Screening oncologici: mammografie, Pap test e colon-retto, Calabria ultima in tutti gli indicatori

Il rapporto 2025 dell'Osservatorio Nazionale Screening fotografa una situazione fortemente critica: la regione registra le peggiori performance del Paese sia per gli inviti sia per l'adesione ai programmi di prevenzione

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    La prevenzione oncologica continua a rappresentare uno dei punti più deboli della sanità calabrese. Il rapporto 2025 dell’Osservatorio Nazionale Screening conferma infatti la Calabria all’ultimo posto in Italia per gran parte degli indicatori relativi ai programmi di diagnosi precoce dei tumori, evidenziando un divario ancora marcato rispetto al resto del Paese.

    Il primo campanello d’allarme riguarda lo screening mammografico. A fronte di una media nazionale di estensione degli inviti pari al 96,1%, in Calabria soltanto il 33,1% delle donne aventi diritto riceve la convocazione per effettuare gratuitamente la mammografia. Si tratta del dato più basso d’Italia e significa che oltre due donne su tre restano escluse dal programma pubblico di prevenzione. Anche la partecipazione risulta la peggiore del Paese: l’adesione corretta si ferma infatti al 39,4%, ben distante dalla media nazionale del 58,4% e dal 78,7% registrato nella Provincia autonoma di Trento.

    Non va meglio sul fronte dello screening cervicale. In questo caso la Calabria registra la più bassa adesione d’Italia: solo il 16,7% delle donne invitate aderisce al programma di prevenzione, contro una media nazionale del 43,5% e il 72% raggiunto dal Friuli Venezia Giulia. Il dato evidenzia le difficoltà del sistema sanitario regionale nel coinvolgere la popolazione femminile nei percorsi di prevenzione.

    Ancora più critica è la situazione dello screening per il tumore del colon-retto. Sebbene a livello nazionale l’estensione degli inviti raggiunga il 98,2%, la Calabria resta tra le regioni che non arrivano al 90%. Ma il dato più preoccupante riguarda la partecipazione: appena il 6,4% degli aventi diritto aderisce allo screening, contro una media italiana del 35,8% e il 65,3% del Veneto. È il valore più basso registrato nel rapporto e descrive una prevenzione che, di fatto, fatica a raggiungere la popolazione.

    Secondo l’Osservatorio, questi numeri si traducono in occasioni perse per individuare precocemente patologie che, se diagnosticate nelle fasi iniziali, possono essere curate con maggiori probabilità di successo.

    Il rapporto richiama anche il ruolo del Piano Nazionale Equità per la Salute 2021-2027, indicato come uno degli strumenti per ridurre il divario tra Nord e Sud. Per la Calabria, tuttavia, il percorso appare ancora lungo: senza un deciso rafforzamento della capacità di invitare i cittadini agli screening e senza un’intensa attività di informazione e sensibilizzazione, il gap con il resto del Paese rischia di rimanere sostanzialmente invariato.

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