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Viaggio nel reparto di Medicina Covid del Pugliese -Ciaccio: ‘Qui, in prima linea contro il virus’

I nomi e i volti del personale sanitario. La rete di grande collaborazione con gli altri reparti del Pugliese Ciaccio e col Policlinico universitario. Il primario Pintaudi: 'Orgoglioso di uno staff giovane e di grandi capacità'

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    Dietro le divise, le protezioni, gli schermi imposti dal lavorare in prima linea nella lotta al Covid, non hanno mai fatto mancare uno sguardo e quella parola d’affetto in più ai malati che curano da mesi.

    E, ad una certa ora, intorno alle 13, le telefonate quotidiane dal reparto ai parenti. ‘Una cosa che abbiamo sentito profondamente di fare, visto l’aspetto dell’isolamento che caratterizza questa malattia’.

    Sono i medici, gli infermieri, gli operatori dell’Unità operativa Medicina Covid del Pugliese Ciaccio di Catanzaro, guidato dal direttore Carmelo Pintaudi.

    I PROFESSIONISTI, I NUMERI

    Hanno curato a partire da novembre 2020, da quando è stato istituito il reparto ad hoc, centinaia di pazienti affetti da Covid. Oggi sono dieci i ricoverati. Fino all’altro ieri erano 16. Un decesso, purtroppo, anche stanotte. Ventiquattro i posti letto ‘ma siamo arrivati nei periodo clou dei contagi fino a 29’.

    Il più piccolo ricoverato avuto in reparto di un anno e mezzo. Il più anziano centenario. Sanitari che hanno seguito con i mesi l’evolversi ed il mutarsi della malattia, sperimentando in prima persona giorno dopo giorno nuovi approcci di cura nella lotta al virus.

    (Il dottore Spagnolo e la dottoressa Cordaro)

    Sono tutti giovani in media trentenni i medici di Medicina Covid che il primario, il direttore Pintaudi, ci tiene  a presentare uno per uno ‘uno staff altamente qualificato – vuole sottolineare –  spendendo parole di pari orgoglio per la squadra dei sette operatori sanitari e del ventiquattro infermieri capeggiati dalla dottoressa Anna Maria Rotundo.

    Sono stanchi, alcuni smontano dalle notti. Ma con energia i medici Antonio Cimellaro, Raffaella Cordaro, Ines Spinelli, Edoardo Suraci, Francesco Spagnolo, Michela Cavallo e Desirèe Addesi raccontano insieme al primario il lavoro, l’impegno, gli sforzi di questi mesi.

    Il primario Pintaudi sottolinea la fondamentale e importante rete di stretta collaborazione che dalla prima ora lega i quattro reparti Covid in prima linea a Catanzaro: Malattie infettive del Pugliese Ciaccio (leggi qui l’approfondimento), Rianimazione, Malattie infettive del Policlinico Mater Domini (qui il servizio) e questo, appunto, da lui guidato.

    (il primario Carmelo Pintaudi insieme a due delle infermiere del reparto Medicina Covid)

    Fa vedere la particolare struttura del reparto, al piano interrato, individuato come luogo più adatto per garantire i percorsi alternativi, le entrate e le uscite isolate per consentire la massima sicurezza.

    (Da sinistra i dottori Francesco Spagnolo, Desiree Addesi, la caposala dottoressa AnnaMaria Rotundo e la dottressa Raffaella Cordaro)

    CHE COS’E’ LA MEDICINA COVID?

    ‘E’ una struttura – spiega il primario Pintaudi – che accoglie i pazienti Covid internistici,  pazienti ‘complessi’ dal punto di vista della gestione, ovvero che hanno già problematiche che siano di tipo cardiologico o metabolico o respiratorio o di altro tipo.

    Per spiegarla in parole semplici il virus non ha fatto nessuna distinzione tra i pazienti colpiti, per cui l’infezione può essere contratta da pazienti che hanno molteplici situazioni di altre malattie oltre alle problematiche relative all’infezione o all’eventuale evoluzione.

    Medicina Covid nasce per dare delle risposte di salute alla popolazione. Per volontà della direzione strategica aziendale supportata dalla direzione sanitaria di presidio e dal dipartimento medico, è stato progettato Medicina Covid, e questa è stata una carta vincente, perché noi non curiamo solo pazienti di tipo internistico ma mettiamo in sicurezza l’ospedale: infatti qualsiasi situazione di contagio si venga a creare all’interno dell’ospedale noi siamo in grado di accoglierla, quindi un paziente positivo che ad esempio si viene a rilevare a Chirurgia viene subito trasferito qui  perché qui abbiamo la possibilità dell’isolamento, di poterlo seguire ad esempio noi dal punto di vista internistico e i chirurghi dal loro punto di vista in una situazione di sicurezza.

    Abbiamo avuto anche tante pazienti dal reparto maternità positive al Covid e che devono partorire e molti pazienti pediatrici, da quando la variante inglese ha spostato di molta la fascia di età.

    LA SCELTA FATTA DALL’AZIENDA OSPEDALIERA

    ‘Vorrei sottolineare la scelta strategica di grande intelligenza – continua Pintaudi – di creare un percorso  che ha messo in sicurezza l’ospedale. Qui vi era il reparto di Geriatria, individuata come la zona più sicura per far accedere i pazienti Covid, con un’entrata staccata e un percorso assolutamente tracciato per impedire contaminazioni tra un reparto e l’altro per le scale e così via e quindi ha messo logisticamente in sicurezza l’ospedale. Fondamentale quindi la pianificazione da parte della direzione strategica, quella sanitaria e del dipartimento.

    L’APPROCCIO AL COVID E AL PAZIENTE

    ‘La nostra estrazione culturale internistica – a parlare è il dottore Antonio Cimellaro – ci consente di gestire il paziente in maniera olistica, a 360 gradi, questo è importante perché il Covid è una patologia che interessa tanti organi, quindi poterlo gestire qui autonomamente senza dover andare a fare le consulenze in altri reparti facilita molto in chiave logistica la gestione del paziente e dello stesso ospedale.

    La seconda ondata del Covid di questo inverno ha interessato una popolazione più giovane, affrontando nuovi quadri clinici, spesso brutte polmoniti o complicanze del Covid di tipo tromboemboliche ad esempio in pazienti giovani.

    Quel che è cambiato realmente è la nostra percezione, la nostra capacità di gestire questo paziente, nel corso dei mesi abbiamo capito meglio le complicanze dei diversi organi interessati alla malattia. La visione internistica sul paziente e non solo sulla malattia è una impostazione completa.

    IL RAPPORTO PAZIENTE – MEDICO

    ‘Paradossalmente si può pensare – prosegue il dottore Cimellaro – che essendo noi bardati, protetti dai dispositivi ci sia distacco col paziente, invece vi è stato una sorta di potenziamento, un passaggio di livello nel rapporto tra paziente e personale sanitario, abbiamo avuto davvero tante dimostrazioni di affetto da parte dei pazienti che si sono resi conto della mole di lavoro ma anche della capacità empatica anche degli infermieri che passano davvero tante ore con i pazienti. Non ci siamo mai soffermati solo sul nostro lavoro, abbiamo sempre dato qualcosa in più’. ‘Impegno – aggiunge il primario Pintaudi – importante quello dei familiari, che abbiamo tenuto quotidianamente informati per telefono, per pazienti completamente isolati.

    (continua)

     

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