come la metteremo se nel bel mezzo dell’azione di governo qualcuno che potrebbe sedere in giunta viene attinto, sia pure per sbaglio o per eccesso di giurisdizione, da un provvedimento cautelare?”.

    È questo il professore, che qualcuno vorrebbe fin troppo intellettuale per essere predisposto alla risoluzione dei problemi, eppure molto pratico nel modo di prevenirli e affrontarli: “Se la mia proposta riceve tanti consensi da ogni dove, non è semplicemente perché piace di più?”.

    Generoso e riservato, il professore. Ma anche emotivo, il che non guasta mai. Si commuove nel ricordare la sua infanzia, la Catanzaro degli anni Sessanta, il calore spontaneo del quartiere, i primi calci a pallone nelle giovanili del Catanzaro, il ricordo del padre anch’egli portatore sano di passione politica. Ma è solo un attimo.

    Un goccio d’acqua, un applauso del pubblico non pagante, un apprezzamento di Carone – alla quale sussurriamo che non solo a Roma si dice avere “il pallino della politica, come dite voi a Catanzaro?”, sembra Massimo Boldi A tutto gag – e il groppo in gola è superato.

    Agevolato da un bel corto realizzato da Alfa Video, che mostra un Donato pensoso e solitario tra le vie del centro storico, sui contrafforti in faccia al Palazzo di giustizia, sul molo terraneo del porto di Lido, sull’asfalto assolato dei quartieri. Insomma i punti caldi dove di deve fare l’impresa.

    Catanzaro, dice in sottofondo il professore, può rinascere. E gli compare, dietro la barba più sale che pepe, l’ombra di un sorriso.

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