Protesta medici specializzandi: solidarietà, appelli e speranze

Lino Puzzonia: "Caotiche le norme che regolano la formazione dei nuovi dottori

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    Non poteva rimanere indifferente alla protesta di ieri pomeriggio, il Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della provincia di Catanzaro, il quale in una nota ha espresso la propria “solidarietà ai giovani colleghi catanzaresi che sono scesi in piazza contro l’intollerabile ritardo della pubblicazione delle graduatorie per l’assegnazione delle borse di studio per le scuole di specializzazione di Medicina e Chirurgia”.
    Il concorso di accesso alle Scuole di Specializzazione di area sanitaria si è tenuto lo scorso 22 settembre. Gli specializzandi in graduatoria dovrebbero prendere servizio già il 30 dicembre. Appunto, “dovrebbero”, in questo caso il condizionale è d’obbligo perchè ancora oggi, giovedì 10 dicembre 2020, nessuno dei 24 mila partecipanti al concorso conosce il proprio destino: di loro solo 14 mila si aggiudicheranno una borsa di specializzazione, mentre i restanti 9 mila diventeranno i cosiddetti “camici grigi”, ovvero medici condannati ad una carriera – se così si può definire – nel più totale precariato. Resta il fatto che nessuno di loro conosce di che morte deve morire, non sa se ed in che città verrà mandato ed in quale specialità dovrà formarsi. E dire che le assegnazioni sarebbero dovute essere rese note già da un mese.
    Da qui i motivi delle proteste che si stanno levando un po’ in tutta Italia.

    “A causa di ciò i giovani medici non sono in grado di prevedere il proprio futuro professionale, né di organizzare la propria attività lavorativa nel breve e nel medio periodo” precisa l’Ordine dei Medici di Catanzaro nel suo comunicato e continua: “Un criterio molto generico di preparare le prove di selezione e, di conseguenza, un metodo farraginoso di definire le assegnazioni, sia alle discipline che alle sedi, genera incertezze grandi e tra l’altro ricorsi a ripetizione che quest’anno hanno toccato il massimo grado di disfunzione proprio nel momento in cui la categoria dei medici era sottoposta, nel suo complesso, a uno stress di particolare gravità e di importante ricaduta sull’intero paese”.

    Non dimentichiamo che siamo in piena pandemia e, in un momento in cui l’intero sistema sanitario nazionale è a corto di medici a tutti i livelli e si richiamano quelli in pensione o si cercano aiuti dall’estero, il limbo burocratico a cui sono costretti questi 24 mila neo camici bianchi appare senza senso e, lo è ancor di più se si pensa che molti degli aspiranti specializzandi hanno dovuto rinunciare agli incarichi in Usca, guardie mediche, servizio tamponi, Rsa e cliniche, in virtù di un’ipotetica incompatibilità tra l’esercizio della professione nelle unità Covid e l’inizio della formazione specialistica.
    Ecco allora che “il Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della provincia di Catanzaro sollecita il MIUR a farsi immediatamente carico della rimozione di questo intollerabile stato di cose. Ai colleghi offre la totale disponibilità dell’Ordine per ogni collaborazione e aiuto nel loro percorso professionale” conclude il documento.
    «Le norme che regolano la formazione dei giovani medici sono, al giorno d’oggi, a dir poco caotiche» dice il Dott. Lino Puzzonia. «Mentre una volta, dopo sei anni di università, i medici neolaureati avevano la possibilità di scegliere direttamente loro la branca sanitaria in cui qualificarsi o, in alternativa formarsi per diventare medici di base, ora gli stessi devono seguire un percorso di specializzazione della durata di quattro anni – spiega -. Tuttavia questo concorso per accedere alle scuole di specializzazione è, per farla semplice, generico: si risponde a delle domande di medicina ed ai ragazzi viene chiesto di compilare dei form indicando le specialità d’interesse, da quella principale alle seconde scelte. È poi un sistema che decide, sulla base dei posti disponibili, le discipline da assegnare e conseguentemente le sedi. Questo genera, com’è ovvio, ricorsi su ricorsi e quindi ritardi che lasciano le nuove leve della medicina letteralmente “appese”».

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