Carlo Bonomi a Catanzaro: la Calabria ha tutto ma deve tornare a sognare

Il presidente di Confindustria partecipa alla direzione degli industriali calabresi, incontra Occhiuto alla Cittadella e insieme visitano il porto di Gioia Tauro “infrastruttura strategica per l’intero Paese”   

Più informazioni su

    Carlo Bonomi è l’ultimo delle very important person che si offre per offrire la sua consulenza disinteressata alle buone sorti della Calabria. Il campionario è vario, ci era capitato di sentirlo per ultimo da Gianpiero Samorì, che si era offerto come assessore della futuribile giunta Talerico a Catanzaro. Il presidente di Confindustria tra il serio e il faceto per il vero ha posticipato l’evenienza alla sua scadenza di mandato, ma comunque ampiamente nei termini per dare una mano manageriale e relazionale al presidente Occhiuto a capo di una delle tante “municipalizzate” che in Calabria si potrebbero impiantare abbastanza agevolmente, basterebbe volerlo: “Ma cos’è che manca qui in Calabria… nulla, o poche cose, basta guardare cosa si vede da questa finestra”, e nel dirlo fa una mezza giravolta e descrive con il braccio un ampio cerchio per comprendere il bel panorama che si può ammirare dalla vetrata al dodicesimo onao della Cittadella. Da lassù in effetti la Calabria appare insieme verde agricoltura, blu turismo e capannoni industria, e quindi con le basi a posto.

    “Mancano le infrastrutture – aggiunge Bonomi -. Ma ha la più grande infrastruttura portuale d’Italia, un patrimonio da sfruttare da tutto il Paese. Perché tutto ciò di cui stiamo parlando oggi non riguarda soltanto la Calabria, ma tutta l’Italia”. Su questo aspetto aveva già insistito il presidente della giunta regionale, Roberto Occhiuto: “Ciò che il mio governo regionale ritiene strategico per la Calabria è strategico per il Paese. In passato c’era quasi il vezzo di dire che se riparte il Sud riparte tutta l’Italia. Le cose sono rimaste ferme e c’è chi le classifica ormai come pura retorica. Di nuovo c’è che quanto prima si diceva soltanto, adesso sta diventando un dato di fatto conseguente al mutare degli scenari internazionali: mentre Gioia Tauro da solo movimenta 3 milioni e mezzo di container più di quanto fanno insieme Savona Genova e Trieste, il Mediterraneo diventa il crocevia che veicola la maggior parte delle merci e dove si deve produrre l’energia che oggi non arriva più dalla Russia. Dal giorno del mio insediamento ha puntato ad assegnare a Gioia Tauro il ruolo di attrattore di investimenti anche attraverso la sua area Zes e l’auspicata piastra del freddo. Sono contento che il presidente di Confindustria sia qui per confermare l’attenzione del mondo industriale per la Calabria e che sia d’accordo sul ruolo eccezionale da assegnare a Gioia Tauro”.

    Al termine della conferenza congiunta Bonomi e Occhiuto, accompagnati dal presidente di Unindustria Calabria Aldo Ferrara, si sono portati a Gioia Tauro per visitare il porto e incontrarne le autorità. Prima della conferenza, invece, Bonomi e Occhiuto avevano partecipato al Consiglio di presidenza di Unindustria, traendone, a loro dire, utili suggerimenti. Alcuni dei quali li dispensa Ferrara ai giornalisti, tutti nell’ambito del già conosciuto il Patto per lo Sviluppo per la Calabria, la piattaforma di politica economica che Unindustria sta portando avanti, basandosi sulle due gambe fondamentali: infrastrutture – la Calabria deve dotarsi di infrastrutture moderne, digitali e materiali – e innovazione”. Durante la conferenza stampa si intrecciano tra Ferrara, Occhiuto e Bonomi reciproci apprezzamenti di stima e attestati di collaborazione, a sottolineare la sostanziale convergenza sulla necessità che la Calabria, pur mettendocela tutta da parte sua, da sola non ce la può fare a immettersi sulla via piana dello sviluppo. Il governo Draghi – i tre ne fanno esplicito riferimento – deve farsi carico di un’attenzione verso la Calabria che pur dichiarato spesso nelle interlocuzioni che il presidente Occhiuto ha costantemente con suoi esponenti, stenta a trovare concreta e celere attuazione. Si sa che la panacea del Pnrr non è espansiva verso la Calabria in tema di Alta velocità (per nulla, si ferma prima dei confini regionali) e di infrastrutture in genere, quali la 106, con quest’ultima che non vi rientra per nulla tanto che da tempo il presidente insiste per dotarla di finanziamenti autonomi e ricorrenti negli anni, a iniziare dai tre miliardi che sono già nel Def ma che non bastano per portarla con sicurezza e modernità a Reggio. Occhiuto non dimentica l’apporto dei sindacati, che ha visto solo qualche giorno fa, e rimarca la necessità che ciascuno faccia il suo: la politica, l’imprenditoria, il mondo del lavoro. Occorre uno sforzo in più, che il presidente Bonomi sintetizza al termine con la necessità di ritornare a credere e a sognare: “Ciò che i nostri padri e i nostri nonni hanno costruito nell’ultimo dopoguerra, la tenacia con cui l’hanno fatto deve essere la nostra stella polare.

    Questo Paese ha smesso di sognare. Così questa Regione, a cui non manca nulla. Prendiamo la faccenda dell’acqua. Manca dovunque e qui avete riserve idriche che non ha nessuno. Se continuiamo a raccontare che la Calabria è una regione di un certo tipo e ci fermiamo lì non si va da nessuna parte. Invece la Calabria è una regione che ha una capacità enorme. Potete costruire delle ‘municipalizzate’ che in altre parti ci sogniamo. Adesso c’è l’occasione per farlo. E, ribadisco, se non vi prova nessuno, il presidente mi chiama e vengo a gestirla io la ‘municipalizzata’. E voglio vedere se non riusciamo farne una grande sull’acqua, una grande sui rifiuti, una sull’energia. Ce la possiamo fare, bisogna sognare e a raccontarci tutte le bellezze che abbiamo”. Con questa visione immaginifica  – e molto ‘municipalizzata’ – si chiude la conferenza di Regione e Confindustria al dodicesimo piano, il punto da dove tutto sembra più grande, più bello, più a portata di mano.    

    Più informazioni su