Smantellata la beach arena del Santa Fè: ha ospitato il top del beach soccer nazionale

Nel 2019 un contenzioso per l'occupazione abusiva del demanio pubblico. L'imprenditore Staffa: "Volevo regalarlo alla città, hanno non rispondere alla mia richiesta preferito buttarlo giù"

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    “Non c’è mai stata autorizzazione per occupazione di demanio”. Fonti del Comune di Catanzaro sciolgono le riserve sul beach arena costruito nel 2015 dall’imprenditore Mimmo Staffa presso il lido SantaFè e palcoscenico di tantissime tappe del campionato italiano di beach soccer maschile e femminile degli ultimi anni.

    Partite e sfide indimenticabili, capaci di portare sulle tribune di Giovino oltre 2mila persone e mandare messaggi chiari alla Lega Nazionale Dilettanti che per anni, per voce dei vertici del dipartimento beach soccer, ha considerato Catanzaro come una delle tappe più importanti e avvincenti della serie A dello sport da spiaggia insieme a San Benedetto del Tronto e Catania. Il beach arena del SantaFè è sempre rimasto lì, in piedi, anche nelle stagioni invernali e negli anni è stata la casa delle squadre catanzaresi del Panarea (oggi Beach Soccer Catanzaro, ndr) e del Catanzaro Beach Soccer (pluriscudettato) oltre che sede del ritiro del Pavia Beach Soccer Femminile campione del mondo in Turchia nel 2019. Oggi il triste epilogo.
    LO SMANTELLAMENTO: L’imprenditore Mimmo Staffa butta giù campo e tribune perché, a suo dire, dopo “aver fatto richiesta al Comune per regalarlo alla città non ho mai avuto risposte, pertanto oggi ho deciso di smantellarlo nonostante i grossi investimenti personali fatti negli anni e nonostante il valore sportivo ed emozionale dell’impianto che ha saputo ospitare egregiamente le tappe della Serie A e dare lustro alla città di Catanzaro.

    Questa beach arena è stato il vanto di una città per diversi anni ed era uno dei pochi in Italia a rimanere a disposizione della gente 12 mesi all’anno, ma le mie richieste non sono mai state ascoltate e oggi ho deciso di smantellarlo ricordando alla città che per aver messo in piedi questo gioiellino ho dovuto pagare anche una multa per occupazione abusiva di suolo pubblico”.

    Dal Comune fonti autorevoli fanno sapere che già nel 2019 si è aperto un contenzioso perché l’impianto era stato costruito abusivamente. O meglio, si registrava occupazione abusiva di demanio pubblico. Non solo. La struttura – sempre secondo fonti del Comune – sembrerebbe non avere certificati di agibilità e risulterebbe pericolante, priva di collaudi necessari per aprirla al pubblico. Quella di oggi, dunque, altro non sarebbe che una rimozione in danno che spetta proprio a chi ha costruito l’opera abusiva e richiesta dalle autorità competenti lo scorso agosto 2019 quando sono stati posti i sigilli.

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