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Ama Calabria debutta al Comunale con Marisa Laurito

Pubblico in piedi a omaggiare gli attori in scena e soprattutto il regista e protagonista Geppy Gleijeses per l'apertura post lockdown

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    Si è conclusa con un lungo applauso, il pubblico in piedi a omaggiare gli attori in scena e soprattutto il regista e protagonista Geppy Gleijeses, l’apertura della stagione di spettacoli di Ama Calabria al Teatro Comunale di Catanzaro. Numeroso il pubblico arrivato ieri sera nella struttura gestita dall’associazione Incanto per “Così parlò Bellavista”, che di fatto ha dato il via ad una tra le prime rassegne del post lockdown in Calabria.

    Il direttore artistico Francescantonio Pollice ha scelto, come taglio del nastro, una commedia “sicura”: prodotta da Alessandro Siani, “Così parlò Bellavista” è la trasposizione teatrale del libro del compianto Luciano De Crescenzo, da cui fu tratto anche un film nel 1984 diretto proprio dallo scrittore partenopeo. Commedia divertente, è in realtà un omaggio alla napoletanità intesa come filosofia di vita e arte dell’arrangiarsi: un obiettivo declamato anche nell’opera, ambientata in un quartiere popolare esemplare di quel teatro a cielo aperto che è il capoluogo campano. Densissimo di personaggi, molto spesso divertenti, la trama e l’allestimento dello spettacolo non hanno troppe pretese, ma allietano con una leggerezza che più che mai di questi tempi è un perfetto toccasana, snocciolandosi attraverso gag o quadri sui luoghi comuni della napoletanità, dal traffico alla superstizione, passando con altrettanta levità per la camorra e le raccomandazioni.

    L’operazione di Gleijeses, se da un lato è sembrata tenere le distanze proprio dalla pluripremiata versione cinematografica, facendo esclusivamente riferimento al romanzo, dall’altro non ha potuto non attingere anche a quella: ad intrepretare il ruolo del vice sostituto portiere Salvatore, ha infatti chiamato uno spassoso Benedetto Casillo, che anche in questa occasione, come all’epoca per il film, si è dimostrato perfetto, mentre lui stesso che nel film era Giorgio, si è cimentato nel ruolo di Bellavista (De Crescenzo), il professore di filosofia in pensione che tiene lezioni per allievi/amici nel cortile del palazzo. Sua moglie, in scena, è una sempre radiosa Marisa Laurito, perfetta matrona di casa, dedita alla conserva di pomodori, saggia e di cuore, mentre gli altri numerosi personaggi prendono vita grazie ad Antonella Cioli, Gigi De Luca, Vittorio Ciorcalo, Ludovica Turrini, Gregorio De Paola, Agostino Pannone, Walter Cerrotta, Brunella De Feudis: tutti contribuiscono alla “causa” partenopea nello scontro con la cultura settentrionale rappresentata dal nuovo condomino Cazzaniga (Gianluca Ferrato), abbastanza puntiglioso e asociale che però si rivela determinante per la risoluzione dei problemi di Bellavista, con figlia e genero – più un figlio in arrivo -, da sistemare.

    Belle le scene di Roberto Crea, capaci di riportare sul palco il cortile del Palazzo dello Spagnolo, con le sue scale che si incrociano, ma anche la trattoria, l’ascensore – una scena che è un vero e proprio cult -, il negozio di arredi sacri, il banco del lotto, le strade di Napoli e tutti gli altri sfondi della carrellata di sketch giunti pure fino in platea che caratterizzano “Così parlò Bellavista”. E bello soprattutto quello spirito partenopeo, perfettamente rappresentato in scena, che si può riassumere nella citazione che chiude anche lo spettacolo: “Con il suo spirito di adattamento, Napoli è forse l’ultima speranza che ha il genere umano per sopravvivere”.

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