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Il Convitto Galluppi raccontato dai ragazzi: la storia, la biblioteca, la chiesa, gli intellettuali che lo hanno vissuto

Numerosi cittadini ieri in gruppi hanno conosciuto meglio l’edificio scrigno di storia della città dal 1500. Ciceroni d’eccezione gli studenti delle classi terze della secondaria di primo grado  

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    Il palazzo e i suoi ragazzi. Una scuola che è un monumento, uno scrigno di storia e di straordinari intellettuali che l’hanno vissuta, il Convitto nazionale Galluppi su Corso Mazzini a Catanzaro, una storia illustre iniziata nel 1500.

    E i suoi studenti di oggi, che si sono arricchiti dentro nel conoscerla e l’hanno raccontata con energia, piccoli sapienti ciceroni, ai tanti visitatori, gli stessi cittadini che ieri si sono presentati per conoscerla meglio.

    ‘Una scuola, un monumento, una città’ il nome dell’iniziativa voluta dalla dirigente scolastica, la professoressa Stefania Cinzia Scozzafava, che amorevolmente ha guidato i ragazzi insieme ai professori Davide Lamanna, Annarita Migale, Stefania Stranieri, Amalia Scalise, nei piccoli tour guidati dagli studenti all’interno del Convitto e delle sue bellezze: tra gli altri la Biblioteca, la Cappella, la galleria fotografica, le lapidi di personaggi che qui studiarono e insegnarono.

    Ancora, quelle dei 77 studenti del Galluppi che morirono nella Grande Guerra. Medaglie d’oro come Azaria Tedeschi, Ettorino Scalfaro. Alcune famiglie, come si comprende leggendo i nomi, persero in guerra fino a tre figli. E poi: un reperto storico straordinario come il bollettino di guerra in bronzo del generale Armando Diaz e molto altro ancora.

    Una scuola che è stata collegio dei Gesuiti, prestigiosa università che ha forgiato giuristi tra i più importanti di Italia, Liceo Classico che ha preparato per generazioni la classe dirigente cittadina e ancora oggi scuola convitto che va dall’Infanzia alla Secondaria di primo grado. Forte di questa tradizione e dell’amore per il sapere e per l’educazione dei ragazzi.

    Tanti gli intellettuali che questo edificio antico racconta, che in queste stesse aule si sono formati  e hanno insegnato. Da Francesco Fiorentino a Giovanni Patari, a Corrado Alvaro, che “ in questo Liceo studiò e nella nostra città maturò la convinzione che ‘ogni uomo è responsabile del suo tempo’”.

    E poi, l’emozione del cuore: in tantissime famiglie di Catanzaro un nonno o un genitore che in questa scuola ha studiato.

    L’introduzione ai tanti focus realizzati dagli studenti è stata quella dell’architetto e storico Oreste  Sergi Pirrò.

    A illustrare con precisione e sicurezza i diversi punti storici importanti della scuola  gli studenti Cristofaro , Maria Bruni, Emanuele Armeni, Alessandro Armeni, Diane Silipo Alisia  Aniello e Michela Morace della Terza A, Rebecca Chiefalo, Federico Pirrò, Alessio Grande della Terza B, Martina Merola, Caterina  Vergata, Andrea Fiorentino della Terza C, Matteo Palaia,Maria Sole Montiano, Amanda Sorrentino e Ginevra Gigliotti della Terza D.

    LA STORIA NELL’INTRODUZIONE AI TOUR DELLO STORICO ORESTE SERGI PIRR0’

    ‘I Gesuiti nel 500 istituirono il primo collegio calabrese proprio qui nella città di Catanzaro – ha spiegato Oreste Sergi Pirrò – che ebbe tre progetti, il più importante è quello del ferrarese Loreti che era anche lui un gesuita, poi fu completato da un altro architetto e poi, quando tutta la struttura passò allo Stato dopo l’annessione all’Italia ci furono dei lavori di riammodernamento che hanno previsto l’istituzione all’interno di questo edificio del Reale Liceo Convitto Nazionale Pasquale Galluppi, proprio nel 1861 venne dedicato al filosofo di Tropea.

    Il corridoio all’ingresso della scuola, al piano terra, è una linea di demarcazione tra quello che era il Collegio vero e proprio – continua lo storico catanzarese – quindi la parte riservata ai Padri Gesuiti e la parte pubblica.

    Nella parte pubblica all’interno della scuola era compresa la famosa Chiesa del Gesù, che aveva la piazzata sulla piazza principale, e che però nel 1861 fu divisa a metà.

    La parte del coro è l’attuale Cappella del Convitto, mentre nella seconda parte fu creata la vecchia sede della Biblioteca, quella che venne conosciuta in tutta la Calabria come ‘la Biblioteca del Liceo’.

    Il bibliotecario non fu scelto a caso. Fu Domenico Marincola Pistoia, uno dei più grandi storici del Meridione d’Italia.

    (in foto la professoressa Stefania Stranieri)

    Questa biblioteca fu smembrata innanzi tutto nel 1889. Era costituita da tutto il patrimonio librario dei Gesuiti, quindi libri che partono dal 1500 fino al 1700 epoca in cui vennero espulsi dal Regno di Napoli.

    Nel 1867 con la chiusura del Convento dei Cappuccini, l’attuale Caserma Pepe Bettoia, l’intero patrimonio della Biblioteca dei Cappuccini viene portato qui, ad accoglierlo è Nicola Stranieri, uno dei primi rettori del Convitto post unitario, ma nel 1889 questi due fondi vengono trasferiti nella nuova Biblioteca Comunale, la De Nobili.

    Della vecchia biblioteca restò l’intero patrimonio delle scuole universitarie. Re Gioacchino Murat nel 1811 istituisce qui la cattedra di Giurisprudenza, poi furono aggiunte Farmacia, Ostetricia, e i primi quattro anni di Medicina, che poi venivano completati a Napoli, ma le scuole universitarie, soprattutto quella di Giurisprudenza, erano tra le più importanti del Regno, e molti dei giovani che furono educati all’interno del Convitto e che studiarono qui poi diventarono soprattutto dei grandi avvocati.

    L’attuale biblioteca è una sistemazione avvenuta nel ventennio fascista, ha una conformazione particolare, ed è stata smembrata, una parte è oggi alla sede del Liceo Classico in via De Gasperi, e un’altra parte è qui nella biblioteca.

    Un dato molto importante sono le lapidi che ricordano i 77 studenti del Galluppi che morirono sul fronte nella Guerra del ’15 – ’18.

    Sono 77 studenti del Galluppi, molti sono fratelli, quindi famiglie persero in quella guerra dai due ai tre figli in una volta sola. Alcuni di questi arrivavano da tutta la Calabria, alcuni furono Medaglia d’oro come Ettore Vitale, Azaria Tedeschi  Ercolino Scalfaro.

    Molto importante anche il bollettino di Diaz in fondo, una cosa molto rara per una scuola e questo a capire l’importanza di questo convitto. Fu visitato da Re Umberto ma alla morte di Vittorio Emanuele II, che venne considerato sempre il padre della patria, venne affissa un’altra lapide.

    Un luogo storico straordinario – conclude lo storico –  non facile riassumerlo in pochi minuti ma reso ancora più bello dall’essere stato raccontato dai nostri stessi ragazzi’.

     

     

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