Prezzi alle stelle in Calabria, CNA: “Così diventa ancora più difficile per i giovani scegliere di restare”
Secondo i dati riportati dall'associazione, i rincari raggiungono il 3,5% contro una media nazionale del 2,9%. Cugliari rilancia la no tax area per gli under 35 proposta da Occhiuto
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Non solo temperature elevate. In Calabria a preoccupare è anche l’andamento dell’inflazione, con effetti che si scaricano sul potere d’acquisto delle famiglie e sui costi sostenuti dalle imprese. A lanciare l’allarme è CNA Calabria, che parte dai dati Istat per chiedere interventi strutturali sul reddito dei lavoratori e sul costo del lavoro.
Secondo i dati riportati dall’associazione, la Calabria registra rincari del 3,5%, a fronte di una media nazionale del 2,9%, collocandosi al vertice della graduatoria nazionale per aumento dei prezzi.
Un andamento che, sottolinea CNA, non sarebbe accompagnato da una crescita analoga del potere d’acquisto e che si inserisce in un territorio già penalizzato da difficoltà logistiche e strutturali.
Energia, carburanti e trasporti pesano sulle imprese
Tra le voci indicate dall’associazione ci sono energia e carburanti. La necessità di maggiori spostamenti, anche per la carenza di un sistema di trasporto pubblico capillare, finisce per incidere sia sui bilanci familiari sia su quelli aziendali.
Il costo del carburante, osserva CNA, entra infatti nelle diverse fasi della filiera: dal trasporto delle merci alle consegne, dagli spostamenti degli artigiani ai servizi tecnici, fino alla logistica e alla distribuzione.
Per un’impresa calabrese dover percorrere più chilometri per raggiungere clienti, fornitori e mercati significa così partire da una condizione di svantaggio che, in un contesto di prezzi crescenti, rischia di diventare ancora più pesante.
Ed è da questo quadro che CNA Calabria parte per affrontare anche uno dei problemi strutturali della regione: la fuga dei giovani.
Cugliari: «Creare le condizioni per scegliere di restare»
«Più reddito in busta paga e meno costo del lavoro per le imprese che assumono stabilmente. La Calabria deve creare le condizioni per scegliere di restare», afferma il presidente di CNA Calabria Giovanni Cugliari.
Il tema è quello di un investimento nella formazione che rischia poi di produrre i propri effetti economici e professionali lontano dalla regione.
«Formare i nostri giovani per tredici o diciotto anni, per poi lasciarli andare via per mancanza di opportunità e di condizioni favorevoli, significa trasferire il loro capitale di competenze ad altri territori ed arginare lo sviluppo della Calabria», sostiene Cugliari.
Sì alla no tax area per gli under 35, ma dentro una strategia più ampia
Il presidente di CNA Calabria condivide la proposta avanzata dal presidente della Regione Roberto Occhiuto di una no tax area per gli under 35, chiedendo però che la misura venga inserita in una strategia più articolata.
Accanto al vantaggio fiscale, secondo l’associazione, servono interventi capaci di aumentare stabilmente il reddito disponibile dei giovani e misure di sostegno alle imprese che creano occupazione stabile.
«La no-tax area per gli under 35 – afferma Cugliari – può diventare il cuore di una strategia per trattenere i giovani. Ma il vantaggio fiscale deve arrivare direttamente e ogni mese in busta paga, perché è lì che diventa affitto, rata del mutuo, spesa, progetto di famiglia e possibilità concreta di restare».
«Al Sud formiamo competenze che poi vanno altrove»
CNA evidenzia anche la contraddizione tra l’emigrazione di giovani qualificati e le difficoltà delle imprese del territorio nel reperire professionalità.
«È un paradosso – prosegue Cugliari – che al Sud si formino competenze che poi vanno ad alimentare i sistemi produttivi di altre regioni, nonché degli stati esteri, mentre le nostre imprese faticano a trovare tecnici e personale qualificato. Dobbiamo creare qui le condizioni economiche e professionali perché un giovane possa scegliere di restare».
Per l’associazione è quindi fondamentale costruire un collegamento stabile tra scuole, ITS, università e sistema produttivo, programmando e investendo sulle competenze effettivamente richieste dal mercato del lavoro.
«Basta bonus e misure una tantum»
A questo percorso, secondo CNA Calabria, dovrebbe affiancarsi una più ampia detassazione del lavoro dipendente, concentrata soprattutto sui redditi medio-bassi e sulle nuove generazioni.
«Ogni euro di tasse in meno – spiega Cugliari – deve diventare un euro in più nel salario netto del lavoratore. Basta bonus e misure una tantum: serve aumentare stabilmente il reddito disponibile ogni mese».
Un intervento che, nella proposta dell’associazione, dovrebbe salvaguardare integralmente i contributi pensionistici attraverso una copertura pubblica e procedere parallelamente con misure rivolte alle aziende, in particolare a quelle che investono nell’occupazione stabile.
La richiesta di CNA è dunque quella di affrontare insieme caro vita, salari, costo del lavoro e spopolamento, trasformando gli incentivi fiscali in strumenti strutturali capaci di rendere economicamente sostenibile, soprattutto per le nuove generazioni, la scelta di costruire il proprio futuro in Calabria.