Libri, Elisabetta Cossari si racconta: il Premio Teseo, la scrittura e la lotta ai pregiudizi

La scrittrice borgese si racconta a cuore aperto. Molti premi vinti, la ricerca della maternità, i pregiudizi sociali e il profondo legame con le proprie radici. Un viaggio tra emozioni, cultura e il suo imminente nuovo romanzo

Più informazioni su

    È assai difficile riuscire a esprimere in parole i sentimenti. Lo è quando si parla di quelli altrui, ma diventa complicatissimo quando l’animo da trasformare in parole è il proprio.

    Elisabetta Cossari ne è più che capace e, lo testimoniano le opere, i racconti e i tanti premi che nell’arco della sua carriera da scrittrice le hanno dato soddisfazione; ultimo il Premio Letterario Teseo di Milazzo che, il prossimo 28 agosto la vedrà vincitrice per la categoria “racconti inediti” con Dentro il nome sbagliato.

    «Questo racconto, nasce da una storia vera di cui sono venuta a conoscenza da poco. Le emozioni che mi sono state narrate, hanno toccato la mia anima e lasciato dentro un’impronta che ho voluto mettere su carta. È la vicenda di una ragazzina del sud, nata in un corpo femminile in cui non si riconosce, si troverà a lottare con sé stessa in primis, con la famiglia e la società per far emergere il vero io. Il percorso psichico, medico vissuto quasi in solitudine in cui varie volte ha quasi ceduto alla disperazione, ma non ha mollato e alla fine ne è uscito vincitore», ci spiega Elisabetta.

    Il tuo esordio letterario è stato un diario autobiografico su un tema alquanto doloroso: il desiderare diventare madre e non riuscirci. Cosa ha significato per te scrivere La culla vuota e, oggi che senso ha rileggere quelle pagine?

    «Scrivere Frammenti di speranza (la culla vuota) è stato catartico. In quanto ho portato fuori il dolore che racchiudevo nel cuore. Sono felice di averlo scritto e mi auguro che qualche coppia lo abbia letto e sia stata in qualche modo aiutata,  anche solo a confrontarsi: se così è sono più che soddisfatta. Quando mi capita di rileggerlo, tornano a galla tutti i sentimenti, i momenti che ho vissuto. A volte sono dolorosi ma sono orgogliosa di aver affrontato un argomento tabù, molto spinoso ma oltremodo ancora attuale».

    Frammenti di speranza

    Nei tuoi romanzi o narrazioni affronti molto il tema del pregiudizio…

    «Sì, soprattutto in Le alchimie del cuore il quale, come dico spesso, è un incrocio tra un romanzo d’amore e un thriller dove il pregiudizio è il perno dell’intera trama che gira intorno alla storia d’amore tra i due protagonisti, Francesca e Antonio, che si ritroveranno invischiati loro malgrado nella “follia” di Eva e Umberto in cui nulla è come appare: pregiudizio e l’ignoranza sono stati i motivi scatenanti che li ha portati al delirio».

    E che pregiudizi senti di avere a essere una scrittrice in terra calabra?

    «Fortunatamente ad oggi non ho vissuto sulla pelle dei pregiudizi. Né in campo letterario, né nella vita privata. Viaggiando per ritirare i vari premi in tutta Italia, sono stata accolta benissimo ovunque. Purtroppo mi sono trovata ad ascoltarne o percepirne nei confronti di altri individui. Mi sono resa conto che nei piccoli borghi, o paesi, il pregiudizio resiste ed è difficile da estirpare. La cultura e la lettura – e lo dico con cognizione in veste di insegnante – sono gli unici strumenti utili ad aprire la mente, ad ampliare il modo di vedere la vita senza pregiudizi».

    Quanto dei tuoi luoghi c’è in ciò che scrivi?

    «I luoghi di origine, il mio paese, Borgia è molto presente. Mi piace raccontare le tradizioni, il sapere che ci è stato tramandato da coloro che adesso non ci sono più. A questo proposito, mi piace citare due opere che si sono aggiudicate dei premi, uno a Roma a luglio scorso sulle tradizioni del mio paese con Le mani di mio nonno e un altro, la cui premiazione sarà ad ottobre a Taranto, scritto in dialetto borgese dal titolo Vugghiu u ti dicu sulu grazia».

    Esiste un prossimamente?

    «Mi sto impegnando per la pubblicazione di un romanzo che ho ultimato pochi giorni fa: Mamma, il cielo nei tuoi occhi. Il titolo dice già tutto ed è dedicato alla regina del mio cuore. È un lavoro a cui tengo in modo particolare. E poi continuerò con la “missione” di insegnante della scuola dell’infanzia, a cui dedico l’anima, essendo i bambini l’essenza della mia vita… nonostante il mio destino sia stato di non poterne godere la gioia.

    Più informazioni su