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La congiunzione nazionale e locale che favorisce Valerio Donato

La crisi della coalizione di centrodestra ormai manifesta a livello cittadino trova sponda nella crisi dei rapporti tra e nei partiti centrali. I dubbi sull’applicabilità della legge Severino

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    La congiunzione  – poco astrale ma molto molto terragna – tra dinamiche politiche nazionali e sommovimenti carsici locali sta creando le condizioni adatte a risolvere l’impaccio del centrodestra catanzarese tradizionalmente inteso e nel contempo dà adeguato sfogo alle aspettative dei tanti aspiranti consiglieri di nuovo o già battuto conio che guardano all’esperimento trasversale di Valerio Donato come la via più immediata per arrivare al primo necessario step: essere inseriti in una lista che abbia discrete possibilità di buon posizionamento. Questo è quanto si può affermare con ragionevoli margini di sensatezza quando ormai la fase prodromica delle elezioni, precedente all’indizione della data da parte del governo centrale con la convocazione dei comizi elettorali, si avvia alla conclusione. Lo slittamento della data – si insiste sulle due domeniche del 12 e 19 giugno – ha finora tenuto al caldo i pannicelli del centrodestra del capoluogo di regione calabrese, offrendo la più facile giustificazione all’evidente stallo che ha sinora impedito a Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia di pronunciare il nome del candidato condiviso.

    E, arrivati a questo punto, ci sono ampi margini di probabilità che questo nome non venga più pronunciato.

    Primo, perché l’accordo tra Wanda Ferro, Filippo Mancuso e Giuseppe Mangialavori non c’era né c’è.

    Secondo, perché è a livello nazionale che il centro destra mostra la corda e non assolve più al ruolo di collante adeguato a tenere a bada sia le periferie territoriali – le realtà locali spesso frammentate e ammantate di vero o spurio civismo – e i perimetri di campo – i tentativi di smarcamento in atto soprattutto nel bacino tradizionale di Forza Italia. Cosicché capita che, mentre sono in fase avanzata le trattative per la costituzione del cosiddetto terzo polo centrista, che dovrebbe annoverare la convergenza di Giovanni Toti, Gaetano Quagliariello e forse Matteo Renzi, Filippo Mancuso possa rientrare dalla capitale portando nello zaino l’assenso, non si sa se tacito o di massima, del segretario Matteo Salvini per lo smarcamento della Lega dalla coalizione attraverso la formazione di due liste civiche, delle quali una, Alternativa per Catanzaro, già ampiamente lanciata, la seconda, con qualche assonanza grafica con la Lega, ma nulla di più.

    Per quanto riguarda Forza Italia la via d’uscita passerebbe attraverso la devoluzione a Marco Polimeni e Baldo Esposito da parte del coordinatore Mangialavori della prerogativa di compilare se non la lista di partito qualcosa che le si possa apparentare. Il sottinteso, ma non più tale ormai, che queste formazioni andranno a irrobustire la ‘traversa’ della Rinascita propugnata da Donato.

    Gli unici a tenere alta la bandiera della coerenza e a non voler entrare da subito nel calderone donatiano sarebbero i Fratelli d’Italia, la cui leader, Giorgia Meloni, ha altrove sperimentato il brivido della splendida e altera solitudine in fatto di amministrative. Anche da questo lato del triangolo, però, c’è il dubbio che coincide con la provenienza ‘civica’ di Antonio Montuoro, consigliere regionale che in Consiglio comunale ha raccolto intorno a sé un gruppo consistente di aderenti non necessariamente inquadrabili tra le fila del partito di Meloni e Ferro.

    Non dovrebbe mancare molto all’inveramento pubblico di quanto precede, sotto forma di note o conferenze stampa. Piuttosto, ciò che ha decisamente smosso le acque nelle ultime quarantott’ore è stata l’interpretazione autentica delle parole pronunciate da Valerio Donato in merito all’accoglienza o meno nelle liste di consiglieri o soggetti per i quali potrebbero scattare le incompatibilità dettate dalla legge Severino, oltre alla barriera politica che il professore ha esplicitamente posto per Sergio Abramo e Domenico Tallini imputando loro la responsabilità politica di un’amministrazione da lui giudicata altamente negativa. Il dibattito che ha attraversato molti conciliaboli e creato molti patemi è se e in quale evenienza i consiglieri coinvolti nell’inchiesta ‘Gettonopoli’ possano o meno incorrere nei casi previsti dalla 190/2012.

    Non è cosa da poco, considerato l’alto numero di consiglieri uscenti destinatari degli avvisi, in attesa che si svolga l’udienza preliminare fissata per il 28 aprile prossimo. I pareri, anche legali, non sono univoci. Non è tanto, o non è solo, una questione giuridica. Il fatto è che alcuni hanno intravisto nell’ultima esternazione di Donato in occasione della convention al Supercinema un irrigidimento su questo punto rispetto alla posizione più garantista manifestata in precedenza. La preoccupazione di Donato riguardava la possibile interruzione dell’azione di governo qualora un provvedimento di applicazione della Severino fosse diretto a un componente della giunta o della maggioranza. Facendone una questione di opportunità – il principio di prevenzione applicato alla massima potenza – piuttosto che di rinuncia all’espresso e predicato garantismo.

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