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Studenti a confronto con Iovino, l’operaio degli effetti visivi

Ospite della la terza edizione del Magna Graecia School in the city

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    Per le sue masterclass, dopo la prima fase dedicata al concorso con le proiezioni dei film, la terza edizione del Magna Graecia School in the city, ideato dai fratelli Casadonte  e promossa da Mibac e Miur nell’ambito del Piano nazionale Cinema per la scuola,  ha riservato un interessante incontro, sempre online come d’obbligo quest’anno, con il catanzarese Giorgio Iovino.

    Vero rappresentante di quella fabbrica dei sogni che è Hollywood – un “operaio” l’ha definito il coordinatore del progetto, Antonio Capellupo -, Iovino si occupa da anni di effetti visivi, i cosiddetti VFX, visual effects: sono delle immagini create o modificate al di fuori delle riprese che vanno a integrare. Per intenderci si tratta di ambienti, luoghi che sembrano realistici ma che non esistono concretamente o che possono essere impossibili, troppo costosi o pericolosi, da riprendere dal vivo, tipo castelli, giungle, valanghe, maremoti.

    Giorgio Iovino, che si occupa anche di uno specifico settore del VFX, il matte painting – immagini dipinte digitalmente usate come sfondo al posto del noto pannello generalmente verde -, lavora infatti nei blockbuster, per le grandi produzioni tipo Marvel o Dc Comics che basterebbero già a dirla tutta. “No time to die”, l’ultima avventura di 007, “Delitto sul Nilo”, “X-Men Dark Pheonix”, “Lo schiaccianoci e i quattro regni”, “Wonder Woman 1984” sono solo alcuni dei titoli, di recente o prossima uscita, cui Iovino ha lavorato. Attualmente è al lavoro su 6 produzioni Marvel.

    Introdotto da un reel riassuntivo – in qualche modo – di quello che è il suo lavoro, che può essere visibile anche sul suo sito personale e qui, Giorgio Iovino ha raccontato il percorso che lo ha portato a collaborare con Hollywood fatto in particolar modo di flessibilità e caparbietà, dal Liceo classico, passando per l’Istituto europeo del design, alla decisione di trasferirsi a Londra.

    «Quando ho iniziato non c’era nulla in termini di formazione – ha raccontato – e sì i primi passi li ho mossi in Italia, ma nella pubblicità che è comunque una grande palestra, perché il nostro Paese non ha una grande tradizione nella post produzione».

    Ma Giorgio aveva le idee chiare: «Londra era la meta più accessibile. Da lì ho letteralmente bussato alle porte per capire come fare. Adesso posso dire che se l’ho fatto io lo possono fare tutti, per il semplice fatto di averci creduto sempre anche nei momenti in cui non sapevo dove andare a bussare».

    «Si può arrivare dappertutto – ha confermato lo scenografo Claudio Costantino, intervenuto in qualità di docente dell’Accademia delle Belle Arti -, ma serve una preparazione specifica se vuoi arrivare a Hollywood. Il tuttofare lì non esiste». Da lì l’incontro ha preso lo spunto per entrare più nello specifico del lavoro di squadra, dei compiti e delle mansioni nel campo dei visual effects. Un aspetto non da poco, ancor più parlando di lavoro di squadra. Se infatti si chiede a Iovino a quale film a cui ha lavorato sia più legato, è certamente «”Il racconto dei racconti” di Garrone – ha detto -, perché è stato un esperimento, una “scommessissima”, un  vero laboratorio, difficile per i mezzi che avevamo rispetto alle produzioni più grandi. E poi anche l’ultimo degli X-Men e lo Schiaccianoci, per il team, però. Ho lavorato con amici e persone competenti da cui ho imparato tanto, anche umanamente».

    Il lavoro di Giorgio Iovino è un continuo oscillare tra tecnologia e arte, diviso fra pre e post produzione, in cui ciò che più conta è proprio il lavoro di squadra. Fondamentale durante il lockdown.

    «Fino a un anno e qualche mese fa era impensabile da remoto – ha ammesso -, noi abbiamo a che fare tanto con la privacy, le policy sono molto restrittive, oltre alla difficoltà giornaliera, soprattutto per alcune persone» -, il team, formato a sua volta da tante squadre più piccole, è un mondo a sé che cambia per ogni film, quindi la pressione, i tempi sono sempre molto incalzanti, seppure stimolanti. Con software in continuo aggiornamento e una tecnologia sempre più raffinata, «si continua sempre a studiare e imparare», ha concluso Iovino che ha voluto dare un ultimo consiglio, utile per ogni professione e a ogni età: «Il segreto è fare quello in cui si crede, tenendo conto delle delusioni che si sono sempre. Il tutto è fare il primo passo, preventivando che non sarà solo “wow”, ma ci saranno anche degli schiaffi e si continuerà a imparare sempre. Buttatevi nelle cose più difficili, quando vi rendete conto che non imparate più – ha detto rivolto ai ragazzi all’ascolto -, lasciate perdere, fate altro».

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