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Speziali coordinatore cittadino Udc: prima l’unità del centrodestra e dopo Donato

I rapporti con Merante coordinatore provinciale, con Tassone e Bordino. I sessanta nomi delle liste

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    Vincenzo Speziali, un piede in Calabria e uno in Libano con forti aderenze nell’establishment cristiano-maronita, si gode l’ultimo incarico conferitogli dai vertici nazionali Udc che va ad aggiungersi all’altro che da qualche mese mostra con disvelato orgoglio, chilometrico (l’incarico, non l’orgoglio): coordinatore regionale Calabria dell’Area di centro e della Federazione popolare dei Democratici cristiani.

    L’Udc si ristruttura a livello territoriale. Antonio De Poli e Lorenzo Cesa hanno nominato Giovanni Merante commissario provinciale di Catanzaro e Vincenzo Speziali commissario cittadino. Sono nomine legate alla necessità di affrontare con nuovo slancio le comunali di Catanzaro?

    “Confermo come il tutto sia stato concordato, non solo per le amministrative di Catanzaro, bensì per una normale strutturazione di questa formazione, in vista della più amplia aggregazione moderata e di comune ispirazione.

    Poi, io più degli altri devo essere attento, propositivo e collaborativo, come non mai, poiché non svelo né il quarto, né il quinto arcano, quando ricordo che nel mio stato di famiglia coniugale mi ritrovo – pure e non solo – la presidenza dell’Internazionale Democristiana, la quale vigila costantemente sul dossier italiano e se le cose non dovessero marciare…

    Smentite potrebbero arrivare, indipendentemente dagli appuntamenti elettorali. Non mi sembra questo il caso, per fortuna, però si ragiona ad alta voce”.

    Speziali, lei mantiene l’incarico di coordinatore della Federazione Popolare dei Democratici Cristiani. Una posizione con uno sguardo su uno scenario non contingente ma aperto a nuove aggregazioni politiche?

    “Non posso che confermare, nuovamente. Proprio domenica sera – in vista dell’incontro di lunedì e martedì mattina con l’onorevole Cesa (segretario nazionale Udc) – ho riparlato con l’onorevole Gargani (presidente nazionale della Federazione popolare dei Democratici cristiani, la quale predilige il rapporto con l’Unione di Centro), il quale è dettagliato al minuto.

    Con l’onorevole Tassone ancora non mi sono sentito, poiché lui dice che non voleva più di tanto interessarsi di questa vicenda comunale (ne ho evidenza di messaggi scritti e vocali), poi attraverso il suo portavoce Vito Bordino (Bordino è segretario provinciale del nCdu, ndr) se apprendo di incontri con un aspirante candidato sindaco, ma tutto va bene: l’importante non è partecipare, bensì contribuire ad esistere.

    Ognuno lo fa a seconda di stimoli e forze proprie. Ne sono felice, è bello vedere incedere ancora grandi aspirazioni e magnifiche passionalità, così si dà dimostrazione di vivere o se non altro di sopravvivere”.

    Ma chi tra Merante e Speziali ha la rappresentanza politica dell’Udc nel dialogo preelettorale cittadino? Si notano differenze non marginali nell’approccio alla coalizione che fa capo a Valerio Donato.

    “Noi democristiani siamo ecumenici, non melliflui. Poi vige pure la regola aurea che mi ha insegnato l’onorevole Gianni Prandini – già ministro e padre dell’attuale presidente nazionale di Coldiretti, a sua volta amico carissimo – ovvero che i numeri sono implacabilmente testardi e cristallinamente veritieri, quindi a fronte di ciò argomento il mio dire, senza infingimenti e con riferimento a prassi, regole, sensibilità e rispetto.

    Parliamo di Comunali? C’è un commissario cittadino con duplice delega, di cui al pari di tutti gli organi di stampa, avete contezza pure voi.

    Mi riferisco a quella della presentazione della lista, anche perché vi sono ben 60 nomi, composti da mondi di comune ispirazione, la cui delega specifica – è bene ricordare – si vede in calce all’intestazione che pure la vostra redazione ha ricevuto all’atto della nomina del sottoscritto, ovvero è di mia pertinenza a livello nazionale, quale responsabile.

    Questi mondi rappresentano da sempre il collateralismo alla DC e ai partiti che da essa discendono e sono impegnati nel sociale, nel mondo produttivo, in quello lavorativo e delle professioni (oltre alla sfera religiosa).

    Essi, a seguito di un mio incessante lavoro di coordinamento, poiché non mi preoccupavo di altro se non della lista, hanno fornito, grazie all’apporto di persone nuove, di valore, conosciute, e desiderose di impegnarsi concretamente, questi nominativi, i quali fronte di contatti personali e plurimi con l’onorevole Cesa in primis, ma anche con altri autorevoli dirigenti tipo gli onorevoli Trematerra e il dottor Cedolia, hanno chiesto che fossi io ad avere unica ed esclusiva delega alla presentazione della lista medesima (come è pressi ovunque sin dai tempi di Fanfani, perché commissario cittadino) ed infatti ciò è avvenuto.

    Stiamo formalizzando le sottoscrizioni di accettazione di candidatura, pure a fronte della modulistica, e immediatamente prima di Pasqua convocherò l’incontro con tutti loro come stamane abbiamo concordato con i diretti interessati e pure con il commissario provinciale, Giovanni Merante, in un luogo simbolo al pari del Collegio Maronita a Roma quando abbiamo svolto una riunione tra le anime democristiane.

