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Tallini a Monitor: ‘Il clima squallido delle interpartitiche del centrodestra’

Il raffronto tra la città di oggi e degli anni Ottanta. Il problema capitale della sosta in centro

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    Quando l’ospite di turno è Domenico Tallini l’aspettativa è che lo scontro verbale sia sempre in agguato e i toni siano destinati inevitabilmente ad alzarsi, privilegiando il sovrapporsi delle voci al ragionamento passibile di ascolto.

    Per una volta, invece, al Monitor condotto da Davide Lamanna e Raffaele Nisticò le cose sono andate diversamente, e l’ex presidente del Consiglio regionale ha potuto dispiegare con la dovuta pacatezza le sue idee e le sue memorabilia, da non disprezzare considerato che il suo primo ingresso in Consiglio comunale risale al 1981, non rinunciando a fornire spunti sulle questioni politiche più attuali, iniziando dall’astenia manifesta del centrodestra cittadino incapace al momento di trovare l’accordo su un candidato di coalizione e favorendo il ripiegare (o l’avanzamento, dipende dai punti di vista) verso la sirena suadente della proposta trasversale di Valerio Donato.

    Secondo Tallini la ragione è di ordine generale, perché è venuta meno la funzione maieutica della politica, ma anche di ordine individuale, perché al venir meno della presenza incidente di personalità affermate della coalizione, come Baldo Esposito, Claudio Parente, Michele Traversa, Piero Aiello e lui stesso, le giovani leve della politica si sono trovate spiazzate e senza guida, in balia delle lusinghe contingenti e non suffragate da obiettivi comuni.

    È il quadro che restituisce il Consiglio comunale odierno nel quale è evidente la dispersione dei consiglieri, pur eletti in liste di partito, verso il gruppone del Misto, da dove è più facile trovare scorciatoie verso soluzioni soddisfacenti le aspettative personali ma scollate dal fine ultimo del fare politica, ovvero il bene della comunità.

    Alla domanda se mai abbia avuto idea o volontà di fare il sindaco, Tallini ha ammesso di non averla mai considerata una postazione a lui adatta – “sono uomo da marciapiede” – soprattutto oggi che molto di ciò che fa un buon sindaco è delegato all’immagine di sé che si porta dietro l’immagine della città.

    Per questo arriva finanche a spendere parole d’elogio verso il professore Donato, che sicuramente sul piano dell’immagine non ha da invidiare nessuno, ma sul quale nutre parecchie perplessità sulla possibilità concreta di guidare una Giunta e un Consiglio dalle componenti così varie da non poter essere ricondotte a unità d’intenti.

    Sulla conduzione del tavolo, sulle famose – e fumose – interpartitiche di centrodestra, il giudizio di Tallini è severo, avendo partecipato in postazione volutamente distaccata, vertendo sull’improvvisazione e sul dilettantismo con i quali i coordinatori regionali, i considerati leader del momento hanno mosso le pedine, iniziando dal gioco della competenza a convocare e terminando con lo spettacolo avvilente del rogo acceso sulle figure di esponenti politici e di eminenti professionisti cittadini, tutti bruciati perché considerati non risorse da utilizzare ma bandierine da esibire, con inevitabili e micidiali veti incrociati: “un clima così squallido personalmente non l’avevo mai registrato”.

    Da parte sua afferma di non avere mai fatto un nome, ritenendo che prima del nome occorra parlare di politica. Pur tuttavia, non nasconde il suo apprezzamento per Antonello Talerico: “una forza della natura. Abbiamo bisogno di persone libere, non di persone che hanno titoli accademici e che all’atto pratico non sanno cosa fare”.

    Sulla possibilità di rientrare in Consiglio comunale da semplice consigliere, Tallini frena gli entusiasmi, perché, nonostante i numerosi inviti che gli sono giunti da molte parti (non cita Forza Italia, di cui è coordinatore provinciale), teme che si esporrebbe alla facile critica di voler essere sempre ai posti di controllo.

    Per cui, probabilmente non sarà della partita. Durante il Monitor, che è visibile sulle pagine di Catanzaroinforma e le sue estensioni social e, in differita, sul canale 16 del digitale terrestre de L’altro CorriereTv, molti gli accenni di Tallini alla storia amministrativa recente e meno recente di Catanzaro, a partire da quella che ritiene l’origine delle difficoltà per la città, ovvero la tripartizione delle province del 193.

    Di converso, rivendica l’azione positiva delle giunte di centrodestra che hanno posto le basi per lo sviluppo futuro di Catanzaro, iniziando dai punti di forza della Cittadella e del quartiere Lido.

    Per ultimo, non manca un suggerimento per il prossimo sindaco, chiunque sarà: primo problema da affrontare e risolvere, la sosta in centro storico. Ci sono gli spazi, ci sono le idee. Le si attuino.

    La città è molto migliorata dagli anni Ottanta, in tutti i sensi, è convinto Domenico Tallini. Però, c’è chi la rimpiange, nonostante il corso fosse asfaltato e le macchine fossero posteggiate in duplice fila e il caos regnasse sovrano. Perché la gente comunque in centro arrivava, comprava, spendeva.

    L’economia circolava e tutti erano contenti, nonostante la città fosse più brutta. Manteniamola bella, dice in sostanza Tallini, apriamo nuovi spazi di sosta, e vivremo, forse non felici, ma più contenti sì.

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