Screening oncologici, la sfida della prevenzione riguarda anche Catanzaro
Nel Piano di rientro previsti oltre 13 milioni di euro per servizi, mezzi e personale, ma persistono forti criticità organizzative
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La prevenzione oncologica continua a rappresentare una delle principali criticità della sanità calabrese.
Nonostante il miglioramento complessivo registrato dal sistema sanitario regionale abbia consentito di raggiungere la sufficienza nell’area della prevenzione nell’ultimo monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza riferito al 2024, il settore degli screening resta ancora lontano dagli standard fissati a livello nazionale.
Il nuovo Piano di rientro individua nel 2027 l’orizzonte entro cui la Regione Calabria dovrà garantire una copertura adeguata degli screening organizzati per il tumore della mammella, della cervice uterina e del colon-retto.
Un traguardo che richiederà un significativo rafforzamento dell’intero sistema, a partire dagli investimenti già programmati, superiori ai 13 milioni di euro, destinati al potenziamento dei servizi, all’acquisto di mezzi mobili per raggiungere le aree interne e soprattutto al reclutamento di personale dedicato, una delle carenze più evidenti del sistema.
Il cronoprogramma del Piano prevede inoltre che il 2026 sia dedicato alla definizione della rete dei laboratori regionali, mentre nel 2027 dovranno essere completati i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali. Parallelamente dovrà essere realizzata anche l’informatizzazione dell’intero sistema degli screening, che oggi continua a basarsi prevalentemente sugli inviti inviati dalle singole Aziende sanitarie provinciali.
Il quadro delineato nel Piano di rientro evidenzia come le difficoltà della prevenzione abbiano effetti diretti anche sulla mobilità sanitaria. Attualmente circa una donna calabrese su due sceglie infatti di curarsi fuori regione per il tumore della mammella, mentre sul territorio regionale persistono ancora difficoltà persino nella fase della diagnosi precoce.
Tra le situazioni più problematiche emerge quella dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Le relazioni ai bilanci aziendali mostrano come, sia nel 2024 sia nel 2025, la copertura complessiva degli screening sia rimasta ferma intorno al 21%, senza sostanziali progressi nonostante l’aumento degli inviti inviati alla popolazione.
Nel corso del 2025 sono stati spediti quasi 50 mila inviti per lo screening mammografico, circa 97 mila per il colon-retto, oltre 7 mila per il Pap test e circa 35 mila per il test dell’Hpv. Numeri rilevanti che, però, non si sono tradotti in un corrispondente aumento delle adesioni. Secondo quanto emerge dalla documentazione aziendale, tra le criticità continuano a pesare la necessità di riorganizzare i punti prelievo, il completamento dei collaudi delle apparecchiature e, soprattutto, la persistente carenza di personale dedicato. In alcuni casi gli inviti sarebbero stati recapitati anche in ritardo, limitandone ulteriormente l’efficacia.
Di segno diverso l’andamento registrato dall’Asp di Reggio Calabria, dove nel 2025 si osserva un deciso miglioramento, soprattutto per lo screening mammografico. L’adesione è passata dal 26,4% del 2024 al 43,79% dell’anno successivo. Cresce anche la partecipazione allo screening per la cervice uterina, salita dal 34,3% al 38,7%, mentre quello per il colon-retto registra un incremento più contenuto, passando dal 9,3% al 9,67%.
Tra gli elementi che hanno contribuito a questo risultato figura il “camper della prevenzione”, entrato in funzione nella seconda metà del 2025 per raggiungere le aree interne e più disagiate della provincia. L’unità mobile ha consentito l’esecuzione di 372 screening mammografici, 392 per la prevenzione del tumore della cervice uterina e 415 per il colon-retto.
Il rafforzamento della prevenzione rappresenta uno degli obiettivi strategici fissati dalla Regione per completare il percorso di uscita dal Piano di rientro. Il nodo centrale resta quello dell’organizzazione e della disponibilità di personale specializzato, indispensabile per trasformare gli investimenti programmati in un effettivo aumento delle prestazioni offerte ai cittadini.
Nei prossimi tre anni il sistema degli screening continuerà quindi a essere uno degli ambiti più osservati nell’attuazione del Piano. Nel frattempo, resta particolarmente delicata la situazione della provincia di Cosenza, il cui ritardo continua a incidere in maniera significativa sui risultati complessivi della Calabria in materia di prevenzione oncologica.