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A sessant’anni di distanza esce il libro “La Fiumarella, il più grave deragliamento della storia d’Italia” foto

Scritto dal giovane catanzarese Giovanni Petronio

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    Nei giorni scorsi, in occasione delle molteplici manifestazioni per 60° anniversario del disastro ferroviario della Fiumarella, avvenuto il 23 dicembre 1961 sulla linea delle Calabro Lucane Cosenza/Catanzaro, il giovane scrittore catanzarese Giovanni Petronio ha pubblicato il suo nuovo libro dedicato al tema: La Fiumarella, il più grave deragliamento della storia d’Italia”. Un titolo di forte impatto, edito dalla casa editrice Link Edizioni che mira a colmare una grave lacuna nella storiografia della Calabria e della nostra provincia. Nel 2017 aveva dato alle stampe il precedente “I ragazzi della Fiumarella. Un disastro ferroviario a colori”, in cui si occupava delle storie delle vittime ottenendo ampio successo e consenso, tanto da essere insignito di premi e riconoscimenti vari, come la lettera di encomio inviata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel 2018: la più alta carica dello Stato lo spronava a “perseverare nel suo intento e, ad avere fiducia nelle prospettive del Paese”.  L’intento di Petronio è stato chiaro fin dall’inizio: rimettere al centro dell’attenzione sociale ed istituzionale una vicenda ricordata a stento e lontanamente. A distanza di 4 anni sembra esserci riuscito; ne è testimonianza la sua presenza al Tg1 delle 20 del 22 dicembre! Mai un telegiornale nazionale aveva ripreso la triste notizia.

    La mattina di sabato 23 dicembre 1961, a pochi minuti dall’arrivo, una rimorchiata ruppe l’asta di trazione che l’univa alla sua motrice e precipitò da un viadotto alto 28 metri, schiantandosi nel torrente sottostante. A bordo vi erano 197 individui, di cui 98 nel solo mezzo in coda, 69 dei quali morti all’istante o nelle ore successive, altri due nei giorni avvenire. Il bilancio raggiunse la cifra di settantuno deceduti[1], 27 i feriti, tutti più o meno gravi. Il dramma colpì nel cuore la provincia di Catanzaro, soprattutto la comunità di Decollatura con trentuno morti (il 44%); venticinque gli studenti su trentasei. L’età media degli scomparsi del paese fu 15 anni, 27 quella sul totale.

    In questo nuovo libro racconta la storia di chi è sopravvissuto e, in particolare dei tortuosi anni del processo al macchinista Ciro Miceli. Fa un viaggio tra le verità, vuole insinuare il dubbio fuori dalla portata della luce del sole. Analizzando i pochi documenti processuali, i giornali del tempo, alcuni di rarissima reperibilità, tenta di dare, e ci riesce, risalto ad aspetti ritenuti di secondo ordine o superficiali. In una nota fattacci pervenire l’autore appunta che: “Il macchinista fu condannato a quasi 10 anni di reclusione, poi ridotti a 7 in appello. Non emersero implicazioni per altri soggetti, ma a sessant’anni di distanza rimangono degli interrogativi… Secondo due collegi peritali condusse il convoglio per distrazione a eccessiva velocità rispetto a quella indicata. Essa, per la difesa, non fu provocata da lui, ma da altri fattori relativi a guasti meccanici… Miceli precisò che accortosi della forte e repentina velocità tentò di frenare, ma i freni non risposero ai comandi. È dunque possibile che essi poterono non funzionare, anche solo per un attimo? Perché non fu approfondito il fatto che l’armamento e il materiale rotabile furono ritenuti in perfetto ordine, anche se il tronco ferroviario dalla data di apertura nel 1934, non aveva mai subito consistenti interventi infrastrutturali di riqualificazione e, a detta dei giornali degli anni 50’ e 60’ e dei viaggiatori, versava in condizioni precarie? Lo dimostra il fatto che migliaia di persone, nei giorni seguenti, assaltarono e devastarono le stazioni dei padroni della ferrovia, cioè dell’Edison, pretendendo delle risposte che tardavano ad arrivare! Ancora, perché non fu tenuto in considerazione il fatto che il rimorchio otto giorni prima riportò alcuni danni a causa di un incidente proprio agli organi di aggancio e forse pure a quelli meccanici? L’impressione è quasi che nell’immediato dovesse essere trovato un colpevole, e non dei colpevoli, da dare alle folle, che sacrosantamente desideravano giustizia. Lo prova la perizia suppletiva disposta dai requirenti, giacché la prima fu ritenuta incompleta! E perché? Nell’attività istruttoria, che è quella fase in cui si acquisiscono prove utili al giudizio, furono commesse gravi inadempienze, riconosciute dai giudici del collegio giudicante e da quelli della Corte di Cassazione e fu ordinata una perizia ex novo! Nel volume mi spingo con cautela e con rispetto alle decisione del tribunale, ad insinuare il dubbio lì dove forse non c’è stato, lo farò con il sostegno dei sopravvissuti[2], dei superstiti[3] e con le fonti a disposizione”.

    Per la prima volta a 60 anni di distanza Petronio ricostruisce la dinamica del fatto, quando e perché sarebbe deragliato il mezzo, come presumibilmente si spezzò l’asta, i primi sopralluoghi, i possibili deficit materiale rotabile o la manomissione dei comandi della cabina opposta. Egli considera la forza centrifuga, il sovrappeso, un’ipotetica storta alle rotaie oppure dei possibili difetti degli organi di giunzione. Un libro di inchiesta da leggere ed approfondire che è disponibile on line sul sito della casa editrice, su ordinazione nelle librerie e nelle edicole del comprensorio, anche in molte di Catanzaro centro.

    [1] Le altre erano nate o residenti ad Amato, Carlopoli, Cicala, Conflenti, Gimigliano, Motta Santa Lucia, San Pietro Apostolo, Serrastretta, Sorbo San Basile, Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro; Panettieri, in provincia di Cosenza; Ardore, nel reggino, Isola Capo Rizzuto nel crotonese e Atripalda ad Avellino.

    [2] NB. Il riferimento è a coloro che si trovavano nel rimorchio e che si salvarono.

    [3] NB. Testimoni diretti che occupavano la motrice e che, in alcuni casi, scesero a soccorrere.

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