Verso le politiche: quel che si sa oggi delle liste per Camera e Senato

L’analisi previsionale dell’Istituto Cattaneo delinea un cappotto nei seggi uninominali in favore del centrodestra che determina anche i posizionamenti nel proporzionale

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    L’ultimo aggiornamento dell’Istituto Cattaneo sulle intenzioni di voto degli elettori italiani alle politiche riporta la ripartizione complessiva dei seggi secondo l’attuale scomposizione delle coalizioni, fissate in linea di massima nelle 4 aree di Centrodestra, Centrosinistra, Azione+IV, M5S. Poiché tutte le coalizioni sono accreditate del superamento della soglia minima del 3 per cento su scala nazionale per accedere alla ripartizione dei seggi della quota proporzionale, le previsioni alla data odierna prospettate dall’Istituto assegnano ai tre partiti del centrodestra (FdI, Lega , FI) il 46% delle intenzioni di voto, al Centrosinistra aggregato intorno al PD il 30%, ad Azione-IV il 6%, al M5S l’11%. Tradotto sul piano dell’uninominale, sia alla Camera che al Senato ciò porterebbe a una netta supremazia del Centrodestra che farebbe il pieno su tutto il territorio nazionale, con la blindatura dei collegi per il Centrosinistra assicurata solo in pochi collegi del centro Italia, segnatamente in Toscana, e nelle parti centrali delle grandi città.

    Alla Camera, nella sostanza, l’Istituto Cattaneo sente di poter prevedere 245 seggi al Centrodestra, 107 al Centrosinistra, 27 al M5S, 16 ad Azione-IV, 5 alle formazioni minori. Al Senato i seggi del Centrodestra sarebbero 127, del Centrosinistra 51, del M5S 12, di Azione -IV 7, degli altri 3.

    In percentuale alla Camera il CD si fermerebbe al 61%, al Senato al 63,5%, percentuali alte ma non sufficienti a garantire un’autonoma modifica della Costituzione, come prospettato in alcune dichiarazioni programmatiche.
    Se queste sono le prospettive, certamente incidono sulle frenetiche trattative in corso nei diversi partiti e nelle rispettive coalizioni per indicare il candidato unitario nell’uninominale e comporre la griglia di partenza nelle liste del proporzionale, secondo il bizzarro disegno concepito nella stesura della corrente legge elettorale.

    In Calabria, così come nelle altre parti d’Italia, in linea di massima è senz’altro più attrattivo per i candidati del centrodestra essere candidati nell’uninominale, con la quasi certezza dell’elezione, mentre per i candidati del centrosinistra è più rassicurante assicurarsi una buona posizione nel listino del proporzionale, dove ciascun partito si presenta a solo o al più offrendo un diritto di tribuna ai partiti strettamente affiliati, come può essere nel caso di Pd e LeU oppure di Verdi Europa e Sinistra Italiana. Le ultime notizie pervengono a spizzichi e bocconi dalle centrali informative dei partiti sia a livello nazionale che regionale, e sono ancora frutto delle speculazioni degli osservatori confortate, a essere buoni, da qualche confabulazione frettolosa con i leader locali di partito.

    Certo, in Calabria le previsioni di un sostanziale cappotto nei 7 collegi dell’uninominale a favore del centrodestra (cinque alla Camera e due al Senato), fanno spostare l’interesse degli aspiranti nel centrosinistra verso più promettenti posizioni del proporzionale, nei listini bloccati. Ma anche qui è difficile avere certezze poiché la restrizione dei seggi, la complessità degli accordi romani, la rappresentanza di genere rende complicata la giustapposizione dei vari tasselli. In soldoni, nel Pd ci sono le aspirazioni maturate negli ultimi anni dei vari Nicola Irto, Carlo Guccione, Mimmo Bevacqua, della sindaca di Siderno Maria Teresa Fragomeni e le riconferme non ancora bollinate degli unici due parlamentari uscenti, i deputati Antonio Viscomi ed Enza Bruno Bossio, aspettative e riconferme che si scontrano da una parte con la necessità di offrire spazio anche in Calabria al campo dei Democratici e Progressisti (vedi Nico Stumpo di LeU e braccio destro del ministro Speranza e Dalila Nesci quale esponente di punta di Impegno Civico nuova compagine di Luigi Di Maio) e dall’altra dal timore sempre più esplicitato dai segretari di federazione che ancora una volta la Calabria diventi obiettivo delle ‘catapulte’ romane, finendo per offrire posti blindati, se mai ce ne siano, ad esponenti di altre realtà, soprannumerari se pur prestigiosi: negli ultimi giorni si parla addirittura di Susanna Camusso ex leader Cgil cosi come di altri esponenti vicini a questo o quel dirigente nazionale del partito dem.
    La parola finale spetterà alla Direzione nazionale del Pd che si dovrebbe tenere a Roma appena prima o dopo Ferragosto, il 13 e il 16 agosto.

    Si potrebbe dire che è più rilassata la situazione nel centrodestra. Ma da queste parti, la previsione di una vittoria consolidata e a portata di urna, rende incandescente il gioco della domanda e dell’offerta. In casa leghista, per esempio, si attendono lumi sulla ripartizione dei collegi uninominali che, effettuata a livello romano, potrebbe riservare brutte sorprese a Salvini ed emuli. La versione meno favorevole per loro prevede che tre collegi uninominali vengano assegnati a Forza Italia, tre a Fratelli d’Italia e uno ai centristi dell’Udc, di Coraggio, di Noi al Centro. Quella meno ostica, alla quale forse non crede nemmeno il leader, farebbe scalare a due soltanto i collegi per FdI con corrispettivo assegnato alla Lega, che potrebbe beneficiare di un secondo qualora ai centristi si provvedesse altrove. Nel proporzionale i nomi più certi in casa lega sembrano essere quelli del deputato uscente e coordinatore elettorale Domenico Furgiuele e dell’assessore regionale Clotilde Minasi.

    In Forza Italia uomo forte nell’uninominale reggino alla Camera è l’uscente Francesco Cannizzaro, mantre ad Andrea Gentile sarebbe già riservato il collegio occidentale tirrenico di Cosenza.
    Fratelli d’Italia troverà sicuramente posto alla coordinatrice regionale uscente Wanda Ferro, così come si vocifera di un interesse della leader Meloni per assicurare una posizione blindata alla Camera per Alfredo Antoniozzi, della omonima casata democristiana cosentina. Anche l’assessore regionale Fausto Orsomarso sarebbe interessato alla candidatura nel proporzionale.
    Qualche nome avanza anche nelle altre corsie. Tra i Cinque Stelle, falcidiati dalla regola dei due mandati e dalla frammentazione interna, si fa seria la candidatura di Vittoria Baldino, rossanese già eletta a Roma, front woman televisivo del Movimento che qualcuno (il senatore della Piana gioiese Giuseppe Auddino tra gli altri) considera ‘catapultata’.

    Se l’alleanza elettorale Renzi-Calenda andrà in porto, nel Terzo Polo nel lato renziano ci sarà da trovare spazio per l’uscente senatore Ernesto Magorno così come per l’ex deputato serrese Bruno Censore, per il sindaco facente funzioni di Reggio Paolo Brunetti, per il sindaco di Sellia Marina Francesco Mauro.
    Coté Calenda sono da considerare più che interessati alla candidatura il presidente ff della Città metropolitana di Reggio Carmelo Versace e il segretario regionale di Azione ed ex sindaco di Taurianova Fabio Scionti. 

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