    Giovanni Merante qualora ne valuti autonomamente e serenamente l’integrazione e la sintesi, ovviamente e auspicabilmente dovrà e potrà darla nella maniera più aperta possibile, confermando rigorosamente il suo posto di capolista, poiché trattasi dell’uscente maggiormente prestigioso, in quanto siamo una comunità solidale, dove nessuno è padrone, ma tutti lavoriamo in concordia.

    Certo è ovvio però, come i primi sessanta nominativi – ripeto già a conoscenza della segreteria nazionale e vidimati dai collaterali, a fronte degli incontri con Cesa – sono la nostra vera scommessa e punto di forza circa l’ottimo risultato che conseguiremo a Catanzaro, però lo spazio vi sarà per tutti, anche se io non derogo agli impegni politici assunti da me e dai vertici nazionali.

    La cosa è ben chiara persino al commissario provinciale che ringrazio e che ha manifestato gioia, fino a stamane parlando con me e con Cedolia.

    Per quanto concerne la rappresentanza, è chiaro che sulle vicende di Catanzaro, sarà congiunta e non vedo alcuna divaricazione, poiché entrambi siamo depositari delle direttive nazionali, che pure io come dirigente centrale ho concorso a tracciare, ovvero quella di preservare l’unità del centrodestra, anche se è un fatto notorio, l’aspetto dell’ancora non definita accettazione della candidatura del professor Donato di molti partiti concorrenti la nostra naturale, locale, regionale e nazionale alleanza, pure in vista delle elezioni del prossimo anno.

    Io sto ancora attendendo un pronunciamento ufficiale di Lega e Forza Italia, circa il cambio (eventuale?) dei loro nomi, così come la scelta di Noi con l’Italia, di Fratelli d’Italia, di Coraggio Italia e magari di Sgarbi.

    Aggiungo che sono in corso – come ciascuno sa – tavoli nazionali e difatti sarò a Roma la prossima settimana, quindi l’esperienza consiglia prudenza e non altro. All’epoca Giovanni Merante era, sfortunatamente, da solo.

    Oggi le dinamiche sono arricchite e le sensibilità perciò dovranno essere rispettate, pure in base al fatto di come non ho preclusione verso il professor Donato, epperò chiedo chiarezza di caratterizzazione.

    Lui si dice civismo, mentre io esigo municipalismo: la prima accezione è al di fuori della nostra cultura popolare, mentre la seconda è sturziana, quindi siamo nel solco di una grande tradizione di cui siamo epigoni e diretti discendenti.

    Questo è tutto, senza interpretazioni o perifrasi, anche perché pure stamattina esponenti di grande riferimento morale parlando con i vertici del mio partito, nuovamente e a seguito degli incontri che avevano avuto con la segretaria nazionale, hanno ribadito la fiducia nella mia persona, rimarcando magari con ilarità, una frase di Moro a Rumor, circa i voti e ciò mi ha fatto piacere”.

    Come giudica l’evolversi della competizione elettorale del 12 giugno? Al momento quattro candidati, dei quali tre sembrano contendersi il nucleo grosso dell’elettorato. C’è molta polemica oratoria ma differenze ancora non percettibili sui programmi. Come devono orientarsi i cittadini elettori?

    “E come vuole che debbano sentirsi? Assistono, in alcuni casi, non a folgorazioni sulla via di Damasco, il cui tracciato passa sotto casa mia a Beirut, ma se non a trasformismi e neppure a voltagabbanismi, diciamo ad autentici disturbi crisi della personalità! Che sconcio!

    Per quanto mi riguarda dialogo con ciascuno, ma alla fine rimango sempre più convinto che bisogna rafforzare il centrodestra e ricordarci della nostra identità, altrimenti gli elettori ci prenderanno con i forconi, se non a pomodori. Per di più marci”.

    Qualcosa sulla lista dello scudo crociato. Ci saranno candidature già sperimentate nell’ambito del grande centro democristiano? Sarà aperta al nCdu di Mario Tassone e alle altre sigle della ‘diaspora’?

    “Come le ho già detto il nostro mondo largo l’ho ricomposto, pure in considerazione di nuovi ingressi regionali in vista e di cui ne sono felice, poiché trattasi di amici cari che fanno valere lecite ragioni.

    Su ciò non ho intenzione di dire altro, in quanto rispetto i poteri separati dello Stato.

    Per il nCdu, la cui sigla mi ricorda il nCd alfaniana che non ha portato molto bene ed io sono un notorio … non menagramo ma scaramantico, dicevo per l’area Tassone, o ciò che è, si dovrà vedere, anche se credo preferiscano rifarsi alla Regina Vittoria, con tutto rispetto agli antenati anglo-tedeschi di mia moglie, e cioè allo splendido isolamento.

    Ieri, per caso, ho intravisto Bordino, senza Tassone e spero di incontrare a Roma Tassone che quando vedrò, se lo vedrò, sarà senza Bordino, è una legge di fisica: speriamo che almeno questa componente sia in grado di concorrere autonomamente alle elezioni – e non lo metto in dubbio, visti i loro precedenti – ma non credo che desiderino abbandonare la loro strada da ‘grandeur’ bordiniana. E parlo dei successi, mica d’altro”.

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